Anno 2004

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Il Sea Basing, futuro della flotta navale USA

Saverio Zuccotti, 8 aprile 2004

La Todd Pacific Shipyards Corp. si è recentemente aggiudicata un contratto quinquennale da 133 milioni di dollari per l'esecuzione di lavori di manutenzione su quattro portaerei della US Navy nei cantieri di Bremerton e nella base di Everett, nello stato di Washington. Si tratta delle CVN Nimitz, Lincoln, Vinson e Stennis.

La notizia in sé non è di particolare importanza, ma rappresenta un'occasione in più per riflettere sullo stato attuale e sulle prospettive della componente aeronavale della Marina statunitense. Con la graduale radiazione degli ultimi esemplari a propulsione convenzionale (il ritiro della Constellation risale ad esempio al 7 agosto 2003), la US Navy punta a costituire entro il 2008 una linea di portaerei molto omogenea, con 10 unità su 12 appartenenti alla ormai leggendaria classe Nimitz.

Il progetto di partenza si è rivelato evidentemente ottimo e ha permesso di insistervi per quasi quarant'anni, sebbene l'ultima unità in programma - la CVN 77 George Bush - rappresenti in realtà il trampolino di lancio verso una nuova generazione di portaerei. Il programma CVN-21 sta iniziando ad essere concepito in questa fase solo nelle sue linee essenziali, anche perché si prevede di mettere a mare la prima unità non prima del 2014. Varie soluzioni sono ancora allo studio in ogni settore (dalla propulsione alla forma dello scafo), e probabilmente non si conosce neppure dove ci si potrà spingere nella scelta delle più avanzate tecnologie.

Stiamo parlando, è bene notarlo, di piattaforme che polverizzeranno ampiamente il limite delle 100.000 tonnellate. Tuttavia pare che anche queste portaerei siano destinate a diventare le sorelle minori di ciclopi del mare di ben altre dimensioni, tali per cui si dovrà parlare di isole semoventi e non più di semplici navi. Il concetto di "Sea Basing" che ne sta alla base è già stato chiaramente enunciato nel "Sea Power 21", ovvero il nuovo concetto strategico della US Navy.

I piani a lungo termine prevedono infatti di liberare le forze armate americane dai tradizionali vincoli relativi alle basi avanzate in teatro. Le capacità di Sea Basing dovrebbero quindi essere sfruttate per le operazioni anfibie, per il preposizionamento strategico dei materiali e per le attività aeronavali. Non è la prima volta che si sente parlare di progetti per veri e propri aeroporti galleggianti, ma il fatto che se ne sia fatta esplicita menzione nel documento sopra ricordato testimonia come l'idea sia giunta forse a maturità.

È vero che concettualmente le portaerei e queste futuribili isole semoventi rimangono ben distinte, ma è altrettanto probabile che, in molti scenari di impiego, tra le due piattaforme subentri una piena sovrapponibilità che alla lunga potrebbe interrompere l'incontrastato dominio delle portaerei.

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