Anno 2004

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La chiamiamo Andrea Doria, anzi no, Conte di Cavour

Saverio Zuccotti, 24 giugno 2004

Che la Marina militare abbia completamente stravolto l'assegnazione dei nomi per le nuove unità in costruzione non è certo più una novità. Com'è noto, infatti, lo Stato Maggiore ha di recente deciso che la portaerei oggi sugli scali a Riva Trigoso si chiamerà Conte di Cavour invece che Andrea Doria come inizialmente previsto. Il nome dell'ammiraglio genovese passerà a una delle due fregate classe Orizzonte, mentre Caio Duilio sarà il nume tutelare dell'altra.

Il concepimento della nuova portaerei italiana è stato sicuramente travagliato, nel senso che il progetto è stato modificato e aggiornato più volte al variare dei requisiti operativi e delle nuove esigenze che via via si sono manifestate. Neppure dargli un nome è stato semplice. A livello di acronimi, per un decennio si sono susseguite sigle come NUMA, NUPA o NUM a seconda che nel progetto si privilegiassero le capacità aeronautiche o anfibie.

Idee confuse anche su come battezzare la nave. Nei primissimi anni Novanta sembrava che la portaerei dovesse mutuare dal Garibaldi, oltre alla fisionomia generale, anche l'atmosfera del nome. Un protagonista del risorgimento, quindi. La superstizione tipica della gente di mare sconsigliava di porre sulla fiancata della futura ammiraglia il nome di Cavour: l'altra nave a chiamarsi così era stata l'unica corazzata italiana a non sopravvivere alla seconda guerra mondiale (tragedia del Roma a parte). Negli ambienti di discussione parve dunque in pole position l'inedito Giuseppe Mazzini.

Quando, tempo dopo, si tornò a parlare concretamente del nome da dare alla portaerei, la scelta cadde sul primo presidente della Repubblica, Luigi Einaudi. Difficile dire se dietro a questa decisione si nascondesse più lo spirito di emulazione per le grandi portaerei americane (cui da un paio di decenni vengono assegnati i nomi degli ex presidenti USA) o la volontà di dare giusto lustro alla memoria dell'autorevole e raffinato padre dell'Italia moderna. Ma anche di Einaudi non se ne fece nulla: al liberalismo democratico non riuscì di sostituire le canoniche virtù marinare e guerresche nella tradizione onomastica della Marina. Andrea Doria parve essere la scelta definitiva.

Febbraio-Marzo 2004. Cambia il capo di stato maggiore della Marina e al vertice della Forza armata si insedia l'ammiraglio Sergio Biraghi, per cinque anni consigliere militare del presidente della Repubblica. E Carlo Azeglio Ciampi, si sa, persegue con determinazione e successo un progetto di rivalutazione dell'identità nazionale, ricostruendo la storia d'Italia lungo un unico filo che congiunge l'Europa di oggi al Risorgimento di ieri. Viene quindi da pensare che l'ammiraglio Biraghi abbia fatto suo questo disegno allineandovi simbolicamente anche la Marina.

Nel 2011 si celebreranno i 150 anni dell'Unità d'Italia, e il presidente Ciampi ha già da tempo lanciato un appello affinché il paese si prepari a questo storico appuntamento. La Marina militare non vi arriverà impreparata. Le sue portaerei ricorderanno le due anime del Risorgimento con i loro nomi: quello del fine politico piemontese e quello dell'irrequieto eroe dei due mondi. Intanto gli aerosiluranti inglesi non si leveranno mai più in volo contro la base di Taranto. Il Conte di Cavour questa volta può stare tranquillo.

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