Anno 2004

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Russia, missili da crociera e bombardieri strategici

Saverio Zuccotti, 14 dicembre 2004

Pur con qualche lustro di ritardo rispetto agli Stati Uniti, anche la Russia si accinge a riconvertire ciò che resta della triade nucleare strategica alla luce dei nuovi scenari operativi. La scorsa settimana i media russi hanno infatti riportato alcune dichiarazioni rilasciate da anonimi ufficiali dell'aviazione, annunciando che i bombardieri strategici hanno iniziato a ricevere missili da crociera convenzionali ad alta precisione.

La notizia non giunge nuova. Già nel 1992 il presidente Eltsin aveva manifestato l'intenzione di realizzare missili da crociera da impiegarsi sui grandi bombardieri. Quattro anni dopo almeno due armi di quel tipo risultavano in fase di sviluppo, ma i dettagli trapelati sono sempre stati pochissimi. Si dovrebbe comunque trattare di un'unica famiglia con versioni a testata nucleare (Kh-55 e Kh-102) e convenzionale (Kh-555, Kh-65 e Kh-101).

Nonostante fonti occidentali ritenessero probabile un impiego di Kh-101 a bordo di Tu-95MS, l'agenzia Itar-Tass afferma che i primi bombardieri strategici a ricevere missili da crociera saranno in realtà due Tu-160, schierati in questa nuova configurazione a partire dal 2005 in una base aerea della regione di Saratov. L'arma indicata, inoltre, è il Kh-555, accreditato di una gittata di circa 3.000 chilometri e di una precisione dell'ordine della decina di metri.

Per impieghi low-cost delle fortezze volanti, lo stato maggiore russo si è orientato verso bombe del tipo OFAB-500/250/270, destinate a polverizzare le basi di terroristi. Dopo la carneficina della scuola di Beslan - avvenuta nella repubblica dell'Ossezia lo scorso settembre - Mosca ha elaborato una variante tattica degli attacchi preventivi, mirati appunto a colpire le infrastrutture dei terroristi.

A discapito dei fieri proclami dell'agenzia Itar-Tass ("la Russia ha rotto il monopolio americano nell'uso di missili da crociera convenzionali a lungo raggio"), la notizia non assume particolare rilevanza strategica. Considerato che ormai da quindici anni qualunque dottrina militare vincente si sviluppa negli Stati Uniti all'ombra dei Tomahawk, il nuovo binomio costituito dalle famiglie Tupolev-Kh rappresenta la risposta russa e consente alle capacità militari di Mosca di crescere in maniera non trascurabile.

Tuttavia, la credibilità complessiva di questo ammodernamento è condizionata dallo stato generale in cui versano le forze armate russe. In America un bombardiere strategico che si alza in volo carico di missili da crociera non è che la punta della lancia, la prima ondata che anticipa una stretta morsa di fuoco. In Russia ovviamente non è così. Viene da pensare che un'eventuale missione di guerra di un Tu-160, magari con tanto di lancio di missili da crociera, assorbirebbe gran parte delle risorse dell'aviazione russa, la quale a sua volta sarebbe costretta a mantenere questi lussi con chissà quanti altri buchi nella cinghia. Il rischio, insomma, è che questa nuova potente accoppiata costituisca l'equivalente aviatorio di una cattedrale nel deserto.

Resta pur sempre aperta l'opzione di limitati attacchi chirurgici. Ma contro chi? E dove? Ormai l'intera periferia del defunto impero sovietico è presidiata più o meno direttamente dagli Stati Uniti, che vi hanno stabilito interessi di portata strategica. Dall'est europeo fino all'Asia centrale, passando se si vuole per il Medioriente e il Caucaso, spazi di manovra russi per una politica di sicurezza avanzata non ne esistono praticamente più. Per questo motivo gli entusiasmi dell'Itar-Tass appaiono sopra le righe. Se non altro è la parola "uso", riferita ai missili da crociera, che li rende poco credibili.

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