Anno 2004

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L'idillio tra la Marina militare cinese e la Royal Navy

Saverio Zuccotti, 29 giugno 2004

Il China Daily ha dato notizia che lo scorso 20 giugno tra unità della Marina cinese e britannica si è svolta una esercitazione congiunta al largo della città di Qingdao, nella provincia orientale dello Shandong. Vi hanno partecipato il caccia lanciamissili Harbin e il rifornitore di squadra Hongze per la Cina e il caccia Exeter della Royal Navy. L'esercitazione si è articolata in diverse fasi dedicate alle comunicazioni, alle manovre, alla ricerca e soccorso e alle operazioni con elicotteri.

All'evento è stato dato grande risalto invitando a bordo dell'Harbin gli addetti navali a Pechino di quindici paesi. Qian Lihua, direttore dell'ufficio affari esteri del ministero della Difesa cinese, ha ricordato come il suo paese nel corso degli ultimi anni abbia rafforzato la cooperazione internazionale e regionale nel campo della sicurezza. E questa, secondo anche altre autorevoli dichiarazioni, è la strada che la Cina intende seguire in futuro.

Riteniamo a questo punto utile soffermarci su due importanti aspetti complementari. Il primo riguarda sicuramente la volontà della Cina di accentuare il proprio ruolo di elemento stabilizzatore per l'estremo oriente. In altre parole, nell'ambito della politica di difesa Pechino intende rilanciare il pilastro della sicurezza regionale.

Sorge tuttavia il dubbio di come quest'ultimo possa conciliarsi, sul lunghissimo periodo, con il desiderio di raggiungere un peso militare di portata mondiale. Se la stabilizzazione regionale e lo status di superpotenza globale sembrano essere i prossimi obiettivi, la terza tappa di questo percorso, paradossalmente, potrebbe anche essere la destabilizzazione dell'intera area.

E qui ci innestiamo su un secondo aspetto: ogni ipotetico scenario di domani viene oggi allontanato dal saggio e proverbiale pragmatismo cinese. La cooperazione viene cercata in quanto è il modo più naturale e meno dispendioso per stabilizzare, ma anche perché dopotutto le minacce del terrorismo sono trasversali rispetto ai centri di potere geopolitico. Magari Shanghai non potrà diventare una New York dell'11 settembre, ma certamente l'indipendentismo di matrice islamica dello Xinjiang ricorda lo spettro della Cecenia.

Tornando per un attimo alle esercitazioni congiunte, queste possono anche essere interpretate come appuntamenti di verifica che la Cina vuole darsi nella sua ricerca di una "blue navy", ovvero di una Marina d'altura. La strada da fare in questa direzione è ancora molta, ma Pechino non sembra lesinare i mezzi: proseguono regolarmente i programmi di acquisizioni per navi e sistemi destinati a fronteggiare qualcosa di più che un ipotetico Bin Laden con gli occhi a mandorla.

Parliamo infatti di caccia, fregate a bassissima segnatura radar, sistemi pseudo Aegis, missili di nuova generazione e quant'altro possa servire per fare una Marina moderna. In generale non può che valere il discorso fatto a suo tempo per l'India: è impensabile che iperpotenze demografiche con un forte tasso di crescita nel settore delle tecnologie restino fuori dalla scena navale della regione. Considerato poi che sono miliardi di persone, i loro Stati Maggiori non hanno nemmeno il problema della riduzione numerica degli equipaggi.

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