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| Anno 2004 | |
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Le unità impegnate nella fallita esercitazione strategica del 16 e 17 febbraio appartengono alle più moderne classi di sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) in servizio con la Marina russa. I Typhoon e i Delta IV, infatti, costituiscono la terza (ed ultima) generazione di battelli nucleari progettati dall'allora Unione Sovietica.
I sottomarini classe Typhoon, cui appartiene il TK-17 Arkangelsk, sono in assoluto i più grandi mai costruiti e sono stati ampiamente celebrati in "Caccia all'Ottobre Rosso". Il loro dislocamento in superficie è di 21.500 tonnellate, che salgono a 26.500 in immersione. La lunghezza è di 172 metri, mentre la larghezza sfiora addirittura i 25 m. L'apparato motore, su due reattori nucleari da 40.000 hp con altrettante turbine a vapore e assi, consente velocità di 19 nodi in superficie e 26 in immersione. Ma le fonti non sempre sono concordi nel riportare i dati. Ad esempio, per la quota di immersione si parla di 300 o anche di 500 metri. L'armamento è costituito da 20 missili SS-N-20 in pozzi di lancio sistemati su due file a proravia della falsatorre, che per questo motivo risulta essere in posizione piuttosto arretrata. Siluri o missili antinave SS-N-15 ed SS-N-16 possono essere lanciati attraverso i 6 tubi lanciasiluri da 650 e 533 mm di cui sono dotati i battelli. A bordo dei Typhoon sono stati registrati lanci simultanei di 4 SS-N-20, la cui portata (8.300 km) consente alle unità di operare anche a ridosso delle acque metropolitane. Per mettersi nelle condizioni di lancio anche in ambiente artico, i sottomarini di questa classe hanno il cielo della falsatorre corazzato per poter sfondare la banchisa polare. L'emersione tra i ghiacci è resa inoltre possibile dalla "riserva di spinta" che è pari al 35% del dislocamento. Ciò vuol dire che, svuotando le casse di zavorra, i battelli dispongono in emersione di una spinta verso l'alto di 7.500 tonnellate in grado di frantumare spessori di ogni tipo. L'aspetto più caratteristico della classe Typhoon è sicuramente la forma inconfondibile, decisamente tozza (gli SSBN americani classe Ohio hanno identica lunghezza ma una larghezza pari alla metà). Pare che questo sia dovuto all'inedita architettura interna, con due scafi resistenti affiancati e collegati tra loro e destinati al sistema propulsivo, più un terzo scafo più piccolo sistemato sopra gli altri due e riservato alla componente operativa. Lo scafo esterno, ricoperto di piastrelle anecoiche, è separato dallo/dagli scafo/i resistente/i con un'intercapedine di almeno un metro, a garanzia di una discreta protezione contro i siluri leggeri. Il progetto 941 (Typhoon per la NATO), partito nel 1972, doveva comprendere in origine un numero imprecisato di battelli, forse non più di una decina. Di questi, sei sono stati realizzati tra il 1977 e il 1989, mentre una settima unità è stata demolita quando era ancora sugli scali. A causa degli alti costi di gestione, tra il 1998 e il 1999 sono state ritirate dal servizio quasi tutte le unità. Addirittura si pensava che tra queste dovesse esservi il TK-17, che nel 1992 era stato danneggiato da un incendio a bordo. Come il TK-17, anche il TK-20 risulta essere assegnato alla Flotta del Nord. Il sottomarino K-407 Novomoskovsk e il gemello K-18 Karelia appartengono invece alla classe Delta IV. Si tratta di unità più piccole rispetto ai giganteschi Typhoon, avendo un dislocamento in immersione di 13.500 tonnellate e una larghezza di 164 metri per 12 metri di larghezza. L'armamento strategico imbarcato è costituito da 16 missili SS-N-23. Considerato il destino incerto che avvolge ciò che rimane della classe Typhoon, il deterrente nucleare subacqueo russo ha nei sette Delta IV in servizio la sua componente essenziale. |