Anno 2004

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USA, forse rinviata la nuova portaerei classe CVN-21

Saverio Zuccotti, 2 settembre 2004

Negli Stati Uniti è stata accolta con profonda preoccupazione la notizia secondo cui la US Navy avrebbe proposto di rinviare di un anno la costruzione del primo esemplare di portaerei della classe CVN-21. Aggiornando in questo modo l'orizzonte temporale al 2009, potrebbero diventare a rischio un migliaio di posti di lavoro nei cantieri navali di Newport New coinvolti nella costruzione.

Al momento nulla è definitivo, visto che si tratta solamente di un documento tecnico preliminare in cui la Marina ha esposto i suoi programmi di acquisizione di nuove unità navali nel corso dei prossimi anni. Ora la palla passa al segretario alla Difesa, che dovrà valutare se accogliere la proposta o emendarla in sede di preparazione del bilancio per il prossimo anno. I timori in proposito riguardano la possibilità che da qui al prossimo febbraio, quando il bilancio federale dovrà essere approvato, non ci siano da parte del Congresso sufficienti margini di tempo per intervenire.

Nonostante il piano proposto dalla Marina possa essere ancora ritoccato nei prossimi anni, a Washington sembra si respiri aria di bufera. Difficile stabilire dove finisca la prospettiva occupazionale della questione e dove inizi la rincorsa delle lobby industriali per intercettare il prima possibile questa nuova commessa pubblica. Il valore complessivo dell'affare CVN-21, non dimentichiamo, ammonta a 11,7 miliardi di dollari, comprendendo nell'investimento l'attività di ricerca per produrre i nuovi sistemi di bordo, tra cui i reattori nucleari e le catapulte elettromagnetiche per gli aerei imbarcati.

Colossi industriali come la Northrop Grumman non avranno sicuramente difficoltà ad attivare i loro canali nella capitale. Alle prese con tanto clamore, la Marina ha per ora rifiutato di commentare la notizia, mentre per il senatore della Virginia John W. Warner, presidente della commissione Forze armate del Senato, si prospetta un bel po' di straordinario con audizioni immaginiamo infuocate. Le maestranze di tutto il mondo non hanno che da invidiare i loro colleghi di Newport New, tutelati nelle loro prospettive di lavoro da manager e politici paladini sindacalisti.

Anche se nelle dimensioni dell'economia americana è difficile definirlo volano, certo è che il programma CVN-21, con i capitali coinvolti e le annesse ricadute tecnico-industriali, porta alle parti coinvolte un potere contrattuale di primissimo piano.

Per un realtà come quella italiana, poi, lo scenario che si è aperto in questi giorni negli Stati Uniti sarebbe quasi inimmaginabile. Qui da noi la fatidica Legge Navale del 1975, a suo tempo provvidenziale per la credibilità operativa della nostra Marina, ha avviato un andamento perverso e periodico nel campo delle costruzioni militari.

Avendo sincronizzato a suo tempo la vita operativa di gran parte della flotta costruendo le navi nell'arco di pochi anni, la cantieristica nazionale paga lo scotto di vedersi alternare ondate di nuove commesse (come è attualmente) a epoche di scali desolatamente vuoti (vedi quello che è stato negli anni Novanta). Per questo motivo, un dibattito in Italia sull'opportunità di diluire uniformemente nel tempo l'acquisizione delle navi sembra davvero improponibile.

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