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| Anno 2005 | |
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Oltre mille arresti, tra cui alcuni personaggi ricercati dal tribunale internazionale dell’Aia per crimini di guerra; armi, esplosivi e munizioni sequestrate; migliaia di pattuglie effettuate e una costante attività di intelligence per garantire la sicurezza in tutto il Kosovo e soprattutto evitare che il paese si trasformi in un rifugio per i ‘reduci’ provenienti dall’Iraq o in una base del fondamentalismo islamico alle porte dell’Europa.
E’ un bilancio in positivo quello dell’attività dei circa 300 carabinieri della Msu di stanza in Kosovo: un bilancio che ha ricevuto il plauso del comandante generale dell’Arma, generale Luciano Gottardo, che proprio per testimoniare la vicinanza dell’Italia e degli italiani ai militari impegnati all’estero, ha trascorso la vigilia di Natale con i suoi uomini nel quartier generale di Pristina. “L’Italia è fiera e orgogliosa di quello che fate. Tutti noi facciamo affidamento nell’opera umanitaria che portate avanti con grande impegno e professionalità, perché se questa terra troverà finalmente pacificazione lo dovrà anche a voi” ha detto Gottardo parlando di risultati “importanti e molto soddisfacenti”. Ad ascoltare le parole del comandante dell’Arma, oltre ai militari italiani, c’era anche una rappresentanza dei gendarmi francesi e dell’esercito estone, gli altri due paesi che assieme all’Italia compongono la forza Msu di Pristina. Nel corso della visita, Gottardo ha partecipato a un briefing operativo con il comandante del reggimento Flavio Garello, con il generale Giuseppe Valotto, da settembre a capo della Kfor (la missione di pace sotto bandiera Nato) e con Patrick Mura, capo dell’ufficio diplomatico dell’ambasciata di Belgrado a Pristina. Nella riunione si è parlato delle questioni più strettamente operative ma anche della situazione generale del paese. Secondo molti osservatori internazionali infatti, il Kosovo - ma anche la Bosnia (dove già vi sarebbero degli estremisti che per ottenere la cittadinanza hanno sposato donne locali) - potrebbe essere preso di mira dai fondamentalisti islamici, sia quelli reduci dall’Iraq sia quelli che puntano a impiantare basi operative alle porte dell’Europa. E’ evidente dunque che una presenza costante sul territorio non solo dei militari chiamati a compiti di polizia militare ma anche di coloro che si occupano più strettamente di intelligence, è fondamentale. “Questa è una terra ancora con grandi problemi - ha sottolineato Gottardo nel suo discorso - e la nostra presenza punta a portare pace e a costruire quella società che consenta a questa gente di vivere in tranquillità. Siamo qui per ripristinare il diritto rispetto al delitto”. Un compito che può essere realizzato solo se c’è, come d’altronde sembra camminando per le strade di Pristina, un atteggiamento cooperativo da parte della popolazione locale. “E l’accettazione da parte loro - ha aggiunto Gottardo - deve essere di sprone per continuare nella missione che per ora sta dando risultato importanti e molto soddisfacenti”. Degli oltre 1.100 arresti effettuati in un anno dai nostri militari, la maggior parte sono stati effettuati per detenzione illegale di arma da fuoco mentre quattro persone sono state fermate per un ordine di arresto del tribunale internazionale dell’Aja. Tra queste, un grosso esponente della malavita locale, trovato con 29 razzi Rpg sotto il letto pronti per essere impiegati, magari proprio contro i militari italiani. I carabinieri hanno sequestrato anche 500 chili di marijuana, mezzo chilo di esplosivo, 660 armi di vario calibro, oltre 20mila munizioni e formato diversi poliziotti, attività in cui i nostri militari sono molto esperti e la cui preparazione è riconosciuta a livello internazionale. Fonte: Ansa
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