Anno 2004

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Super computer IBM alla Marina americana

Saverio Zuccotti, 4 agosto 2004

Sicura del suo epocale strapotere sui mari, la US Navy si appresta a lanciare la sfida anche in materia di supercomputer. La notizia, fresca di qualche giorno, riguarda infatti l'acquisto da parte della Marina americana di un sistema di calcolo IBM in grado di eseguire ventimila miliardi di operazioni matematiche al secondo. Una capacità di calcolo, questa, che è tre volte più alta di quella dei più veloci e potenti sistemi attualmente in uso presso il dipartimento della Difesa.

Non si tratterà ovviamente di un'unica macchina, bensì di un cluster composto da 368 server Unix. L'uso di cluster di computer è infatti la regola nelle applicazioni che richiedono una capacità di calcolo di tutt'altro ordine di grandezza rispetto a quello comunemente richiesto. I vantaggi che ne derivano sono molteplici. Innanzitutto un programma complesso può essere suddiviso in più processi: assegnando ciascuno a una macchina, si ha un'esecuzione dell'attività in parallelo con una cooperazione tra i diversi computer per quanto riguarda lo scambio dei dati. Il cluster ha inoltre la caratteristica intrinseca di essere un'architettura scalabile e flessibile, che consente una grande facilità per quanto riguarda aggiornamento e manutenzione dei singoli componenti.

Normalmente è sufficiente entrare in qualunque laboratorio universitario dove si implementano calcoli statistici per osservare al lavoro piccoli cluster di pc. Ragionando in milioni di dollari invece che in termini di budget di una piccola realtà di ricerca, ecco che il passaggio dai cluster di pc ai cluster di server diventa quasi scontato. La frontiera dell'informatica si è spostata proprio in questo settore, sebbene sia tutt'altro che stabile e continui anzi a fare passi da gigante. La ragione, ovviamente, sono proprio i milioni di dollari cui si accennava poc'anzi.

La US Navy non ha esitato a spendere un'imprecisata cifra a sette zeri pur di assicurarsi i prodigiosi servigi di un sistema da 20 teraflops. Esso sarà assegnato all'ufficio oceanografico navale del Centro spaziale Stennis, in Mississippi, per un impiego a trecentosessanta gradi che va dalle previsioni meteo alla progettazione di mezzi e sistemi d'arma, dai calcoli oceanografici alla simulazione di scenari. Ma altrove si spende evidentemente molto di più: all'Earth Simulator di Yokohama, in Giappone, la NEC può sfoggiare un mostro che sfiora i 40 teraflops. In Europa, invece, con il sistema firmato IBM del Centro europeo per le previsioni meteo a medio raggio, si è fermi ai 9 teraflops.

Nel tentativo di ampliare un mercato del tutto particolare, IBM sta pensando di rendere disponibili queste potenze di calcolo anche a noleggio. In tal caso la filosofia del supercomputing si va a sposare con quella del grid computing, basata su una rete con cui interfacciare i potenziali clienti con i centri di calcolo. Questa sorta di Internet della ricerca è un progetto su cui sono già attive anche università italiane, che puntano ad autofinanziarsi mettendo a disposizione i propri sistemi di calcolo e i propri modelli statistici a tipologie particolari di industrie. Osservando questa vivacità di fondo della ricerca pubblica (o, meglio, di alcune sue nicchie), orientare anche in Italia la Difesa verso simili tecnologie potrebbe rivelarsi una prospettiva interessante, arrivando magari ad alimentare proficue sinergie con il mondo universitario.

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