Anno 2004

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La Marina Militare verso la sua quarta unità anfibia

Saverio Zuccotti, 15 gennaio 2004

Sono passati ormai vent'anni dalla costruzione delle prime due navi da sbarco moderne della Marina Militare, il San Giorgio e il San Marco. In quel periodo si stava giusto concludendo l'esperienza del Libano, prima avvisaglia della rivoluzione che dieci anni dopo avrebbe completamente stravolto i compiti assegnati alle Forze Armate. Ma con la spada di Damocle che continuava a pendere sulla soglia di Gorizia, non era il caso di cercare profetiche interpretazioni di quella estemporanea spedizione oltremare.

Le possibilità di un altro intervento lontano dalla madrepatria dovevano apparire quanto mai remote, se per sostituire le decrepite e inefficienti Grado e Caorle la Marina dovette arrampicarsi sugli specchi e sdoganare uno dei due sostituti - nave San Marco - come unità per interventi di Protezione Civile.

Nel frattempo sono passati vent'anni. Il Libano ha fatto ampiamente scuola e le navi da sbarco della Marina si sono viste un po' dappertutto, dalla Somalia a Timor Est. E la conclusione ovviamente non può che essere una sola: "Molti sono gli episodi in cui, nel corso di questi anni, si è reso necessario l'apporto delle Forze Armate alle attività della Protezione Civile."

Così esordisce sul Notiziario della Marina di ottobre 2003 il capo di stato maggiore per spiegare nero su bianco perché la forza armata debba dotarsi di "una nave di dimensioni leggermente maggiori rispetto alle attuali navi anfibie, ma con analoghe caratteristiche funzionali, un adeguato sistema di comando e controllo e una buona dotazione di elicotteri EH 101".

Viene da ridere, eppure l'ammiraglio De Donno entra nel dettaglio degli scenari operativi in cui la nave dovrà operare: "Negli ultimi tempi alcune tipologie di interventi hanno assunto un carattere di prevedibilità stagionale in relazione alla situazione meteorologica e alle condizioni morfologiche del territorio."

Grazie ad alluvioni e terremoti, quindi, sembra che finalmente la Marina Militare abbia avviato il progetto per la sua quarta unità anfibia da affiancare a San Giorgio, San Marco e San Giusto, ipotizzata da anni ma la cui realizzazione è sempre stata subordinata ad altri programmi più prioritari. La direzione lungo la quale la Marina intende muoversi è peraltro nota, con uno sviluppo dimensionale e concettuale della classe San Giorgio.

In proposito Fincantieri ha già pronta da tempo una sua proposta per una LHD da 12.000 tonnellate con ponte di volo continuo e bacino allagabile per quattro MTM. Di certo nell'elaborare il progetto definitivo si terrà conto del dibattito teorico e delle esperienze maturate con la realizzazione della NUM.

In ogni caso, con la costruzione di questa nuova unità e tenendo conto anche delle caratteristiche dell'Andrea Doria, la Marina Militare si doterà di uno strumento di proiezione anfibia e aeronavale significativo, con tutte le ricadute del caso sulle capacità d'intervento dello strumento militare nazionale nel suo complesso.

E soprattutto, accompagnerà coerentemente lo sviluppo quantitativo che ha conosciuto in questi anni il reggimento San Marco e che conoscerà in futuro la componente da trasporto dell'aviazione navale.

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