Anno 2004

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Il Ministero Difesa britannico risponde a Lewis Page

Saverio Zuccotti, 10 marzo 2004

Non si sono fatte attendere le razioni all'articolo di Lewis Page di cui Pagine di Difesa aveva riferito nei giorni scorsi. Sul numero di marzo la rivista inglese Prospect ha ospitato un articolo in cui si è replicato alle pesanti critiche rivolte alla Royal Navy. Ne è autore John Kingwell, ufficiale della Marina britannica con una carriera non molto diversa, almeno nelle tappe iniziali, da quella di Page.

La linea che Kingwell adotta è prevedibile ma razionale. È vero che il mondo è cambiato dopo la guerra fredda, ma è altrettanto vero che la Royal Navy si è adeguata ai nuovi scenari. Cita la Strategic defence review, che nel 1998 aveva delineato le capacità di intervento globali delle Forze armate e che è stata ulteriormente aggiornata dopo l'11 settembre.

Per molti aspetti ciò ha significato procedere nella direzione indicata da Page. Le componenti aeronavale e anfibia sono infatti quelle su cui si sta investendo di più, con la costruzione ultimata o programmata di una portaelicotteri, due navi d'assalto, due portaerei e quattro navi per il sostegno logistico-anfibio. Nessuna incertezza neppure per i sottomarini (ancora più determinanti da quando operano con i missili da crociera Tomahawk) o per i cacciamine.

Confermata in pieno, ovviamente, la fiducia nei caccia e nelle fregate, essenziali nella scorta alle navi principali e in grado di offrire una risposta ad un'ampia gamma di minacce. All'obsolescenza temporanea dei mezzi si ovvierà quando le nuove costruzioni saranno ultimate, e in ogni caso non ci si può permettere di trascurare ogni singola minaccia di oggi o di domani.

Quello dei costi di acquisizione e gestione, tanto caro a Lewis Page, è un discorso che non regge perché è proprio nei periodi di pace o di crisi che emerge in pieno l'utilità e la flessibilità delle unità di scorta: navi che in porto possono ospitare cocktail party, ma che in operazione sanno fronteggiare le più disparate situazioni, dal contrasto dei traffici illeciti nei Caraibi al concorso nella gestione delle insurrezioni in Africa. Il loro impiego è quotidiano nei pattugliamenti in Mediterraneo o in Medioriente contro il terrorismo e in Atlantico per assicurare la dovuta presenza. Quindi, conclude Kingwell, nella Royal Navy l'esigenza di una flotta bilanciata rimane.

L'articolo di Page in realtà poteva essere l'occasione per una riflessione di più ampio respiro. Essendo pensata per i lettori della rivista Prospect, la replica non poteva che essere di questo tenore. Tuttavia, limitarsi a ribattere in modo puntuale ad ogni provocazione od osservazione su un tema così complesso rischia di sminuirne la portata.

Oltretutto, si può anche finire per fare il gioco di Page quando si cita l'attività nei Caraibi o nella Sierra Leone per evidenziare l'efficacia di sofisticate navi da guerra. Non è colpa di nessuno se una nave entra in servizio decenni dopo l'avvio del progetto, ma il fatto che una fregata pensata per i pattugliamenti antisommergibili in Islanda sia impiegata per attività antidroga può e deve essere motivo di riflessione.

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