Anno 2005

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Fraticelli ha il merito di avere aperto il dibattito

Luigi Caligaris, 21 giugno 2005

La lettera di Giovanni Martinelli merita ampio dibattito perchè ha un sincero approccio "interforze" e presenta con onestà aspetti controversi delle tre forze armate. Pur avendo indossato con orgoglio l'uniforme dell'esercito sono da sempre convinto che non vi sia alternativa per le nostre forze armate diversa da una intelligente impostazione e gestione interforze dello strumento militare.

Della intervista del generale Fraticelli non condivido tutto ma apprezzo il fatto, la cui importanza pone in second'ordine i contenuti stessi della sua protesta, che egli abbia avuto il coraggio di sollevare la pesante coltre di silenzio che da anni pesa sulle forze armate. Credo che Pagine di Difesa sia l'unico spazio serio e trasparente riservato a questi problemi. Che dell'impiego delle nostre forze armate si sappia poco o nulla e che quel poco che si sa sia discutibile è facilmente dimostrabile.

Il conformismo nazional popolare dei nostri media, alimentati e condizionati - in un clima di inciucio di cui beneficiano entrambi - da una silente e iper prudente informazione della Difesa, affiancata da una pubblicistica militare troppo attenta a non irritare, anzi ad assecondare i referenti politici, fanno sì che l'Italia sia legata ai suoi militari da un vago e romantico sentimento ma non certo dalla consapevolezza delle loro funzioni.

Ma questa mielata disinformazione fa danni anche all'estero, impedendo che la stessa Italia riscuota adeguato compenso politico per ciò che obiettivamente i suoi militari fanno e fanno bene. Si osservi come i tedeschi - Schroeder e Fischer - non perdano occasione per vantare le prestazioni anche in combattimento dei loro militari - esigendo in cambio adeguato compenso - e si ascoltino le titubanti professioni di militarismo pacifista dei nostri politici.

Ho letto in queste ultime settimane importanti libri e studi stranieri sul tema degli impegni militari presenti e futuri, quali il diritto di fare la guerra di T.Kagan e molti altri, come leggo quotidianamente giornali stranieri e ne ho dedotto che i soldati italiani sono invisibili, che per quanto facciano non sono riconosciuti e che se s'azzardano a sparare un solo colpo in combattimento provocano almeno sgomento nel patetico qualunquismo civile e militare italiano.

I militari hanno le loro colpe - e non sarò certamente io a negarle - ma la condotta politica delle nostre forze armate è quantomeno opinabile ed è anche per il riconoscimento di questo che i capi militari si sentono costretti a dire la loro. Altrimenti quale sarebbe l'alternativa diversamente da un silenzio colpevole? Non discuto se Fraticelli abbia detto tutto quanto dovesse essere detto e se abbia detto le cose giuste. Il problema secondo me è un altro: dare dignità intellettuale al problema militare e farne oggetto di dibattito sia in Italia sia all'estero.

Sam Huntington sostiene che è la cultura che fa la differenza e che ogni categoria, ogni nazione, ogni agglomerato internazionale non può che offrire quanto la sua cultura gli suggerisce (vedasi la crisi dell'Unione Europea). I nostri militari hanno la loro buona parte di colpa nel privilegiare i loro istinti e interessi corporativi (male condiviso con la burocrazia nazionale) ma che dire di un capo del governo che solo tre giorni fa ha dichiarato pubblicamente che l'Ue deve occuparsi di cose importanti, citando fra le prime la Difesa, mentre ha continuato imperterrito a tagliarne le spese a livelli inaccettabili?

E cosa dire del silenzio che copre le missioni delle forze armate a proposito delle quali valgono le versioni ufficiali del "qui lo dico e qui lo nego" e del "tutto va ben madama la marchesa? Fraticelli ha il merito di avere aperto il dibattito. E' fondamentale che non si perda occasione per estenderlo all'esterno delle grigie mura della Difesa. Pagine di Difesa non perda l'occasione di farsi promotore di una partecipazione serena, competente, motivata e il più ampia possibile.

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