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| Anno 2005 | |
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Il 14 dicembre è stato inaugurato il ponte che congiunge il villaggio di Saweh con Herat, capoluogo della provincia più occidentale dell’Afghanistan. Costato due mesi di lavoro e circa 54.000 dollari, il ponte è stato ristrutturato grazie all’intervento del Provincial Reconstruction Team (Prt) italiano stanziato a Herat, che si occupa, attraverso la propria cellula per la cooperazione civile-militare (Cimic), dei progetti di ricostruzione di strutture pubbliche in Afghanistan, grazie ai fondi stanziati dal ministero della Difesa italiano. Alla cerimonia hanno partecipato il comandante del Prt, colonnello Dario Ranieri e i capi dei dipartimenti per lo sviluppo delle aree rurali e per l’irrigazione, il capo-villaggio e una rappresentanza degli abitanti.
Il ponte si trova lungo una delle arterie principali che si dipanano nella campagna afgana, ad est della città, e che permette di raggiungere il capoluogo. Il concetto di arteria principale è assai distante da quello italiano. Quella che passa per Saweh è una strada sterrata che in alcuni punti permette a malapena il passaggio di un veicolo per volta, ma a un osservatore estraneo alla realtà locale che si ponesse a osservare il traffico di uomini, mezzi e animali sul ponte, apparirebbe chiara l’importanza di questa struttura. Posta sul letto di un fiume che per la maggior parte dell’anno è fatto di sabbia e polvere, permette ai pulmini carichi fino all’inverosimile di persone, o ai pastori e ai contadini coi relativi armenti (buoi, capre, pecore, asini o dromedari) di raggiungere Herat. Quello di Saweh, più di altri, costituisce una congiunzione non solo materiale ma anche simbolica tra due realtà diverse come quella rurale e quella cittadina e, da oggi, tra due popoli, quello italiano e quello afgano, che da marzo operano fianco a fianco in quest’area per un comune progetto: la crescita della democrazia afgana. La missione dell’International Security Assistance Force (Isaf) della Nato, vede le nazioni partecipanti impegnate nel supportare le autorità governative locali nel processo di democratizzazione del paese. Quello di oggi è un altro tassello che si va ad aggiungere al mosaico di interventi che la comunità internazionale ha operato in Afghanistan e che, per quanto riguarda gli italiani, vede lavorare fianco a fianco a Herat i militari e gli addetti del ministero degli Esteri. Fonte: Stato Maggiore Difesa
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