Anno 2004

Cerca in PdD


Marina militare, il rinnovamento dei sottomarini

Saverio Zuccotti, 16 marzo 2004

Il recente varo del sottomarino Salvatore Todaro, avvenuto a La Spezia lo scorso 6 novembre alla presenza del Capo dello Stato, rappresenta una tappa importante nel processo di rinnovamento della Marina militare e della sua componente subacquea in particolare

Per lungo tempo, durante la guerra fredda, il numero di sommergibili in servizio in Italia si era attestato sulle 10 unità, sebbene si trattasse talvolta di battelli di seconda mano ceduti dalla US Navy. A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta la componente subacquea era costituita da 4 sommergibili della classe Toti - in servizio dal 1968/69 - e da 6 della classe Sauro, costruiti a più riprese a partire dal 1974.

La progressiva dismissione della classe Toti è stata parzialmente compensata nel corso degli anni Novanta dalla costruzione di un ulteriore lotto di due unità della classe Sauro, portando così il numero di sommergibili a 8 (Nazario Sauro, Carlo Fecia di Cossato, Leonardo Da Vinci, Guglielmo Marconi, Giuliano Prini, Salvatore Pelosi, Gazzana Priaroggia e Primo Longobardo).

Questa scelta si è dimostrata col tempo penalizzante. Il Longobardo e il Priaroggia sono infatti entrati in servizio quando ormai il progetto Sauro era vecchio di vent'anni e più. Ciò ha impedito al know how faticosamente acquisito in decenni di crescere ed arricchirsi stando al passo coi tempi. L'errore è stato presto pagato: il progetto per una nuova generazione di sommergibili - il famigerato S 90 - è fallito miseramente dopo anni di studi.

A quel punto è stato giocoforza cercare all'estero le conoscenze necessarie. La Germania, con il suo programma U-212A, offriva le prospettive più interessanti. Pur avendo dovuto pagare ai tedeschi una grossa cifra per condividerne l'esperienza, la Marina è riuscita ad intervenire sul progetto originario fissando alcuni requisiti ineludibili per gli scenari di impiego nel Mediterraneo. Tale decisione è stata unanimemente giudicata come un saggio atto di umiltà e una resa inevitabile, di fronte al buon senso, delle ambizioni nazionali per una rincorsa alla tecnologia subacquea.

In Italia il programma U-212A è così sfociato nella realizzazione di due sommergibili, il Salvatore Todaro e lo Sciré (quest'ultimo ancora sugli scali). La loro caratteristica principale riguarda l'adozione di un sistema di propulsione indipendente dall'aria (AIP) a celle combustibili, che consente un'autonomia in immersione - alle basse velocità - di almeno cinque volte quella dei tradizionali battelli. A questa si affiancano livelli straordinariamente bassi di segnatura acustica, termica, magnetica, radar e sonar.

Verso la metà degli anni Novanta la Marina ha deciso una riduzione della sua componente subacquea, passando da 8 a 6 unità. Attualmente essi appartengono tutti alla classe Sauro, di cui sono già stati ritirati due esemplari. Altri due verranno dimessi nell'immediato futuro per lasciare il posto al Todaro e allo Sciré. I restanti quattro sono stati recentemente ammodernati, con particolare riguardo alla componente da combattimento. Il programma U-212A, comunque, prevede un'opzione per ulteriori due sommergibili che dovrebbero essere ordinati tra qualche anno.

Per loro natura, votati ad un impiego sotto i mari e comunque nella massima discrezione, i sommergibili sono gli attori delle moderne forme di guerra più lontani dalle luci dei riflettori. Tramontato in larga misura l'incubo di cacciare i sottomarini sovietici annidati in ogni angolo del Mediterraneo, alla componente subacquea del XXI secolo sono affidate le missioni proprie del cosiddetto "littoral warfare", con compiti che spaziano dal supporto alle operazioni speciali alla raccolta di informazioni.

Alcune tra le vecchie glorie dei sommergibili italiani guardano questa rivoluzione operativa trasformati in museo. Il Dandolo si trova oggi issato su uno scalo dell'Arsenale di Venezia, visitabile. Al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano era invece destinato il gemello Toti, al quale era stato fatto risalire il Po fino a Cremona. Ma lì anche il suo ultimo viaggio si è fermato: il trasferimento su strada fino al capoluogo lombardo non si è dimostrato fattibile. Nel museo, pare, ci arriverà in sezioni separate.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM