Anno 2004

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Sottomarini intelligence per la Marina militare

Saverio Zuccotti, 10 novembre 2004

La stampa specializzata italiana è stata puntuale nel riferire lo stato di avanzamento di un progetto che vede coinvolti Fincantieri e la russa Rubin nello sviluppo di un nuovo sottomarino. Il fatto che la Marina militare italiana sia pienamente coinvolta in veste di promotrice e supervisore, ci induce a soffermarci sulla notizia per qualche rapida considerazione.

Le caratteristiche generali del nuovo sottomarino sono assai eloquenti, specie se confrontate con quelle del Todaro e dello Sciré, battelli di concezione tedesca (type 212) attualmente in costruzione nei cantieri del Muggiano. Ebbene, il nome provvisorio assegnato al progetto - S1000 - indica il limitato dislocamento della piattaforma, cui corrispondono ovviamente dimensioni altrettanto contenute. Il passaggio dalle 1800 tonnellate dei Todaro alle 1000 di queste nuove unità denota chiaramente un disegno ben preciso per il futuro della componente subacquea italiana.

L'idea di fondo è semplice, coraggiosa e perfettamente in linea con le più moderne teorie sull'uso dei sottomarini. Gli scenari di riferimento sono evidentemente di natura "littoral" e comunque piuttosto spinti. In questo senso, il futuro S1000 sembra destinato a sublimarsi nell'espletamento delle nuove missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Forse un dato più di altri è sintomatico della vocazione di questo sottomarino italo-russo: una capacità di trasporto di 12 incursori a fronte di un equipaggio di 16 elementi. Una percentuale impressionante.

Una simile prerogativa fa passare in secondo piano lo scotto che il battello paga sotto altri aspetti, quali ad esempio una sensibile riduzione della velocità massima in immersione (14 nodi contro i 20 dei type 212). Certo fa sorridere trovare radunati sotto la medesima insegna del "littoral" autentici funamboli dei mari quali l'S1000 e mastodonti degli oceani come i quattro Ohio riconvertiti, un tempo potenziali generatori di olocausti nucleari e oggi base di lancio per nubi di Tomahawk e per un'intera compagnia di assaltatori.

Accanto alle considerazioni prettamente operative, la stessa Marina militare merita alcune riflessioni. Innanzitutto, il progetto S1000 può essere considerato come la tanto cercata ricaduta tecnologica dell'investimento fatto con gli U212, terribilmente costosi ma indispensabili per consentire all'industria nazionale di recuperare il necessario know-how in materia di costruzioni subacquee.

La probabile scelta di non confermare l'opzione per altri due U212 e di non svilupparne una versione più grande (U212 batch 2) è sintomo di un apprezzabile spirito di intraprendenza e autonomia. Soprattutto, dimostra come sia stata ben recepita la dolorosa lezione degli anni '80-'90, quando la Marina si fossilizzò sulla classe Sauro realizzandone ben quattro serie e perdendosi poi nella progettazione di una sua "quasi-variante" maggiore, ossia il famigerato S-80/S-90.

Apre invece prospettive tutte da esplorare l'inedita collaborazione tra Fincantieri e la cantieristica russa. Sotto il profilo industriale e tecnologico, l'Europa deve dimostrare una propria maturità sviluppando uno schietto pragmatismo e, con esso, importanti intese in terra di Russia. In palio, c'è il patrimonio residuo dell'industria della difesa un tempo targata Urss, che ancora oggi è in grado di esprimere capacità di nicchia di tutto rispetto.

Spiragli sicuramente interessanti subentrano infine sotto il profilo commerciale: chissà infatti che Fincantieri non riesca a ereditare il parco clienti che fa tradizionalmente riferimento a Mosca. Tuttavia, appartenendo tali possibili acquirenti al blocco non Occidentale (quando non anti Occidentale), la vendita di battelli all'estero potrebbe non essere esente da difficoltà.

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