Anno 2004

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Difesa antimissile, basi in Iraq e Afghanistan

Saverio Zuccotti, 14 settembre 2004

Ultime notizie dal programma statunitense per la National Missile Defence (NMD): tra le possibili soluzioni allo spinoso problema del come e dove approntare le basi di lancio dei missili intercettori, si sta valutando anche l'ipotesi di utilizzare sistemi mobili installati su camion da schierarsi in Iraq e in Afghanistan.

La proposta è ovviamente tutt'altro che banale. Come noto, il volo di un missile balistico intercontinentale si articola in tre fasi distinte: il lancio, la traiettoria fuori dall'atmosfera e la discesa. Intercettare il missile in quest'ultima fase è rischioso perché i tempi di intervento sono estremamente ridotti e, comunque, l'abbattimento potrebbe avvenire troppo vicino all'obiettivo. La fase intermedia è quella che comporta maggiori difficoltà tecniche, nel senso che la presenza di esche e falsi bersagli rende estremamente difficile distinguere il vettore da abbattere. La prima fase è invece quella in cui il missile balistico, a causa della scia dovuta ai razzi di spinta, può essere chiaramente individuato, e da questo ne deriva una maggiore vulnerabilità.

Un approccio globale alla difesa antimissili balistici ha tuttavia suggerito dapprima all'amministrazione Clinton di concentrarsi sulla fase mediana del volo. Operare fuori dall'atmosfera significa infatti ingaggiare missili intercontinentali indipendentemente dalla loro zona di lancio. Ma questo, allo stesso tempo, rappresenta una sfida tecnologica tutta da vincere, ancora irta di difficoltà e con ampi margini di incertezza.

L'avvento alla Casa Bianca di Gorge Bush ha significato un cambio di rotta nella NMD, modificando l'architettura complessiva del sistema in maniera tale da ingaggiare missili balistici in tutte e tre le fasi di volo. Per la verità, l'idea di concentrarsi sulla fase di spinta dei missili balistici è sempre stata ben presente fin dagli inizi, spesso promossa anche a scopi diplomatici: con una difesa antimissile così pensata, la Russia non avrebbe di che temere per i suoi missili intercontinentali lanciati da siti remoti e dispersi all'interno del continente.

La rinnovata attualità di questa ipotesi è dovuta alla chiara percezione della minaccia rappresentata da Teheran. Attente valutazioni hanno messo in luce che l'intero territorio iraniano potrebbe essere coperto da sistemi di lancio antimissile dislocati nell'Iraq orientale, nell'Afghanistan occidentale, nel Turkmenistan e nel Golfo Persico. In alternativa, potrebbero tornare utili anche installazioni a terra in Azerbaijan o basi galleggianti nel mar Caspio.

Dal punto di vista tecnico sembrano già esserci idee sufficientemente chiare. Si parla infatti di piccolissime installazioni con tre lanciatori mobili, ciascuno con due intercettori. Siccome la vicinanza alle basi iraniane potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio, potrebbe rendersi necessario integrare tali siti con batterie di missili Patriot per la difesa aerea. Gli ordigni antimissile dovrebbero raggiungere una velocità di 8 km/s, pienamente accettabili rispetto a una versione da 10 km/s che invece arriverebbe a pesare fino a 80 tonnellate e richiederebbe installazioni fisse. Secondo gli esperti, dopo i 30 secondi necessari per individuare un lancio da parte iraniana, ai missili antimissile rimarrebbero due minuti e mezzo per intercettare e abbattere il missile balistico.

Al momento lo scenario appena descritto rimane una ipotesi che il Pentagono non ha ancora voluto commentare e su cui esponenti politici frenano per le notevoli implicazioni politiche e diplomatiche. Probabilmente non hanno tutti i torti. Ma non è solo questione di contrattare con i governi della regione il permesso di insediarsi con radar e missili. Il vero nodo cruciale è l'opportunità di subordinare la validità della difesa antimissile alla stabilità di quegli stessi governi, o comunque alla sopravvivenza (o imposizione) di un favorevole sentimento filoamericano. L'alternativa, che appare del tutto teorica, potrebbe essere quella di procurarsi in Iraq come in Afghanistan tante piccole Guantanamo a scanso di sorprese future.

D'altra parte, però, nonostante gli astronomici costi (il tetto di 100 miliardi di dollari inizialmente previsto verrà abbondantemente superato), quello appena proposto è solo uno dei segmenti in cui si articolerà la difesa antimissile. A esso saranno affiancati robusti sistemi di backup per colpire i missili sia nella fase di volo intermedia (missili intercettori e "cannoni" laser) che in quella terminale (Patriot PAC-3, Arrow, THAAD e MEADS).

In tutto questo carosello a tratti fantascientifico la certezza più concreta è che gli USA hanno tutta l'intenzione di reinvestire quanto ottenuto con la liberazione di Iraq e Afghanistan in ulteriori sforzi nella lotta al terrorismo e agli stati canaglia. Per sua sfortuna l'Iran si trova proprio a metà strada tra Baghdad e Kabul.

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