Anno 2005

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Le quattro aree di sviluppo della Nato, secondo Scheffer

Franco Apicella, 27 dicembre 2005

Ormai vicino alla conclusione del suo secondo anno di mandato, il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha buoni motivi per ritenersi soddisfatto. L’idea di fondo che aveva maturato nel primo anno – un ruolo politico della Nato più incisivo – si è consolidata senza pregiudizio per l’efficienza delle strutture militari che continuano a rappresentare il punto di forza dell’Alleanza. Il discorso tenuto da Scheffer alla università di Bilkent ad Ankara il 19 dicembre scorso riflette questo equilibrio tra l’impegno militare e le capacità di mediazione politica.

Era importante dare una rappresentazione vincente della Nato e Scheffer lo ha fatto spaziando col suo intervento su quattro “key areas” che lui stesso ha definito “conceptual, military, institutional, and geographic”. Tutte le indicazioni che ne scaturiscono portano alla necessità di rafforzare l’autorevolezza politica dell’Alleanza. La novità non sta tanto in ciò che Scheffer ha esposto agli studenti – argomenti ben noti come ad esempio la natura planetaria delle attuali minacce – quanto nell’avere ricondotto a un unico denominatore politico le attività dell’Alleanza nei diversi scenari.

Sugli attuali impegni militari Scheffer si è limitato a una rapida panoramica, delineata già nel trattare della prima key area, quella conceptual. E’ stato particolarmente efficace nei confronti di un uditorio giovane associare alle situazioni di rischio le capacità concrete di risposta, le missioni in atto negli angoli più diversi del pianeta. Al tempo stesso Scheffer ha tenuto a sottolineare come non si debba guardare alla Nato come a una sorta di “globocop”, un poliziotto globale.

Nel trattare della seconda key area - “military realm” l’ha definita - Scheffer ha ricordato i requisiti di proiezione su grandi distanze e di elevata sostenibilità nel tempo, sottolineando l’esigenza di disporre della giusta combinazione di forze in grado di operare in operazioni di combattimento e nella stabilizzazione post conflitto. Non poteva mancare un cenno alla Nato Response Force e un richiamo al prossimo vertice di Riga a novembre 2006 in cui questi argomenti dovranno essere approfonditi.

Una nuova terminologia - rispetto alla complementarietà di cui si era parlato in passato - è stata invece usata per descrivere i rapporti tra la Nato e l’Ue trattando della key area institutional. La “transparent partnership” con cui Scheffer ha definito i rapporti tra le due organizzazioni voleva forse essere qualcosa di più di un auspicio, forse un assist per la Turchia, visto che questa rischia ancora di trovare resistenze all’ingresso nell’Unione proprio da parte di qualche suo partner Nato. D’altronde Scheffer sa bene che Ankara è un alleato tuttora prezioso per la Nato, oltre che per gli Usa.

La Turchia, di rimando, fa professioni di fede nell’Alleanza e negli Usa, come conferma il saggio pubblicato da Ispi nel numero di dicembre 2005 col titolo “Turchia, Stati Uniti e Nato: un’alleanza all’interno dell'Alleanza”. Tra gli episodi recenti ricordati, in un’ottica filo-americana più che filo-europea, non si fa cenno alla mancata autorizzazione al transito di unità Usa sul territorio turco nel 2003 in occasione delle operazioni in Iraq; ma questa è solo una conferma della volontà di superare le incomprensioni passate con Washington.

Nella key area geographic Scheffer ha messo in luce le proiezioni politiche dell’Alleanza che durante il suo mandato si stanno sviluppando in ogni direzione fino a raggiungere l’estremo oriente e l’Oceania. La Turchia in particolare è al centro di un’area che va dai Balcani, impegno ormai storico per la Nato, al Caucaso e all’Asia centrale, con i paesi partecipi dei meccanismi della Partnership for Peace. Determinante poi, per religione, cultura e tradizioni, è il ruolo che la Turchia può svolgere in altre due iniziative dell’Alleanza, il Mediterranean Dialogue con paesi del nord Africa e del Medio Oriente e la Istanbul Cooperation Initiative rivolta al golfo Persico.

Il segretario generale ha avuto buon gioco a sottolineare questa peculiarità del paese che lo ospitava in chiusura del suo intervento. In passato la Turchia era uno dei due soli paesi dell’Alleanza (l’altro era la Norvegia) che confinavano con l’Urss; oggi la sua posizione geostrategica non è di minore rilevanza e ciò la rende interlocutore privilegiato per Scheffer e per la Nato del dialogo politico. La scelta di Ankara come sede per l’ultimo intervento ufficiale dell’anno del segretario generale non è stata certamente casuale.

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