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| Anno 2005 | |
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In concomitanza con la sessione semestrale dei ministri degli Esteri dei paesi Nato riuniti nel Consiglio nord atlantico (Nac), si sono svolti lo scorso 8 dicembre gli incontri - anch’essi a livello ministri degli Esteri - del Consiglio della partnership euro-atlantica (Eapc) cui partecipano i 26 paesi dell’Alleanza e 20 paesi partner, del Consiglio Nato-Russia (Nrc) e della Commissione Nato-Ucraina (Nuc).
Nel primo paragrafo del comunicato ufficiale rilasciato dal Nac al termine della sua riunione si legge questa frase: “La nostra Alleanza è fondata sui principi della democrazia, della libertà individuale e della legalità consacrati (enshrined) nel Trattato di Washington ed è fedele ai suoi propositi e ai principi della Nazioni Unite”. Questa dichiarazione in altri momenti poteva essere giudicata superflua, ma le parole democrazia, libertà individuale e legalità sono serviti probabilmente a chiudere le polemiche su prigioni e voli segreti della Cia. All’avallo definitivo del Nac per l’ampliamento della missione Isaf in Afghanistan sono dedicati due paragrafi. Il taglio è quasi quello di un ordine di operazione, con i compiti esplicitati in nove capoversi dopo i quali però compare una frase che sembra anch’essa dettata dalla sindrome delle prigioni segrete: “In addition to NATO’s agreed detention policy for ISAF, which is and remains consistent with international law, …”. L’ampliamento di Isaf sarebbe consentito da un incremento del contingente pari a circa 6.000 unità da impiegare nelle zone meridionali dell’Afghanistan, oggi fuori del controllo della missione Nato. Non viene fatto però alcun cenno alla possibilità di un comando unificato per Isaf e per la missione Enduring Freedom a guida Usa. Nell’incontro informale dei ministri della Difesa dell’Alleanza a Berlino il 13 e 14 settembre scorso il segretario generale Scheffer aveva iniziato a parlare di una “maggiore sinergia” tra le due missioni, ma da Brusselles non sembra siano emersi sviluppi in questa direzione. Scheffer ha dichiarato che ”quando l’espansione si realizzerà il prossimo anno, la Nato sarà operativa in tre quarti del territorio afgano”. La leadership del prossimo turno di Isaf toccherà al Regno Unito, che si sarebbe già assicurato rinforzi da Canada e Olanda per fronteggiare l’ampliamento dei compiti. Restano comunque ancora da verificare i contributi effettivi che i paesi dell’Alleanza sono disposti a fornire per questa espansione. Altri passaggi del documento del Nac riguardano i rapporti dell’Alleanza con Russia e Ucraina di cui i comunicati ufficiali del Consiglio Nato-Russia e della Commissione Nato-Ucraina forniscono maggiori elementi. Il Nac auspica la pronta ratifica da parte delle autorità russe di un accordo - PfP Status of Forces Agreement – che renderebbe molto più semplice ed efficace la cooperazione delle forze russe con quelle degli altri paesi della Partnership for Peace (PfP). L’accordo stipulato tra i paesi aderenti alla PfP è analogo a quello in vigore da decenni tra i paesi Nato, dimostratosi fondamentale nel semplificare le attività militari dell’Alleanza. L’auspicio del Nac è giustificato anche dagli impegni militari di cooperazione che la Russia ha assunto per il prossimo anno e che sono richiamati nel comunicato del Consiglio Nato-Russia. Tra questi, la partecipazione di unità navale russe alla operazione Active Endeavour per il controllo dei traffici navali nel Mediterraneo in funzione anti terrorismo e l’esercitazione per posti comando con tema la difesa missilistica di teatro da svolgere in Russia, terza della serie inaugurata sotto gli auspici del Consiglio. Una Nrc Consequence Management Exercise è invece prevista in Italia per il prossimo autunno. Unico neo nei rapporti Nato-Russia sembrerebbe il completamento del ritiro delle forze e dei materiali russi da Georgia e Moldova nell’ambito dei cosiddetti impegni di Istanbul, presi dalla Russia nel summit Osce del 1999. Con il ritiro, afferma il comunicato del Nac, “saranno create le condizioni per procedere alla ratifica del Trattato Cfe adattato”. Il Trattato fissava tetti numerici per gli armamenti convenzionali della Nato e del Patto di Varsavia schierati in fasce geografiche delimitate in maniera paritetica tra le due alleanze. Avviato negli ultimi anni della guerra fredda, è stato poi adattato alle nuove realtà geopolitiche. La Russia ha già ratificato il Trattato nella nuova versione e ora attende che altrettanto facciano gli Usa. In gioco c’è l’influenza che Russia e Usa intendono esercitare soprattutto nell’area caucasica; le clausole del Trattato si prestano inoltre a essere usate dalla Russia per ostacolare l’installazione di nuove basi Nato e Usa nei paesi dell’ex blocco sovietico. Proprio all’indomani delle riunioni di Bruxelles, Ria Novosti criticava i recenti accordi che gli Usa hanno stipulato con la Romania per l’ampliamento e l’utilizzazione della base di Kogalniceanu nei pressi di Costanza sul mar Nero. Più facili sembrano invece i rapporti della Nato con l’Ucraina, a cui il Nac chiede di svolgere con correttezza le elezioni parlamentari previste per il marzo 2006, come pegno per il possibile avvio del processo di ammissione all’Alleanza. Il comunicato della Commissione Nato-Ucraina parla esplicitamente di “aspirazioni dell’Ucraina a diventare membro della Nato” a supporto delle quali si sottolinea la partecipazione di forze ucraine a Kfor, Isaf e Active Endeavour e la possibilità di contribuire alla missione addestrativa in Iraq e a quella in Darfur a favore dell’Unione Africana. Il prossimo vertice dei capi di Stato e di governo della Nato sarà a Riga nel novembre del 2006. A giudicare da quanto si è appena visto a Bruxelles, a Riga dovrebbe arrivare una Nato rivitalizzata, ben più in forma di quella di Istanbul nel giugno 2004. Sul piano degli impegni militari Isaf potrebbe diventare un successo consolidato e una garanzia per il futuro dell’Afganistan. L’allargamento dell’Alleanza potrebbe arrivare a toccare l’Ucraina, pur con qualche recriminazione da parte di Mosca. Proprio con la Russia però si vanno intensificando i rapporti in campo militare che l’esperienza insegna essere i più diretti e concreti, propiziatori anche di quelli in campo politico. Uno spunto di ottimismo – magari anche solo scaramantico – viene da una curiosa coincidenza. Nel loro comunicato dell’8 dicembre i ministri degli Esteri del Nac facevano pressione sulla Croazia per la ricerca di Ante Gotovina e il suo deferimento al Tribunale internazionale de L’Aia. Lo stesso giorno veniva data la notizia della sua cattura nelle isole Canarie.
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