Anno 2005

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Iraq, la gueriglia urbana di Tall Afar

Simone Baschiera, 16 settembre 2005

Tall Afar è una cittadina di 200.000 abitanti, situata nelle desolate lande pietrose tra Mosul e il confine siriano. Dista da Mosul 80 chilometri circa, e dal confine siriano 110. La città si trova in una zona alle pendici orientali del sistema montuoso del Gabal Singar, la cui quota massima è di 1.500 metri circa. Da Mosul alla Siria scorre la strada n. 716 che permette i transiti delle centinaia di autobotti che trasportano clandestinamente i prodotti petroliferi dai giacimenti intorno a Mosul, alla provincia siriana di Al-Hasaka.

La strada taglia una zona strategicamente importante poiché consente il collegamento diretto tra la provincia curda di Mosul e quella arabo-siriana. L’area è saldamente in mano ai curdi ma vi sono delle isole etniche abitate da arabi sunniti, come è appunto la cittadina di Tall Afar, dove si sono concentrati molti degli elementi ribelli ritiratisi dalle aree di battaglia situate intorno a Bagdad.

I confini siriani non sono impenetrabili. Anzi, è dall’inizio della guerra che dalla Siria penetrano uomini e armi verso l’Iraq. Ufficialmente il governo siriano nega ogni responsabilità e assecondamento sul movimento di va-e-vieni dei guerriglieri sunniti attraverso i suoi confini. In realtà tutto il confine Est non può essere controllato né dai siriani, che non ne sentono l’impellente necessità, né dai curdi, che non intendono dissanguarsi per proteggere un territorio non prossimo ai loro centri di potere di Musul e Arbil. Tendono invece a concentrare intorno a queste due aree urbane uomini e mezzi per difendere la loro etnia e i pozzi petroliferi in loro possesso, senza disperdersi in una vana difesa di confini, di cui tutto sommato non si sentono ancora responsabili.

Il comando delle forze americane in Iraq sta cercando di chiudere le vie di infiltrazione ed esfiltrazione dall’Iraq. Da alcune settimane circa 5.000 soldati iraqeni, supportati da 3.500 uomini delle unità corazzate americane, stanno cercando di rinchiudere e di intrappolare numerose unità di ribelli iracheni nell’area di Tall Afar, conducendo un combattimento di guerriglia urbana casa per casa nella città. Per questo motivo, gran parte dei 200.000 abitanti di Tall Afar si è eclissata, disperdendosi nei villaggi vicini.

I combattimenti urbani di Tall Afar differiscono da quelli di Falluja per: una condotta tattica dei combattimenti affidata la progressione e perquisizione lungo le vie della città, con il supporto di fuoco delle unità americane; una organizzazione delle operazioni diversa da Falluja, poichè non sono stati massivamente impiegati bombardamenti aerei o elicotteristici, ma sono stati condotti combattimenti quasi all’arma bianca tra soldati iracheni e ribelli sunniti, mentre le unità americane assecondano l’avanzata in Tall Afar con la distruzione con il fuoco dei nidi di resistenza dei ribelli.

Si parla di 200 insorti uccisi e di quasi 300 catturati. Ma queste cifre sono ben poca cosa rispetto alle reali forze ribelli che operano in città, tanto da impegnare i quasi 10.000 soldati americani e iracheni coinvolti nella battaglia. Vi sono altri due punti da sottolineare a differenza dei combattimenti in Falluja. Nella città, simbolo della resistenza sunnita, lo schieramento di forze era stato articolato in maniera completamente diversa.

Intorno a Falluja era stato disposto un anello di sicurezza costituito tutto da truppe irachene di recente e forse non ben completato addestramento. Il compito principale dello snidare gli elementi della resistenza ribelle era affidato alle unità americane che si facevano precedere nella loro azione di penetrazione nelle case dei quartieri di Falluja da attacchi aerei ed elicotteristici e poi dal fuoco delle armi pesanti dei carri armati sui punti di arroccamento. Quindi i marines avanzavano e penetravano casa per casa per eliminare le ultime resistenze.

L’anello di sicurezza esterno era devoluto alle unità irachene che hanno lasciato esfiltrare in superficie e per i numerosi tunnel, il 60% delle unità ribelli riuscite così a sottrarsi all’incalzante bombardamento aereo, elicotteristico e corazzato e alla finale penetrazione delle squadre fucilieri.

A Tall Afar le parti si sono rovesciate. L’anello di sicurezza è stato affidato alle unità aeree ed elicotteristiche Usa di supporto all’azione. Le unità americane hanno fornito l’appoggio di fuoco terrestre permettendo alle truppe irachene di penetrazione nei centri di resistenza, nelle case e nei luoghi fortificati. Le stesse si sono dimostrate sufficientemente preparate, riuscendo a far ripiegare i ribelli.

Come per l’area di Falluja, così in Tall Afar, la ridotta di difesa era stata preparata e organizzata con diverse vie di fuga, da diverso tempo, permettendo ai combattenti, dopo una stenua resistenza, di sfuggire alla tenaglia iracheno-americana, organizzata per la battaglia urbana.

I comunicati del comando Usa annunciano la distruzione di 18 depositi di munizioni e l’intercettazione e ostruzione di numerose vie di fuga sotterranee. Peccato che queste ultime sono state bloccate solo quando i ribelli avevano già preso il largo, dirigendosi verso i non lontani confini della Siria, pronti a riorganizzarsi per future battaglie.

La differenza sostenziale tra le due battaglie è riconducibile alla diversa assegnazione dei compiti fra alle unità americane e quelle irachene. Evidentemente è in atto un incremento della capacità operativa delle rinate forze locali che stanno assumendo, sia pur lentamente, una potenzialità che fino a qualche tempo addietro nessuno gli accreditava.

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