Anno 2004

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La guerra mediatica Pechino-Taiwan

Saverio Zuccotti, 3 ottobre 2004

Stagione davvero effervescente, questa, per l'estremo oriente. Cina e Taiwan continuano infatti a dare vita ai contenziosi più disparati, con Taipei sempre iperattiva e Pechino che non perde occasione per dimostrare la propria suscettibilità. Come già detto in altre occasioni, è questo un gioco delle parti che si perpetua nel tempo e che all'ombra delle grande muraglia non manca di alimentare le polemiche propagandistiche sugli organi di stampa.

Il Giornale del popolo cinese questa volta è puntuale nel riferire di accordi di cooperazione militare tra Taiwan e il Giappone, i soliti noti sul libro nero del regime di Pechino. Punti all'ordine del giorno cui dedicare sdegno e preoccupazione non mancano, e prendono le mosse dalla presenza di reporter dell'isola di Formosa a bordo di unità navali giapponesi in occasione di un'esercitazione a Yokosuka, lo scorso 20 agosto. Altro motivo di scandalo: il "presidente" di Taiwan (le virgolette sono ovviamente del People's Daily) ha recentemente dichiarato che il Giappone è un paese alleato non solo in termini di valori politici e di partnership commerciale, ma anche sotto il profilo militare.

In particolare, Taipei sarebbe seriamente interessata alle capacità antisommergibile di cui è in possesso la Marina nipponica. A causa delle caratteristiche insulari del paese, nel corso della guerra fredda la Japan Maritime Self Defense Force ha sempre dedicato grande attenzione alla minaccia subacquea rappresentata dai sovietici. Come ricorda il People's Daily, durante gli anni Ottanta Tokyo aveva sviluppato la formula delle cosiddette flotte 8-8, dotate ciascuna di otto cacciatorpediniere e altrettanti elicotteri antisommergibile. Tale soluzione trova ulteriore conferma negli sforzi attuali per passare alle flotte 9-9 o anche 10-9. E non è solo una questione di quantità: crescerà il numero di moderni caccia Aegis classe Kongo e gli elicotteri Sea Hawk sostituiranno i Sea King.

Se nel cielo e in superficie la situazione è rosea, per la componente subacquea non va di certo peggio, con venti battelli in servizio dotati per la maggior parte di moderni equipaggiamenti. Gli americani ritengono che la flotta giapponese sia in grado di condurre pattugliamenti antisommergibili in un'area di mille miglia nautiche, opinione peraltro in linea con talune dichiarazioni provenienti da Tokyo. Di più: la Marina giapponese ha raccolto nel tempo una grossa mole di dati idro-oceanografici relativi alle acque di Taiwan, cosicché in caso di emergenza a Taipei si potrebbe confidare più sulle vicine forze giapponesi che non sulla flotta americana dislocata a Guam.

Si diceva in apertura dell'uso strumentale e propagandistico che contraddistingue i mass media di Pechino nei commenti di notizie e scenari. Con somma imperturbabilità arrivano tranquillamente a teorizzare (ad uso e consumo delle masse cinesi?) la distruzione del Giappone in caso di intervento in una guerra sino-taiwanese. C'era da dubitarne? Eppure il People's Daily sembra compiacersi nel prospettare lanci di missili balistici e da crociera, il blocco dei commerci marittimi e la paralisi dell'industria nipponica.

Ciononostante, è ormai impossibile riuscire a stupirsi. Del resto, la situazione è talmente cristallizzata che congetture e nuove partnership più o meno importanti non sono certo sufficienti a cambiare il quadro. Cominceremo a stupirci il giorno in cui Pechino cesserà di minacciare a destra e a manca. Per adesso è il minimo che possa fare, se vuole continuare a mantenere salde le proprie rivendicazioni sulla indivisibilità del territorio cinese.

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