Anno 2005

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Lettera. Blindiamo le forze armate con una legge costituzionale

Teresa Greco, 29 dicembre 2005

Il problema principale con cui si deve confrontare chi nel nostro Paese si occupa di Difesa è quello della mancanza di adeguati finanziamenti. Non si può fare alcuna seria programmazione con i rimasugli del bilancio pubblico e lo 0,84% in rapporto al Pil è veramente poco per una nazione che comunque è ancora una delle maggiori potenze economiche del mondo e le cui forze armate sono impegnate in molte missioni internazionali. La scarsità di fondi non si riflette soltanto sulla possibilità di rinnovare gli equipaggiamenti delle forze armate ma addirittura sulla stessa possibilità di svolgere le normali attività di addestramento senza le quali l’impiego delle forze armate in operazioni diviene alquanto aleatorio.

Se questa tendenza a ridurre il bilancio della Difesa dovesse continuare, tra non molto il Governo dovrà seriamente valutare la sostenibilità economica delle svariate missioni internazionali alle quali partecipano le nostre forze armate. Molto probabilmente ci si dovrà ritirare da qualcuna delle missioni più importanti non tanto, o non solo, per ragioni di opportunità politica quanto piuttosto per ragioni di carattere economico.

Per risolvere il problema della mancanza di fondi da assegnare alla Difesa c’è chi ha proposto di “blindare” il bilancio della Difesa con una norma di carattere costituzionale. In sostanza si dovrebbe introdurre nella nostra Costituzione una norma che impedisca di ridurre il bilancio della Difesa oltre un certo limite. Questo risultato lo si potrebbe, ad esempio, raggiungere con una norma costituzionale la quale stabilisca che il bilancio della Difesa non può scendere al di sotto di una data percentuale in rapporto al Pil.

Questa soluzione però, se la si esamina a fondo, non convince più di tanto. Anche se si stabilisce una sorta di minimo costituzionalmente garantito per il bilancio della Difesa, non è detto che la norma non possa essere aggirata includendo nel bilancio della Difesa altre spese come, ad esempio, quelle per i Vigili del Fuoco o quelle per la Protezione Civile.

A ben vedere, però, la mancanza di adeguati finanziamenti per il settore della Difesa non è che la conseguenza di un altro problema che affligge le nostre forze armate almeno dalla fine della Guerra Fredda. Il problema vero è quello della mancanza di una strategia complessiva in base alla quale pianificare un modello di Difesa certo e in base alla quale stabilire i livelli quantitativi e qualitativi delle nostre forze armate. Sono in molti a sottolineare che prima si debbono stabilire gli obiettivi e poi, in base a questi, si potranno stabilire i mezzi necessari per conseguirli. Fino a quando non si stabilirà in maniera chiara cosa si vuole dalle nostre forze armate, e cosa le forze armate debbono fare nell’interesse del Paese, la funzione Difesa verrà considerata come residuale e pertanto ad essa si farà fronte solo con i rimasugli del bilancio.

Si dovrebbe, tra l’altro, anche trovare un modo per far percepire ai comuni cittadini e alla stessa classe politica che la Difesa costituisce una delle funzioni essenziali dello Stato e non una materia da trattare in base a semplici convenienze di natura elettorale.

Si dovrebbe cercare, cioè, un modo per svincolare la Difesa da logiche di carattere elettorale e di convenienza politica mettendo in primo piano quella che è la “convenienza” o “l’interesse” del Paese. Una possibilità sarebbe quella di aumentare le prerogative che, in questo campo, la Costituzione assegna al capo dello Stato. Una semplice riforma costituzionale potrebbe prevedere, ad esempio, che il presidente della Repubblica debba presiedere il Consiglio dei ministri ogni qualvolta si debbano trattare questioni attinenti alle relazioni internazionali e alla difesa militare dello Stato. Con questa semplice riforma della nostra Costituzione si farebbe percepire all’opinione pubblica, ai parlamentari e agli stessi ministri l’importanza della Difesa e la sua predominanza rispetto alle altre funzioni dello Stato.

Si tratterebbe di una versione “alleggerita” del semipresidenzialismo alla francese che potrebbe comunque servire a far sì che anche nel nostro Paese si pensi alle forze armate come a una delle istituzioni fondamentali dello Stato e non come a un qualcosa che ha ragione di esistere solo perché si deve partecipare alle cosiddette “missioni di pace”. Su questo punto sarebbe bene chiarire a tutti i cittadini, e i primo luogo agli stessi militari, che le “missioni di Pace” non sono il fine ultimo delle forze armate. La nostra Costituzione, almeno fino a quando l’articolo 52 non verrà cambiato, impone a ogni cittadino il sacro dovere della difesa della Patria. Le nostre forze armate, pertanto, dovrebbero essere organizzate, dimensionate, addestrate ed equipaggiate in funzione dell’adempimento di questo sacro dovere.

Se le risorse finanziarie non bastano, si possono certamente ridurre gli impegni internazionali ma non si può pensare di ridurre lo strumento militare a livelli risibili senza violare il dettato costituzionale. In questo senso forse si potrebbe anche pensare a blindare costituzionalmente non il bilancio della Difesa ma le stesse forze armate stabilendo con legge costituzionale un livello minimo di forze al di sotto del quale non si possa scendere. Il nuovo Modello di Difesa, cioè, dovrebbe essere varato non con lo strumento della legge ordinaria, derogabile da una legge ordinaria successiva, ma con lo strumento della legge costituzionale che può essere derogata o modificata soltanto con una complessa, e molto più garantista, procedura di riforma della Costituzione.

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