Anno 2004

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India, il programma di sviluppo della Marina

Saverio Zuccotti, 24 marzo 2004

Il quadrante centrorientale dell'Asia sembra coltivare forti ambizioni di crescita sui mari, con importanti programmi di sviluppo delle componenti navali d'altura già in corso o di prossimo inizio. L'India è senza dubbio uno dei protagonisti di questi fermenti, con progetti per il potenziamento di quasi tutta la Marina.

I più importanti riguardano sicuramente la componente aeronavale. L'unica portaerei oggi in servizio, la Viraat (ex inglese Hermes), si trova attualmente ai lavori per allungarne la vita operativa di altri 6 o 7 anni. Una soluzione tampone, questa, in attesa che entrino in servizio due nuove portaerei. La prima di esse sarà la russa Admiral Gorshkov, per la quale è già stato finalizzato l'accordo con le autorità di Mosca. La nave dovrebbe essere rilevata assieme alla sua componente di volo di Mig-29K, ma anche i Sea Harrier, un domani orfani della Viraat, potrebbero trovare casa sul mancato gioiello sovietico.

Il progetto più impegnativo, tuttavia, è quello per la costruzione ex novo della portaerei conosciuta come ADS - Air Defense Ship. I requisiti della Marina nel corso degli anni sono stati cambiati, e ciò ha ovviamente influito sulla fisionomia generale della nave. Il suo dislocamento, che inizialmente avrebbe dovuto aggirarsi sulle 24.000 tonnellate, è stato successivamente portato a 37.500. Ma neppure la consegna dell'ADS, prevista nel 2011, coronerà i sogni di Nuova Delhi. L'intento è infatti quello di poter avere sempre in servizio almeno due portaerei, da assegnarsi una allo scacchiere occidentale e l'altra a quello orientale. Una terza unità sarebbe quindi indispensabile per garantire un regolare turnover per le attività manutentive e addestrative. Il corollario di questo piano di crescita è la navalizzazione del Light Combat Aircraft (LCA), un altro dei progetti made in India.

In totale, comunque, si prevede che la Marina acquisirà o ordinerà nei prossimi quattro anni 23 unità navali. Oltre alle portaerei, spiccano un programma trentennale per la costruzione di sottomarini, tre caccia classe Talwar (Krivak III sovietici) e tre classe Delhi, tre fregate stealth classe Shivalik nonché tre navi da sbarco classe Magar. Ma quello che la Marina indiana sta conducendo in questa fase è un processo di rinnovamento ed espansione a trecentosessanta gradi, che include anche la realizzazione di una nuova sede per l'Accademia navale e una nuova base a Karwar, sulle coste occidentali del Paese. Non si può tacere poi dell'intensa attività addestrativa che la Marina indiana promuove congiuntamente assieme a varie potenze regionali (si va dall'Iran alla Cina) e a paesi come la Francia (tre esercitazioni in sette anni).

Commentare il quadro appena delineato diventa quasi superfluo: ci troviamo di fronte a un fermento i cui frutti embrionali di oggi non potranno che portare un domani significative novità nel panorama politico asiatico. Se questo massiccio rafforzamento in ambito navale sarà motivo per una forte stabilizzazione della regione o piuttosto per una patologica rincorsa al controllo dei mari è prematuro dirlo. Certamente per una realtà come l'India si tratta di una tappa quasi obbligata, nel senso che la crescita generalizzata del Paese soprattutto nel campo delle tecnologie non poteva non coinvolgere anche la sfera militare marittima. In ogni caso, quando questi progressi tecnico-navali saranno stati metabolizzati appieno, nuove variabili verranno ad aumentere la complessità del sistema asiatico.

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