Anno 2005

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Più risorse per un Esercito combat e umanitario

Giulio Fraticelli, 5 maggio 2005

Discorso pronunciato dal capo di stato maggiore in occasione della celebrazione del 144° anniversario della fondazione dell'Esercito, avvenuta a Roma il 3 maggio pomeriggio.

Signor Presidente della Repubblica, a nome di tutto l'Esercito, desidero porgerLe il più deferente saluto e ringraziarLa per aver voluto conferire, con la sua presenza, particolare solennità alla cerimonia odierna. Rivolgo un sentito omaggio alla Bandiera dell'Esercito, simbolo della Patria e sintesi dei suoi valori più alti e delle sue tradizioni, e un pensiero commosso a tutti i Caduti di ogni tempo, che saranno sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Ringrazio, inoltre, (il Cardinale Pompedda, il Presidente della Camera, i Vice Presidenti del Senato e del Consiglio dei Ministri) il Ministro della Difesa, i rappresentanti del Parlamento e del Governo, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, le Autorità e i gentili ospiti per essere oggi insieme a noi. Un ringraziamento sincero alla Regione Lazio, alla Provincia e al Comune di Roma per la collaborazione offertaci.

Saluto con affetto e riconoscenza i 6.500 uomini e donne dell'Esercito impegnati al di fuori dei confini nazionali e, in particolare, i Contingenti in Bosnia, Kosovo, Irak e Afghanistan, che sono collegati con noi via satellite e possono seguire in diretta la cerimonia. E, ovviamente, i 1.600 uomini e donne schierati di fronte a noi.

L'Esercito celebra oggi, con fierezza, il 144° anniversario della sua fondazione e ha deciso di farlo qui, alle terme di Caracalla, dove, l'11 marzo scorso, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha scoperto un cippo in memoria di tutte le Vittime del Terrorismo nazionale e internazionale. La cerimonia odierna rappresenta l'ultimo di una serie di eventi celebrativi di carattere culturale, storico e sportivo che si sono sviluppati nei giorni scorsi a Milano. 144 anni di storia in 346 anni di tradizioni!

Lo scorso anno, in occasione del 143° anniversario, avevo fatto alcune riflessioni sul passato, sul presente e sul futuro del nostro Esercito. In questo succinto intervento vorrei tornare sulla Forza Armata di oggi e sulla sua possibile evoluzione.

L'Esercito costituisce oggi una realtà viva, pienamente inserita nel contesto nazionale e sempre più proiettata all'esterno. L'opinione pubblica, nei rilievi statistici più del 70% degli Italiani, ci è vicina e dimostra di apprezzare lo spirito e l'impegno con i quali gli uomini e le donne dell'Esercito servono il Paese. Ciò costituisce una molla formidabile, che spinge ancora di più tutti noi a lavorare con determinazione, per costruire uno strumento sempre più credibile, efficiente e moderno.

L'anno in corso sarà ricordato come quello del passaggio completo dalla leva al volontariato. Nel rendere quindi ancora una volta "l'onore delle armi" al servizio di leva, per la funzione insostituibile svolta non solo nel settore della difesa e sicurezza ma anche in quello della formazione dello Stato e della Nazione italiana, desidero sottolineare che il volontariato completo ci consentirà di operare sempre meglio al fianco dei maggiori eserciti amici e alleati. La presenza fra noi di molti rappresentati di questi eserciti, che saluto con stima e riconoscenza, penso ne sia una prova concreta: 17 Paesi sono qui rappresentati.

Circa 6.500 soldati sono attualmente impegnati all'estero in Operazioni di Supporto alla Pace, ovvero il 75-80% dell'intero dispositivo militare nazionale. Ad essi vanno aggiunti i 2.500 che operano sul territorio nazionale nell'ambito dell'operazione Domino. Nell'immediato futuro, tale impegno è destinato ad aumentare e a partire da agosto di quest'anno l'Italia, e in particolare l'Esercito, assumerà il comando di tre delle quattro più importanti missioni internazionali: "Isaf 8" in Afghanistan, "Althea" in Bosnia e "Kfor" in Kosovo.

Tutto ciò comporta, e ancor più comporterà nei prossimi mesi, un considerevole logorio per i mezzi, per i materiali e, soprattutto, per il sistema d'arma più importante dell'Esercito, l'uomo, che costituisce per noi la risorsa principale e insostituibile.

A tal proposito, gli ammaestramenti tratti dalle più recenti operazioni (e non solo da noi Italiani) hanno chiaramente dimostrato che la qualità degli uomini è importante, ma che lo è anche la quantità, soprattutto negli scenari post-conflittuali, quando, pur continuando a garantire un'adeguata cornice di sicurezza, bisogna rimettere in piedi o creare ex novo uno Stato, in attesa che intervengano anche strutture civili idonee a operare per il medio e lungo termine della ricostruzione.

In tali situazioni, caratterizzate da una pluralità di funzioni da espletare, non basta disporre di adeguati mezzi ed equipaggiamenti, peraltro necessari per operare con efficacia nei vari contesti operativi se non si mantiene una coerente consistenza numerica dello strumento in relazione al livello di ambizione nazionale e ai compiti da assolvere. In sostanza serve la qualità ma anche la quantità.

Dal punto di vista qualitativo, l'Esercito sta compiendo uno sforzo straordinario, compatibilmente con le risorse disponibili, per trasformarsi in chiave multinazionale e interforze e disporre di unità prontamente impiegabili e interoperabili, cioè con una tecnologia sufficiente e con adeguati standard addestrativi e operativi. La situazione appare accettabile, anche se occorre fare di più nel comando e controllo, soprattutto in quella che oggi viene definita capacità "net-centric".

Dal punto di vista quantitativo, invece, la Forza Armata impegna attualmente, in Italia e all'estero, forze che, rapportate a quelle disponibili, comportano un ciclo di rotazione vicino al rapporto 1:4 (fra uomini impegnati-disponibili in Patria), adottato da quasi tutti gli eserciti come minimo per assicurare il necessario recupero psico-fisico e operativo fra due successive missioni.

Ciò significa che la Forza Armata sta già esprimendosi quasi al massimo consentito dalle sue potenzialità e che qualsiasi riduzione di personale rispetto al modello previsto per legge comporterebbe un calo delle sue capacità.

Quello che sto cercando di dire è che, qualora si voglia in futuro mantenere il livello di ambizione di oggi (e mi sia consentito osservare che ci stiamo appena affacciando sul travagliato continente africano), avremo bisogno di un Esercito quantitativamente non inferiore a quello attuale, dotato di una buona tecnologia, che ci consenta di agire negli scenari che più probabilmente saremo chiamati ad affrontare. Investire quindi sul binomio uomo-tecnologia.

L'investimento sull'uomo dovrà svilupparsi in un quadro di innovazione, anche professionale e culturale e di richiamo all'etica e alla tradizione. Si dovrà offrire al futuro volontario un addestramento ad ampio spettro atto a consentirgli di operare in tutte le fasi di impiego, da quella "combat" a quella di "stabilizzazione e ricostruzione" e "umanitaria", utilizzando al meglio il lungo tempo di permanenza in servizio. Al tempo stesso ciò deve essere accompagnato in Patria da una prospettiva di vita dignitosa per sé e per la propria famiglia e dalla possibilità di migliorarsi come uomo e come professionista.

Questa prospettiva, da un lato, e i risultati che stiamo conseguendo in termini di considerazione internazionale, dall'altro, portano inevitabilmente al tema delle risorse, in particolare a quelle disponibili per l'investimento e per il funzionamento.

Mi sia consentito, a tal riguardo, di esprimere l'auspicio che, pur tenendo conto della situazione economica complessiva del Paese, si sappia conferire attenzione a un finanziamento della funzione Difesa più simile a quella di alcuni Paesi europei, in rapporto al prodotto interno lordo di ciascuno, e poi, nella ripartizione delle risorse assegnate alla Difesa, si dia attenzione alla componente più impegnata, che è quella terrestre.

E concludo con sentimenti di fierezza per essere il comandante di questi soldati; credo ancora una volta che la nostra più grande ambizione sia quella di meritarci il personale che abbiamo. In tal senso ritengo di poter affermare che l'Esercito c'è e che l'Italia tutta possa essere orgogliosa di questi suoi figli, che dedicano le loro migliori energie alla Patria.

Viva l'Esercito Italiano, viva le Forze Armate, viva l'Italia!

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