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| Anno 2005 | |
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Gli attentatati del sette luglio a Londra hanno segnato ancora una volta la netta cesura tra due modi di intendere la vita e la convivenza tra diversi.
Uno, al tempo pragmatico e tollerante, incarnato dal primo ministro Tony Blair e dal ministro dell'Interno Beppe Pisanu, capaci di distinguere il grano dalla morchia, di separare il miliardo di mussulmani dai pur numerosi fanatici che provocano stragi, soprattutto ai danni di altri mussulmani, come vediamo quotidianamente in Iraq e abbiamo visto per molti anni in Algeria. L'altro incarnato a vario titolo dal British National Party che, nel richiedere misure drastiche (senza specificare quali), ha messo la foto dell'autobus sventrato sui propri manifesti elettorali, offendendo tutte le vittime una seconda volta, e dalla Lega Nord che chiede lo stato di guerra, compiendo tutti gli errori che si possono compiere in un colpo solo. Il primo, giuridico. A chi la dichiariamo la guerra? Alla Gran Bretagna, visto che i kamikaze erano cittadini britannici? All'Iraq? Alla Giordania? All'Arabia Saudita? Il secondo, politico, visto che lo scopo del terrorista è terrorizzare e mettere in atto tali misure significa dire "siamo terrorizzati e per difenderci siamo disposti a sacrificare tutto". Infine un errore tattico, nel senso che questa richiesta - come altre richieste nel passato - mette in luce l'indole poco democratica (mi si perdoni l'eufemismo) di questo partitino che per sopravvivere decide di parlare alla pancia e non alla testa delle persone. Ciò che più mi colpisce è la generalizzazione, che posso perdonare alla gente, poco informata o addirittura disinformata e priva di tranquillità, su una serie di versanti a partire da quello economico, cui si aggiungono tutti gli altri. Da condannare è invece chi cavalca l'onda di questa emotività, dimenticando che noi siamo diversi agli occhi degli altri e che solo dall'incontro delle diversità viene fuori il progresso civile: circa 2000 anni fa alcuni giudei impararono il greco, dalle parti di Atene e Tessalonica, si trasferirono a Roma e lì maturò la civiltà cristiana, dall'incontro delle culture greco-romana (a sua volta risultato di una fusione) e giudaica, che erano quanto di più diverso si potesse immaginare. Altro che cristianesimo e islamismo, che hanno più punti in comune che di diversità. Certo è che fa una certa impressione sentir parlare (ancora!) di civiltà superiori o inferiori nei giorni del decimo anniversario della strage di Srebrenica, quando i cristianissimi militari serbi massacrarono in due giorni 8.000 (ottomila) civili mussulmani, colpevoli solo di essere tali, con tanto di benedizione di pope barbuto.
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