Anno 2004

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Il Sea Basing sta per diventare realtà

Saverio Zuccotti, 1 maggio 2004

Il raggiungimento della capacità di Sea Basing - di cui si era parlato su Pagine di Difesa un paio di settimane or sono (leggi articolo) - sembra essere per la US Navy una prospettiva decisamente concreta. È di questi giorni, infatti, la notizia secondo cui la Marina degli Stati Uniti è intenzionata a chiedere miliardi di dollari per la costruzione di una dozzina di grandi navi per il preposizionamento in grado di ospitare e fare operare jet da combattimento.

Come noto, con il Sea Basing gli USA intendono ottenere una libertà pressoché totale di azione nel globo eliminando i vincoli di pianificazione legati alla disponibilità di basi a terra. In questo modo sarà possibile evitare i sempre più frequenti problemi di sovranità con gli Stati ospitanti sfruttando infrastrutture mobili galleggianti che, tra l'altro, dovrebbero anche essere meno vulnerabili agli attacchi missilistici nemici.

Con le nuove navi in questione i Marines disporranno non solo di basi mobili per lo stoccaggio a lungo termine, a ridosso delle aree di intervento, di equipaggiamenti e materiali, ma anche di vere e proprie portaerei. Secondo le ipotesi attualmente allo studio, si prevede di imbarcare su ognuna di esse circa 20-25 F-35 nella versione a decollo breve e atterraggio verticale. Le navi, aventi le dimensioni delle portaerei, saranno progettate in modo da poter transitare attraverso il canale di Panama.

Il programma è conosciuto come MPF(F), sigla che sta per Maritime Prepositioned Force of the Future. Attualmente la US Navy schiera tre gruppi di preposizionamento, ciascuno su 4-5 navi. L'obiettivo è quello di arrivare a schierarne altri due da sei (nuove) unità. Quelle oggi in servizio sono state tutte costruite o modificate nel corso degli anni Ottanta e hanno un significato essenzialmente logistico, nel senso che lo sbarco dei materiali avviene in porto mentre i Marines arrivano in teatro tramite ponte aereo.

Di fronte a un programma così importante, resta come sempre il problema dei costi. Una prima possibilità che la US Navy intende sfruttare è quella di ricorrere a standard costruttivi commerciali, riuscendo quindi a raggiungere notevoli economie nella fase di acquisizione. Questa scelta appare per la verità piuttosto scontata, anche considerando che in Europa è prassi già da tempo, seppur in varia misura, per un'ampia gamma di unità militari. In secondo luogo, compensazioni dei costi di esercizio saranno possibili ottimizzando e rivedendo l'organizzazione della Marina. Tra le altre cose, si parla di ruotare gli equipaggi piuttosto che le navi nel corso delle missioni e di procedere con un taglio degli effettivi a mano a mano che entreranno in servizio i futuri caccia DD(X) a equipaggio ridotto.

È ancora presto, probabilmente, per riuscire a tracciare un quadro definitivo della US Navy del futuro e molto dipenderà dalla misura in cui i programmi oggi allo studio riusciranno ad andare in porto. Non solo, bisognerà anche vedere quali saranno alla fine i costi finali e quali le capacità aeronavali effettive delle MPF(F). Almeno sulla carta i numeri promettono una rivoluzione: schierando qualcosa come 120-150 cacciabombardieri, questi nuovi gruppi di preposizionamento potrebbero erodere il dominio delle tradizionali portaerei.

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