Anno 2004

Cerca in PdD


Le Marine europee e le portaerei

Saverio Zuccotti, 1 dicembre 2004

Una più attenta rilettura dei programmi navali attualmente in corso riconduce l'agognato varo della portaerei italiana Cavour - che così tante emozioni e sogni di gloria ha regalato - a un generale potenziamento in ambito europeo delle componenti aeronavali. Va da sé che la portata di tale fenomeno deve essere circoscritta al novero delle principali Marine, quelle cioè che hanno già maturato solide esperienze nel settore, che rispecchiano politiche di sicurezza più o meno ambiziose e che tutelano interessi nazionali con una forte impronta marittima. In Europa rispondono a questi requisiti le forze navali di Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna.

La Marina inglese di oggi è l'erede di quella che nel XX secolo ha sfornato in quantità portaerei prestigiose; la Francia ha raggiunto la maturità nel campo aeronavale relativamente tardi, in epoca di grandeur sospetta; Spagna e Italia sono obbligate a vigilare sui loro bacini con presidi a largo raggio per la connotazione geografica che le proietta sui mari.

Al pari di tutte le altre, quindici anni fa le Marine di questi quattro paesi navigavano ancora sull'onda del loro impiego nelle missioni tipiche della guerra fredda. Complessivamente arrivavano a schierare sette tra portaerei e portaeromobili (una a testa per Spagna e Italia, due per la Francia e tre per l'Inghilterra), un numero leggermente superiore al totale di oggi (le due Clemenceau francesi hanno trovato al momento un solo rimpiazzo).

I più importanti programmi recenti e attuali sono tuttavia nati proprio in quegli anni: la portaerei nucleare De Gaulle stava per venire impostata sugli scali e già si parlava di darle una sorella, talvolta indicata con il nome Richelieu ma solo ora in avanzata fase di progettazione (pare con il nome del presidente George Pompidou: il primato della Marina meno repubblicana, se ci è consentita la battuta, è tutto nostro).

Oltre Manica, si cominciava a pensare a come sostituire le tre tuttoponte della classe Invincible, mentre la portaelicotteri Ocean, consegnata nel 1998, si era già resa necessaria il giorno in cui la veterana Hermes era stata ritirata dal servizio, negli anni Ottanta. In Italia, infine, stava per scatenarsi il dibattito su quello che veniva allora chiamato "Garibaldi 2°". Solo in Spagna, al di là di generici desiderata, non si preannunciavano novità.

Accanto agli impegnativi programmi sopra menzionati, anche le componenti anfibie erano destinate ad accrescere il loro peso. Nel corso degli ultimi 10-15 anni sono state costruite o progettate un gran numero di navi d'assalto anfibio (dai tre San Giorgio italiani alle due Albion inglesi, passando per le Foudre francesi e le Galicia-Rotterdam ispano-olandesi). Questa tipologia di navi presenta componenti di volo sempre più significative, che tuttavia rimangono limitate a una manciata di macchine ad ala rotante.

Il vero elemento di novità nelle componenti aeronavali europee è l'introduzione di una categoria di navi che va a colmare il divario tecnico-concettuale tra le portaerei classiche e le navi anfibie tradizionali. Ci riferiamo alle portaeromobili d'assalto anfibio, che nel vecchio continente non hanno ancora trovato una fisionomia precisa ma le cui capacità vanno, a seconda dei casi, da quelle di una Lpd a quelle di una Lha-Lhd, secondo la classificazione statunitense (rispettivamente, Landing Platform Helicopter e Landing Helicopter Assault-Dock).

La nostra Marina militare, dovendo fare di necessità virtù, è stata la prima in Europa a orientarsi su questo genere di piattaforme, indirizzandovi coraggiosamente il progetto per la sua nuova portaerei. Ma il caso della Cavour, essendo un'unità programmata da decenni, non è particolarmente indicativo della "improvvisa" accelerazione registrata nel segmento di LHD e dintorni. Di questa evoluzione si ha un'immediata percezione solo considerando le navi portaeromobili che nasceranno espressamente dedicate alle operazioni anfibie, navi che ancora devono vedere la luce e di cui non si parlava nei primissimi anni Novanta.

Alla portaelicotteri e alle sette portaeromobili di oggi, destinate a diventare otto con la Cavour, occorrerà presto aggiungere altre due Lhd francesi della classe Mistral. Probabilmente, dopo qualche anno, sarà la volta anche di un'analoga unità spagnola e di una più piccola nave italiana (omettiamo dall'elenco quella tedesca per non cadere nella preveggenza astrologica). È vero che, di tutte queste, solamente la Ll iberica sembra destinata a imbarcare aerei ad ala fissa. Tuttavia, non si può trascurare il peso della componente elicotteri (una ventina di macchine) imbarcato sui "Nouveaux Transports de Chalands de Débarquement" Mistral e Tonnerre, né il contributo che il loro ponte di volo continuo può dare nelle operazioni aeronavali a ridosso della fascia costiera.

I numeri, insomma, dimostrano chiaramente lo sviluppo attuale e futuro delle capacità europee di intervenire nel cielo e dal mare. Era già previsto dovessero crescere con il passaggio dalle attuali Invincible alle future Queen Elizabeth. Cresceranno ulteriormente grazie al supporto delle nuove portaeromobili d'assalto anfibio. Siamo certamente lontani dalla prerogativa americana di poter rovesciare in profondità sul nemico un numero altissimo di missioni aeree giornaliere, ma i principali programmi europei, introducendo grandi portaerei e moderni velivoli, vanno in questa direzione.

Le componenti aeronavali di Regno Unito, Francia, Spagna e Italia esprimeranno tuttavia il loro potenziale soprattutto in una dimensione più "expeditionary". Un conteggio del numero di spot per elicotteri disponibili sulle unità europee tra un paio d'anni, specie confrontato con l'analogo di quindi anni fa, darà forse la misura precisa di questa crescita.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM