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| Anno 2004 | |
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Pagine di Difesa ha già riferito in un precedente articolo dell'esercitazione Majestic Eagle che al largo del Marocco ha coinvolto nei giorni scorsi un complesso dispositivo aeronavale alleato. Oltre al consueto obiettivo di rafforzare l'interoperabilità tra le nazioni del blocco occidentale, l'evento si inseriva in più vasto programma di verifica delle reali capacità di mobilitazione e proiezione della componente d'attacco della US Navy che va sotto il nome di Summer Pulse '04.
Le notizie circolanti fino a non troppi giorni fa lasciavano intravedere il dispiegamento simultaneo ma in cinque teatri distinti di ben sette portaerei: uno sforzo inedito davvero impossibile da ricondursi alla normale routine addestrativa. Ancora nella presentazione alla stampa di questa poderosa campagna estiva, le autorità militari statunitensi hanno mantenuto il riserbo sui dettagli dell'attività prevista. Nelle ultime ore, invece, la stampa americana ha dato ampio risalto alla Summer Pulse per i risvolti che questa sta prendendo. Pare infatti che da qui al prossimo mese di agosto tutte e sette le portaerei coinvolte in questa attività si concentreranno al largo dell'isola di Formosa dando vita ad una esercitazione cui prenderanno parte anche unità della Marina di Taiwan. Su questa notizia è lecito fare qualche commento: sette portaerei schierate nello stesso tempo e nello stesso teatro costituiscono una imponente dimostrazione di forza che non lascia spazio a miti interpretazioni. È evidente che la Casa Bianca persegue i propri obiettivi di potenziamento dello strumento militare senza curarsi delle eventuali conseguenze di una simile ostentazione di potenza. Non occorre infatti essere dei fini analisti per capire che, almeno sul piano politico-strategico, le prore delle portaerei americane potrebbero scatenare un vero e proprio tsunami nelle delicate acque di Taiwan. Il senso dell'umiliazione a Pechino in queste ore deve essere alle stelle, e a ragione. La nascente potenza cinese si riscopre una comune mortale di fronte alla massa di sette gruppi di battaglia statunitensi. Per il momento non le resta che arrendersi all'evidenza, ma il guanto della sfida è lanciato: il sogno è quello di raggiungere da qui entro la prossima decade la capacità di fronteggiare una forza di sette portaerei. Un progetto sicuramente ambizioso che però la dice lunga sul clima che potrebbe prodursi nel prossimo futuro nell'estremo oriente. I detrattori dell'amministrazione Bush hanno sfruttato la rilevanza internazionale dell'episodio per scagliarsi ancora una volta contro il disegno imperiale dei neocons. Essi esprimono il timore che la Cina reagisca richiudendo le proprie prospettive in una spirale di comunismo e militarismo. Il quadro appare a tinte ancora più fosche laddove si consideri il latente spirito anti-cinese dei governi di Taipei e Tokyo. Infine, all'ombra delle ripetute umiliazioni, nel popolo cinese potrebbe radicarsi definitivamente uno spirito di profonda inimicizia verso l'America. In questa calda estate quello che accade sui mari sembra essere causa e conseguenze di piccole grandi isterie. Degli attori coinvolti, paradossalmente a esserne meno toccata potrebbe anche essere la stessa Cina, che con questa esercitazione tutto sommato non scopre nulla di nuovo. Quegli americani che sono spaventati dal loro impero sembrano invece essere scatenati in visioni apocalittiche mosse da timori che con ogni probabilità e in buona misura svaniranno con l'autunno. Ben più seria, se davvero fosse fondata, la denuncia dell'impotenza del Congresso di fronte allo strapotere del Pentagono nel tracciare le linee guida della politica estera. Ma anche in questo caso, forse, niente di nuovo: i soliti corsi e i ricorsi della storia, le solite alterne fortune delle lobby, le solite pieghe del modello democratico statunitense. Tutta da decifrare la presunta isteria della tribù di Bush. Manca di una gestione delle priorità o soffre solo di una conclamata incapacità di cogliere l'evidenza nelle moderne operazioni militari? Nel primo caso, sovrapporre il delicato lavoro di cesello che deve essere la lotta al terrorismo con queste gigantesche manovre militari davanti a casa d'altri rischia di appesantire inutilmente il clima accendendo nuove frizioni. Nel secondo, invece, ci troveremmo esattamente agli antipodi di tutto ciò che il concetto di asimmetria implica oggi per le forze armate occidentali. |