Anno 2005

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Il vescovo Beshara Rai: Usa responsabili dei conflitti in Medioriente

Clara Salpietro, 13 dicembre 2005

Byblos, Libano - “L’America è il principale responsabile dei conflitti in Medioriente, se vuole può risolverli”. A sostenerlo è il vescovo cristiano maronita di Byblos, Beshara Rai, già segretario del Sinodo speciale per il Libano. Byblos è una cittadina libanese cristiano-maronita, dove il porto era famoso per il commercio del legno, e successivo centro di irradiazione della cultura fenicia, contende a Ugarit il primato della scoperta dell’alfabeto. Di certo c’è che il termine byblos, che vuol dire papiro, cominciò a significare ‘libro’ in tutto il mondo greco. Byblos venne conquistata dai Persiani, da Alessandro Magno, diventando centro del culto di Adone, dai Romani, dagli Arabi e dai Crociati.

Per monsignor Rai in tutto il Libano oggi è necessaria una separazione tra politica e religione e inoltre porre fine a numerose contraddizioni interne. “Per noi dopo 30 anni – aggiunge – è l’aurora di un’era nuova, perché israeliani e siriani si sono ritirati, gli esiliati sono tornati, gli imprigionati sono usciti. E’ un’era nuova ma critica. La guerra dal ’75 a ora ha distrutto la vita politica, economica e i valori morali. Dopo questo periodo di problemi bisogna ricostruire il Paese. Però c’è la guerra in Iraq, il conflitto israelo-palestinese e arabo-israeliano, l’assassinio di Hariri e le sue ripercussioni, in pratica stiamo affrontando problemi interni che si ripercuotono sulla vita libanese”. “E’ un periodo critico – prosegue – che dà speranza, questa prima non era in tutti i cuori, adesso invece la paura di andare via dal Paese non c’è più”. C’è molto da cambiare, per il vescovo di Byblos, soprattutto nella mentalità, per dare un buon esempio ai giovani libanesi.

“La nuova generazione – commenta il vescovo - ha un lato positivo: crede nel Libano, rifiuta il modo con cui il Paese è stato governato, è aperta alla democrazia. E’ una gioventù universitaria che si prepara per un bel avvenire a livello scientifico. Il lato negativo è che vogliono le cose facili, cambiare il volto delle varie situazioni in poco tempo. C’è superficialità, litigano. E’ bene appartenere a correnti differenti, ma non va bene essere in lotta. I giovani da un lato vogliono la democrazia, dall’altro la eliminano con gli scontri. Devono invece essere educati allo spirito di gruppo, rispettandosi. Hanno bisogno di un esempio, soprattutto da parte di chi governa, ma questo non viene fatto, ci vuole il cambio di mentalità a cominciare dal governo fino alla popolazione. Qui lo sbaglio è che prima viene il partito politico e poi il Paese”. Tante le iniziative avviate dalla chiesa maronita per avvicinare i giovani e tante le attività di aiuto nel periodo della guerra.

“E’ stata una guerra telecomandata – sottolinea Rai – era chiamata ‘la guerra degli altri’, era guidata da una organizzazione internazionale. L’America ci aveva lasciati nelle mani della Siria e di Israele. C’è stata la tragedia dell’emigrazione, ma la gente non ha perso la speranza. Il popolo libanese non vuole morire, già il giorno dopo il bombardamento ricostruiva. Nessuno ha vissuto sotto le tende, tutti ospitati nelle case, scuole, conventi. Questa solidarietà ha fatto affrontare i progetti di ripresa in Libano. La grande difficoltà è passata. Si volevano creare piccoli stati confessionali. La politica internazionale vuole che Israele sopravviva e per fare questo è necessario bombardare la società, il settore militare ed economico. E’ tutto un progetto. Non credo che ci sarà pace duratura nel mondo arabo, finché non viene fatto il passo di separare politica e religione, questo è quello che deve fare la comunità internazionale se vuole intervenire”. “L’elemento che va contro la guerra – sostiene – è la religione, si vuole salvare la politica attraverso la religione. Nessuno ha il diritto di ammazzare l’altro.”

Beshara Rai indica però delle vie d’uscita per risolvere i conflitti che attanagliano il Libano: “Le Nazioni Unite e la comunità internazionale dovrebbero fare pressione su ebrei e musulmani per far capire che il mondo non può andare avanti sulla teocrazia. La Siria è musulmana e tutto quello che fa per i musulmani va bene, perché sono tutti fratelli, questa non è una buona cosa. Non è possibile che gli Hezbollah portino le armi e allo stesso tempo siedano in Parlamento. Queste contraddizioni non sono ammesse. I palestinesi sono stati strumentalizzati per fare la guerra in Libano. Ci vuole pazienza, democrazia, diplomazia. Il popolo libanese ha il merito che non si abbatte”.

“La guerra – è il pensiero del vescovo cristiano maronita – è stata voluta da Israele, perché voleva distruggere la forza economica, politica, di regime democratico esistente e di libertà pubblica, e senza volerlo si sono ritrovati gli arabi alleati. Quando scoppiò la guerra, tutti i Paesi Arabi hanno mandato dei mercenari perché, è stato detto, finalmente il Libano poteva diventare musulmano. Tutti devono essere consci che il Libano ha il suo ruolo nella regione, ha un ruolo di equilibrio”. “Il messaggio che invio al mondo del Medioriente – conclude – è che ci sia dialogo tra culture e religioni diverse, rispettare l’altro. Con pazienza i libanesi devono resistere e ricostruire. L’ultima parola non è per la morte, ma per la vita. Comunicare è la ricetta giusta per uscire dalla crisi in cui si trova il Libano”.

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