Anno 2004

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Veicoli senza equipaggio per operazioni militari

Saverio Zuccotti, 3 novembre 2004

Veicoli senza equipaggio per operazioni militari: quali sono ad oggi lo stato dell'arte e le prospettive d'impiego di questi mezzi? Ancora una volta, per rispondere alla domanda ed esaminare brevemente questa nuova applicazione tecnologica, occorre attraversare l'Atlantico per dare uno sguardo ad alcuni dei programmi delle forze armate americane.

Pochi giorni fa la iRobot ha comunicato di voler realizzare nel 2005, in collaborazione con la John Deere, un nuovo robot senza equipaggio per operazioni militari, denominato M-Gator. Come tipologia di piattaforma e finalità d'uso, i progettisti parlano di un veicolo delle dimensioni di un golf-cart destinato a compiere operazioni di pattugliamento e ricognizione. La stessa iRobot, nel mese di aprile, aveva annunciato un contratto da 32 milioni di dollari relativo a un "unmanned vehicle" per lo US Army da costruirsi entro il 2010, nel quadro di un più ampio programma del valore di 15 miliardi di dollari capeggiato da Boeing e Science Applications International.

Un altro filone riguarda invece veicoli pilotati in remoto da utilizzarsi prevalentemente in compiti di sorveglianza. A dimostrare l'interesse maggiore per questa tipologia di mezzi sembra essere l'Aviazione, che ha già provveduto a eseguire test in una base aerea della Florida con i primi prototipi. Si tratta in particolare di veicoli molto simili a jeep, aventi un costo oscillante dai 200 ai 500 mila dollari e dotati di grande versatilità. Una prima tipologia di Mdars (Mobile Detection and Response System) può infatti rilasciare a sua volta un robot di piccole dimensioni con il quale eseguire i controlli più delicati dentro gli edifici o sotto le autovetture. La seconda variante, invece, permette di ospitare anche un operatore. In ogni caso, è possibile installare a bordo armi di vario genere, dai fucili M-16 agli spray al peperoncino.

A questo proposito, c'è da dire che armi non letali e robot andranno a costituire in futuro un binomio sicuramente interessante. Il corpo dei Marines prevede di assegnare a ciascun battaglione tre robot della famiglia Gladiator. Il mezzo in questione, che si prevede di acquisire entro il 2007, è stato concepito specificatamente per supportare i militari nel ripristino dell'ordine pubblico durante le più violente manifestazioni (un robot-Carabiniere?). Sarà quindi in grado di fronteggiare rivoltosi anche armati utilizzando il più ampio repertorio di armi non letali. Il prezzo di ogni esemplare dovrebbe attestarsi intorno ai 150.000 dollari.

Da questa sommaria panoramica si può notare come i progressi in questo settore siano tutto sommato ancora modesti e nulla autorizza a prevedere clamorose rivoluzioni nell'immediato futuro. Nei cieli i velivoli senza pilota (Uav, Unmanned Aerial Vehicles) costituiscono già una realtà consolidata e un punto di riferimento per quanto riguarda le missioni di sorveglianza e raccolta dati. Inoltre, è ormai dato per scontato che i più moderni gioielli dell'industria aeronautica (F-22, F-35 e Eurofighter, tanto per citare i più costosi) saranno gli ultimi velivoli da combattimento con pilota a bordo. Esemplari prototipali di Uav stanno già integrando gradualmente le funzioni Combat. Gli Ucav, in altre parole, volano già.

Nelle profondità marine il quadro appare meno spinto ma ugualmente definito, nel senso che gli Uuv (le varianti subacquee degli Uav) si sono ormai ritagliati una loro nicchia, diventando strumenti essenziali nelle operazioni di sminamento o soccorso.

Paradossalmente, invece, l'applicazione estesa di mezzi non pilotati sulla terra ferma è quella che presenta maggiori difficoltà tecniche. Nei cieli e sotto i mari le distanze sono ampie e gli spazi tendenzialmente vuoti. Sulla terra tutto cambia: la navigazione autonoma di veicoli-robot comprende tante e tali variabili da mettere a dura prova l'affidabilità dei sistemi. Tutti problemi che i centri di ricerca delle industrie automobilistiche conoscono benissimo. Nonostante l'impiego diffuso e integrato di Gps, radar, telecamere e sistemi laser, discriminare gli ostacoli e calcolare la rotta in scenari complessi come quelli bellici rappresentano operazioni alquanto difficoltose. Come nel caso delle applicazioni automobilistiche, il difficile non è realizzare un prototipo funzionante. Il vero problema, semmai, è garantirne il corretto funzionamento nel 100% dei casi.

In questo senso, il programma più ambizioso per Ugv (Unmanned Ground Vehicles) sembra essere quello della iRobot. Funzioni Combat vere e proprie mancheranno con ogni probabilità a bordo ancora per un bel pezzo, e tuttavia l'M-Gator introduce già la capacità di condurre le missioni in piena autonomia e di operare in formazione con altri mezzi.

Mdars e Gladiator non presentano invece grosse novità. Robot radiocomandati che operano in compiti di sicurezza esistono da anni in ogni moderna forza di polizia. Aggiornare le loro capacità, introdurre elementi di calcolo, ampliare la gamma della sensoristica installata e modificare la tipologia di attuatori (grilletti da fuciliere al posto di pinze da artificiere) costituiscono al più un semplice riallineamento con la tecnologia. La fantascienza, almeno per ora, può aspettare.

Ulteriori informazioni sugli Unmanned Ground Vehicles

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