Anno 2005

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Per noi il 4 novembre è ancora la festa delle Forze Armate

Giovanni Bernardi, 3 novembre 2005

In una intervista pubblicata sul quotidiano ‘Libero’ il 1° novembre 2005, il senatore a vita Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica Italiana, esprime alcuni pareri sui vertici militari. Partendo da una ‘campagna’ del quotidiano La Repubblica (il giornalista afferma ‘intanto però continua la campagna di Repubblica per cacciarlo’) contro il generale di corpo d’armata (proveniente dalla Guardia di Finanza) Niccolò Pollari, direttore del Servizio informazioni e sicurezza militare (Sismi), il presidente afferma: “Ci siamo. C'è una manovra dei generali prodiani per occupare l'occupabile in materia di sicurezza esterna ma anche interna”.

Un piccolo golpe” insiste il giornalista. “Se vuole lo chiami così. Ci indebolisce. Se ha successo vanificherà il lavoro di Pollari. Prima l'intelligence era al servizio dello Stato maggiore della Difesa, lui l'ha resa una risorsa: serve il Paese invece che i generali” replica il senatore a vita, che aggiunge: “Rientra (il golpe, ndr) nel disegno di potere di alcune autorità militari nel nostro Paese. Parlo della cordata ulivista dei generali”.

Il senatore Cossiga continua affermando che a capo di una cordata di generali ci sarebbe Arturo Parisi (presidente dell’Assemblea federale dell’Ulivo, eletto deputato nel collegio 12 di Bologna Mazzini): “Modesto e schivo, non figura ma pesa, ed è uomo determinato. Parisi era allievo della Scuola militare della Nunziatella a Roma (la Scuola militare ‘Nunziatella’ è a Napoli, ndr). Nasce lì il sodalizio con il compagno di corso, generale Cucchi. Sarà lui a fornire all'Ulivo le argomentazioni per opporsi all'intervento americano e italiano in Iraq. Poi lì conosce e prende a stimare Rolando Mosca Moschini, capo cappello (mai sentita questa espressione nelle forze armate, ndr), intelligente e ambizioso. Quest'ultimo, negli ultimi sette giorni di governo dell'Ulivo passa inusitatamente da comandante della Guardia di Finanza a capo di Stato maggiore della Difesa”.

Prosegue il Presidente: “Quelli sono abili. E Mosca Moschini piazza come Direttore Nazionale degli Armamenti, un ruolo decisivo di snodo per gli approvvigionamenti e per i contratti dell'industria militare, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, legato al ministro Sergio Mattarella, e come vice arriva il generale Rotondi (il generale di corpo d’armata Gianni Botondi è oggi Segretario Generale della Difesa e Direttore Generale degli Armamenti, ndr), sempre ‘amico degli amici’. Quando Mosca Moschini passa a un prestigioso incarico europeo (dal 9 aprile 2004 è presidente del Comitato militare della Unione Europea, ndr), fa in modo che lo sostituisca proprio Di Paola (dal 10 marzo 2004 è capo di stato maggiore della Difesa, ndr). Il quale si fa sostituire proprio da Rotondi (Botondi, ndr)”.

Il giornalista commenta: “Insomma i ruoli chiave se li sono spartiti i prodiani”. Cossiga prosegue: “Ce n'è un altro di enorme e occulto peso. Esiste un terzo servizio segreto, che si sottrae a ogni controllo parlamentare, ed è in mano all'ammiraglio Campegher (l’ammiraglio Andrea Campregher è capo del II Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa con sede a Roma in Via Damiata 14, ndr). Si chiama Reparto per l'informazione e la sicurezza (Ris), ha una grandiosa base vicino a Roma (a Ponte Galeria è dislocato il Centro Intelligence che è una delle strutture che dipendono dal Ris), ha mezzi sofisticati, personale preparatissimo, ma risponde solo a un'ala filoprodiana della Difesa. Tutta gente preparatissima. Ma hanno un loro disegno. Vogliono avocare a sé i compiti del Ministero dell'Interno, vogliono essere un Ministero dell'Interno parallelo, vogliono avocare a sé anche l'Arma dei carabinieri. Per questo hanno silurato, come non si fa neanche con una colf, il generale Piccirillo (il 6 agosto 2004, contestualmente alla nomina del generale Luciano Gottardo a Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, il generale Giorgio Piccirillo ha ceduto l’incarico di capo di stato maggiore del comando generale al generale Elio Toscano e ha assunto quello di comandante delle unità mobili e specializzate, ndr)”.

Ancora Cossiga: “Il nostro esercito è inferiore a quello svizzero, non per la qualità degli uomini sia chiaro, ma perché si spende poco ma soprattutto male, investendo in inutili portaerei, come se noi dovessimo diventare grandi potenze. La cosa certa è che Pollari si oppone a questo disegno ideologico di tipo politico-militare. I generali citati sono scontenti, manca quel tassello al loro puzzle, chiamano Pollari ‘il poliziotto’. Ha preso uomini della guardia di finanza, grandi poliziotti come Nicola Calipari. Vogliono sostituirlo con il loro Campegher (Campregher, ndr). Ci pensi. Quando i militari non hanno davanti a sé l'eroica prospettiva di Trafalgar o di Waterloo e non possono fare le guerre, cercano di militarizzare tutto il settore della sicurezza”.

Considerato che i nomi dei generali e ammiragli citati non sono proprio notissimi a gran parte dei lettori, l’intervista potrebbe non avere grande impatto sulla opinione pubblica italiana. Anzi, come si sa, tutti i quotidiani il giorno dopo vanno a finire nel cestino della carta straccia. Dispiace però sentire parlare di generali e ammiragli italiani come tanti alpini che, con imbragatura e moschettoni ben saldi, si aiutano a vicenda per arrivare fino alla vetta. Quale vetta? Quella della pensione a 63 anni?

Ufficiali che prima da allievi e poi da ufficiali hanno giurato fedeltà alla Patria. Così come tutti quelli – ufficiali, sottufficiali e soldati - che oggi o sono in missione o sono appena tornati o stanno per partire e lasciano famiglie, mogli, figli a casa per compiere il loro dovere. Sarà difficile spiegare al caporalmaggiore scelto ‘Mario Rossi’ che continui pure a credere in quello che fa, anche se qualcuno dice che lassù è tutto marcio. Ancora una volta, dopo che è stato gettato fango sui vertici militari, sarà compito dei comandanti a tutti i livelli quello di ridare fiducia nelle istituzioni ai propri dipendenti che ogni tanto rischiano la vita e qualche volta muoiono pure. Mah! Noi facciamo così: domani 4 novembre celebriamo la festa delle Forze Armate. Il 5 se ne riparla.

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