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| Anno 2004 | |
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Con le luci della ribalta tutte puntate sull'Iraq a causa della sua tumultuosa situazione post bellica, gli sforzi quotidianamente compiuti dalla Coalizione che opera nell'ambito di Enduring Freedom contro il terrorismo rischiano di passare sempre più inosservati. Forse per questo motivo non ha fatto notizia l'ennesimo avvicendamento di navi italiane al largo del Corno d'Africa, dove la fregata Scirocco il 30 gennaio ha rilevato la gemella Espero nei pattugliamenti svolti sotto l'egida di Euromarfor (EMF), la forza marittima europea.
Nell'immaginario collettivo la lotta al terrorismo viene associata principalmente alla caccia serrata che gli Stati Uniti conducono contro al-Qaeda sulle impervie montagne dell'Afghanistan, dimenticando che Enduring Freedom si articola anche su segmento marittimo tutt'altro che secondario. Alle unità navali che vi partecipano sono assegnati i seguenti compiti: effettuare se necessario operazioni di interdizione marittima; condurre attività di intelligence, controllo e sorveglianza marittima nell'area di operazione, focalizzata alla lotta contro il terrorismo; controllare le rotte commerciali marittime; proteggere le unità di primaria importanza; scortare le unità designate attraverso gli stretti; condurre, quando richiesto, operazioni di ricerca e soccorso. Il comando delle operazioni si trova nel Bahrein e coordina l'attività di tutte le 20-25 navi della Coalizione che in questa fase pattugliano le acque del Mare Arabico, dal Corno d'Africa fino alle coste del Pakistan. Descrivere dettagliatamente la fisionomia del dispositivo navale non è semplice a causa dei continui riassetti delle forze e della scarsità di informazioni aggiornate che caratterizza l'impegno della US Navy. In generale, l'attività è condotta da due distinte Task Force che operano in altrettante aree: la TF 150 nel Golfo di Aden e la TF 151 all'imbocco del Golfo Persico. Italia, Francia e Spagna (il Portogallo non ha inviato navi) hanno deciso di inserire il loro intervento in una cornice Euromarfor varando l'operazione Resolute Behaviour. Il cuore della TF 150 è quindi costituito da un Task Group EMF affiancato da navi di Germania, Regno Unito e Stati Uniti (una unità a testa). Il Canada ha mantenuto il comando della TF 151 nei momenti cruciali della guerra contro l'Iraq, quando la task force fungeva da collettore per le nazioni (Francia, Grecia, Nuova Zelanda e Paesi Bassi) che volevano rimanere fuori dal conflitto iracheno pur continuando nella lotta contro il terrorismo. In proposito, c'è da sottolineare che la partecipazione francese a Enduring Freedom non è mai stata in discussione e appare quanto mai convinta. Ad esempio, il contrammiraglio Jacques Mazars - già comandante sia del Task Group Euromarfor 460.01 che della TF 150 - ha recentemente dichiarato senza esitazioni che l'obiettivo deve essere quello di sradicare il terrorismo. Le operazioni navali di Enduring Freedom procedono tra le difficoltà che il particolare scenario presenta: un volume di traffico mercantile molto alto e la contemporanea presenza di stuoli di piccole imbarcazioni adibite alle più disparate attività. Ma i successi certo non mancano: nello scorso mese di dicembre unità militari americane hanno fermato tre navi che trasportavano eroina, anfetamine e hashish per complessivi tredici milioni di dollari. Tre elementi degli equipaggi avevano legami con al-Qaeda. Resta da vedere se a impensierire la Coalizione siano solo questi traffici dell'indotto terroristico e la possibile fuga della dirigenza di al-Qaeda o se sia realmente fondata la minaccia di una flotta di mercantili agli ordini di bin Laden che, ancora una settimana fa, si diceva fosse nell'Oceano Indiano. |