Anno 2005

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La Cecenia è ancora il primo problema per Vladimir Putin

Giovanni Salati, 21 dicembre 2005

A concorrere per i 58 seggi (18 del Consiglio della Repubblica e 40 della Assemblea Popolare) del Parlamento bicamerale della piccola Repubblica di un Caucaso russo a chiara prevalenza religiosa musulmana, si sono presentati, il 27 novembre 2005, circa 3.000 candidati. In maggioranza, si è trattato di personalità appartenenti ai partiti federali ma non sono mancati gli indipendenti: per lo più ex-esponenti del secessionismo e possibile strumento di trattativa tra esso e le autorità della Repubblica e federali. Sullo status della Cecenia non si è affatto discusso. L’unica strada è quella dell’autonomia all’interno della Federazione Russa e della costituzione di una Tavola rotonda per la riconciliazione.

Al partito centrista e presidenziale Russia Unita appartengono i più importanti rappresentanti del potere autonomista ceceno, dall’attuale presidente della Repubblica Alu Alchanov al quasi trentenne Razman Khadyrov, vice-premier, figlio dell’ex-presidente Akhmad ucciso da un attentato secessionista nel maggio del 2004, e capo di una milizia personale di circa 7.000 unità, i “Khadyrovtsy”.

Alla competizione, stando alle stime ufficiali, sono stati chiamati circa 600.000 elettori. Un dato, però, da interpretare alla luce della partecipazione al voto concessa ai membri delle forze di sicurezza russe stanziate nella Repubblica e del probabile mutamento della popolazione locale cecena, sia nel proprio numero assoluto che nella propria composizione.

Il potere reale all’interno della Repubblica appare comunque appannaggio di Khadyorv, presso la cui residenza clanica di Tsentoroj risiede anche lo stesso primo ministro, il russo Sergej Abramov. A conferma, poi, del carattere clanico della società cecena, numerosi esponenti dei clan locali si sono candidati e l’esempio in tal senso più rilevante ha riguardato Magomed Khambiyev. Il fratello di Umar Khambiyev, a sua volta membro del governo secesionista di Abdul-Khalim Sajdullaev, successore di un Aslan Maskhadov eliminato a marzo del 2005, ha infatti corso per l’SPS. La candidatura in questione è apparsa come il risultato sia di affinità claniche sia di pressioni di Khadyrov su Khambiyev che si sarebbe prima arreso e poi candidato anche a causa del sequestro di propri famigliari, in quanto connessi con la guerriglia, forse proprio da parte della milizia di Khadyrov.

In relazione a queste elezioni, l’Unione Europea ha parlato di un progresso democratico. Il Consiglio d’Europa è stato invece rappresentato solo da testimoni, mentre la Confederazione degli Stati Indipendenti (CSI) è stata presente con inviati ufficiali. Organizzazioni come la russa Memorial e la internazionale Human Rights Watch hanno parlato di una farsa ma per il presidente ceceno Alkhanov si è trattato di elezioni vere con un tasso di affluenza del 60% che, però, il sito secessionista Kavkazcenter riduce a non più del 10 per cento.

La consultazione, in ogni caso, va vista come un punto a favore della amministrazione autonomista cecena e del presidente federale Vladimir Putin. La popolazione locale ha, infatti, dimostrato di volere pace e normalità, anche attraverso queste elezioni. Russia Unita ha ottenuto circa il 60% dei consensi (nove seggi nel Consiglio della Repubblica e 24 nell’Asemblea Popolare), il PCFR il 12% (tre seggi nel Consiglio della Repubblica e tre nell’Assemblea Popolare) e l’SPS il 10,5% (quattro seggi nell’Assemblea Popolare), mentre Unione Eurasiatica (4,26% e un seggio nel Consiglio della Repubblica), Yabloko (3,36%), Rodina (2,8%), Liberal-Democratici (1,7%) e Volontà Popolare (1,2%) non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%. Quattordici, infine, gli indipendenti, per lo più legati a Khadyrov: cinque nel Consiglio della Repubblica e nove nella Assemblea Popolare.

La consultazione ha eletto il quarto parlamento ceceno dalla fine dell’Unione Sovietica. Quello secessionista del 1992 è stato sciolto nel 1994 dal primo leader del secessionismo ceceno, il generale Dudaev, che lo trovava di intralcio; mentre nel 1996, con il primo breve ritorno dei Russi a Grozny, quello autonomista non ha avuto il tempo sufficiente di riunirsi. Quello secessionista del 1997 infine, in epoca-Maskhadov, ha brillato per inattività ed è stato sciolto con il secondo ritorno dei Russi.

In occasione della seduta di inaugurazione del nuovo Parlamento, nel corso della prima metà di dicembre del 2005, il presidente Putin ha tenuto un discorso di forte apertura nei confronti del mondo islamico. Putin ha tra l’altro definito la Russia il più fedele, costante e affidabile difensore dei suoi intreressi, ricordando come rappresentanti dei maggiori Stati islamici fossero presenti al momento sia del referendum costituzionale ceceno sia delle elezioni presidenziali cecene e come tanto l’Organizzazione della conferenza islamica (Oci) quanto la Lega degli Stati arabi abbiano presenziato alle elezioni politiche appena svolte.

La situazione della Repubblica resta in ogni caso difficile a causa di una guerriglia attiva per lo più nella sua zona meridionale e nonostante la cecenizzazione del problema attuata anche attraverso misure come la costruzione della base militare di Khanakala, il sostegno alle strutture statali repubblicane da parte del centro e l’elevazione di Khadyrov, da parte di Putin, al rango di “Eroe della Russia”.

Il quasi quindicennale problema ceceno ha causato circa 100mila morti e se le forze russe risultano relativamente ben pagate, e se lo stesso può dirsi per una guerriglia secessionista non priva di appoggi finanziari esterni, la situazione quotidiana della popolazione civile appare difficile. In un contesto di disoccupazione quasi totale e di economia diffusamente illegale, un sondaggio realizzato fra la popolazione ha mostrato come il 2% di essa sostenga che è il Parlamento eletto a decidere in Cecenia, come il 9% abbia optato per Putin e come il 72% abbia scelto un Razman Kahdyrov la cui lealtà verso Mosca, anche in considerazione del passato del padre, non è detto sia da considerarsi come eterna.

Un consolidamento della Cecenia, in nome e per conto della Russia e viste anche le notevoli quantità di denaro che affluiscono da Mosca a Grozny, buona parte del quale si disperde poi a beneficio delle elites locali, è comunque evidente e Khadyrov sembrerebbe essere riuscito laddove Dudaev e Maskhadov hanno fallito. In ragione del notevole potere locale del vice-premier, la Cecenia sembra infatti configurarsi come territorio a sé stante e come caso singolare di political marketing in base al quale la Russia sostiene una Cecenia de facto indipendente che però non dichiara tale status e anzi si riconosce, almeno formalmente, come parte della Federazione. La preminenza locale del vice-premier è inoltre probabile che aumenti nel corso del 2006. Khadyrov, infatti, compirà allora 30 anni, soglia minima indispensabile per candidarsi alla presidenza della Repubblica.

L’instabilità caucasica e le sue ricadute di immagine e politiche continuano a costituire il primo problema per un Vladimir Putin che ha puntato non poco, sulla necessità di un rafforzamento autonomo della Russia da realizzarsi anche attraverso la normalizzazione della regione.

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