Anno 2005

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Nuove guerre, nuovi eserciti

Gilberto Favale, 3 maggio 2005

Nel mondo, con la perdita di potere degli Stati nazione e l'aumento della liberalizzazione, c'è stato sempre un maggior ricorso all'outsourcing , appaltando anche funzioni, prima riservate all'esercito, a Private Military Compagnies (Pmc), che forniscono supporto generico, in particolare trasporto, comunicazioni, logistica.

I grandi gruppi finanziari diversificano il loro portafoglio controllando anche queste nuove fonti di ricchezza, le Pmc (ad es Holliburton), cercando di renderle sempre più competitive nei settori in espansione: le forze di reazione rapida e di peace-keeping.

Lo scenario internazionale attuale è molto confuso, perché la logica che muove il mondo non è basata su ideologie contrapposte, ma su interessi economici e su tante piccole guerre per l'acquisizione dei vuoti di potere creatisi con la fine di un sistema che con tutti i suoi difetti ha mantenuto un ordine mondiale.

Dal crollo del muro di Berlino, fino allo scoppio della guerra del Golfo, ci sono state tesi, oggi giudicate ottimistiche, che sostenevano l'inesistenza di motivi di tensione, tanto da far ritenere la guerra obsoleta da John Mueller e Carl Kaysen o da far considerare il 1989 la "fine della storia" da Francis Fukuyama, o ancora meglio quella che Doyle ha chiamato "la pace democratica", ritenendo gli Stati democratici pacifici e vittoriosi in conflitti contro gli Stati autocratici, che una volta sconfitti cambiano la loro forma di governo in democratico e in quanto tali non attaccheranno altri regimi analoghi, arrivando così per gradi alla pacificazione del globo.

Una prima deludente interpretazione americana della pax democratica (definita ironicamente pax americana) arriva il 24 marzo del 1999, poco prima delle 20:00, quando gli Stati Uniti decidono il bombardamento di uno Stato sovrano (che non aveva attaccato nessun paese della Nato) in violazione del diritto internazionale. Se il gendarme viola le regole, che le rispetterà? L'Europa rivela al mondo la sua debolezza militare e l'Onu la sua inconsistenza. Chi regola oggi il mondo?

Gli Stati Uniti sono davvero "condannati a comandare" come sosteneva Nye o hanno semplicemente deciso di intervenire più energicamente "laddove la minaccia si annida", come stabilito nel nuovo concetto strategico della Nato (Washington, 1999)?

Intendere l'11 settembre come la dichiarazione di guerra del terrorismo al mondo occidentale, significa accelerare il passo verso lo scontro delle civiltà intuito e teorizzato dal politologo statunitense Samuel P. Huntington. Piuttosto, andrebbe inteso come una manifestazione del peggioramento della situazione internazionale, come un segno dell'intolleranza verso l'ingerenza occidentale - e in particolar modo statunitense - nella società islamica.

Taluni sostengono che il terrorismo si combatte solo con il dialogo e gli aiuti economici, finalizzati al progresso civile e sociale. Altri ritengono che non sia possibile un dialogo interculturale, perché gli interessi che muovono i governanti dei paesi del terzo mondo non sempre sono rivolti al progresso del paese, piuttosto al suo sfruttamento. Ma allora chi sono i terroristi? Dove si annida la minaccia?

Per colpire le organizzazioni terroristiche, può rappresentare un punto decisivo l'individuazione e la dissoluzione dei legami finanziari tra i nuovi signori della guerra e il sistema economico. Il terrorismo è la guerra del tempo di pace e l'11 settembre è la prova dell'esistenza di un nuovo concetto strategico del terrore mondiale.

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