Anno 2005

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Braccio di ferro tra Eritrea e Onu, l’Etiopia mobilita due divisioni

Pagine di Difesa, 9 dicembre 2005

Il governo eritreo ha espulso i peace-keeper statunitensi, canadesi, europei e russi che lavorano per la missione United Nations Mission Ethiopia Eritrea (Unmee) e che hanno il compito di monitorare il confine con l’Etiopia. In un comunicato a firma del colonnello eritreo Zecarias Ogbagaber, diramato martedì scorso, è specficato: “I membri della missione Onu in Etiopia ed Eritrea con nazionalità statunitense, sono invitati a lasciare la nazione entro dieci giorni dalla notifica”.

Tramite il suo portavoce, però, il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ha condannato l’ultimatun del governo eritreo rivolto a cittadini di specifiche nazioni. Annan chiarisce che la richiesta di Asmara contravviene agli obbligo assunto dall’Eritrea, nell’ambito della Carta delle Nazioni Unite, di considerare il carattere esclusivamente internazionale dello staff dell’Onu. Questo obbligo – specifica il segretario generale – è un principio fondamentale del peace-keeping Onu.

La richiesta – aggiunge ancora la dichiarazione trasmessa tramite il portavoce – non ha effetti sul segretario generale, che è stato investito del comando dal Consiglio di Sicurezza e comprende anche l’Organizzazione. Le Nazioni Unite – termina il comunicato – non possono accettare la richiesta e invita il governo eritreo a ritirare la decisione immediatamente, inequivocabilmente e senza condizioni. Infine il segretario generale reitera l’invito a ritirare tutte le restrizioni imposte dal governo eritreo alle operazioni di Unmee.

Alla fine di novembre, l’Onu aveva annunciato che avrebbe ritirato dall’Eritrea tutti i membri di staff non essenziali insieme con le loro famiglie, e aveva avvertito che la minaccia di conflitto aveva creato un ‘clima di instabilità potenzialmente volatile’. Unmee ha rilevato un incremento di attività militari lungo i 25 chilometri di confine conteso da Etiopia ed Eritrea, dove viene riportata una situazione di tensione.

A dicembre l’Etiopia ha mobilitato due divisioni della forza complessiva stimata di 12.000 uomini a 40 chilometri dal confine, che si sono aggiunte alle cinque divisioni già posizionate nell’area. Nonostante i ripetuti inviti da parte delle Nazioni Unite, il governo etiope ha fermamente rifiutato di richiamare le truppe, sostenendo che queste sono schierate solo come misura difensiva. Dopo l’accordo di pace del 2000 che ha posto fine alla guerra fra le due nazioni, truppe etiopi hanno continuato a stazionare nella città di Badme, che è stata assegnata all’Eritrea.

Fonti: International Security Network, UN spokesman

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