Anno 2004

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USA-Cina, Summer Pulse e gioco delle parti

Saverio Zuccotti, 23 agosto 2004

La Summer Pulse 04, la colossale esercitazione della US Navy diventata il tormentone dell'estate, continua a fare parlare di sé proprio nelle settimane in cui l'attività dovrebbe essere più intensa. E, rispettando tutti i canoni dei thriller da ombrellone, si tinge di giallo. In primo luogo per via di uno degli scenari in cui stanno avvenendo le manovre, le ipersensibili acque tra Cina e Taiwan. In secondo luogo perché sul numero di portaerei effettivamente schierate al largo dell'isola di Formosa si sono registrati grandi equivoci. Due ottime ragioni, queste, per indurre Pechino a fare chiarezza sull'argomento dalle colonne del People's Daily.

Leggendo l'intervento del Giornale del popolo, la prima impressione che se ne ricava fa pensare a una interpretazione moderata e realistica degli eventi. Innanzitutto viene fatto osservare che lo schieramento da parte americana di sette portaerei (Enterprise, Kennedy, Kitty Hawk, Reagan, Stennis, Truman, Washington) non è affatto concentrato su un unico teatro, come indicato in un primo tempo da alcuni organi di informazione occidentali, bensì spalmato su cinque distinti scenari: Atlantico, Mediterraneo, Oceano Indiano, Pacifico occidentale e Pacifico orientale.

L'equivoco si è propagato dopo che Chalmers Johnson, direttore del China Research Center della Università di Berkeley, in un articolo apparso il 15 luglio sul Los Angeles Times, aveva prefigurato un 'imponente dimostrazione di forza davanti alle coste cinesi. In realtà, come emerso dalle successive autorevoli smentite, solo la Stennis e la Kitty Hawk svolgono il loro programma addestrativo nel mare della Cina meridionale. Di fronte a questo stato dei fatti, il primo obiettivo di Pechino sembra quello di gettare acqua sul fuoco ridimensionando la portata degli eventi.

Tuttavia, la chiave di lettura che ne viene data appare tutt'altro che condivisibile. Date per scontate le finalità tecnico-operative dell'esercitazione nell'ambito dell'ambizioso Fleet Response Plan (dispiegamento simultaneo di otto portaerei in caso di necessità), sul piano politico la Cina individua un graduale spostamento a est del baricentro della strategia globale degli Stati Uniti. E questo - sostiene il People's Daily - è da interpretare come una conferma dell'appoggio di Washington all'indipendenza di Taiwan.

Né l'una né l'altra motivazione sembrano davvero pertinenti. Per quanto riguarda il primo punto, il colossale progetto di ridistribuzione delle forze americane nel mondo promosso dalla amministrazione Bush si configura semmai come il tentativo di sganciare lo strumento militare da ogni geometria territoriale predefinita. In altre parole, non più giganteschi contingenti preposizionati in modo statico, ma maggiore letalità ed efficacia con proiezioni di potenza che partono direttamente dalle basi metropolitane. In generale, dunque, nessuna area del pianeta è più marcata di altre, e nello stesso tempo nessuna è più immune di altre da potenziali interventi.

L'appoggio americano all'indipendenza di Taipei, infine, non trova nella Summer Pulse alcun elemento di novità. Riconosciuto che l'esercitazione ha forti risvolti pratici e organizzativi, è ovvio che essa sia stata programmata all'insegna del massimo realismo. Che senso avrebbe avuto progettare una simulazione di emergenza mondiale facendo finta che dalle parti dell'isola di Formosa tutto è imperturbabilmente tranquillo? Un potenziamento della presenza militare al largo di Taiwan è il minimo che si possa pensare anche solo in situazioni standard di piccoli tensioni occasionali.

Tutti questi aspetti, a tratto lapalissiani, non possono essere certo sfuggiti alle acute intelligenze di Pechino. Viene da pensare, quindi, che in qualche misura il pezzo pubblicato dal Giornale del popolo cinese sia da ricondurre a una sorta di gioco delle parti.

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