Anno 2005

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Esercito e alloggi, un programma fino al 2008

Tony Settembrini, 27 luglio 2005

L'Esercito, sotto la spinta del professionismo che si è consolidato nelle forze armate italiane, è ormai cambiato. Le innovazioni non sono state solamente di carattere operativo. Gli ultimi anni hanno visto un'accelerazione nelle attività di tutela e benessere del personale, ormai composto interamente da professionisti e comunque volontari destinati a diventare tali.

In questo contesto, un peso rilevante è dato dalla componente infrastrutturale della Forza armata e in particolare dagli alloggi per il personale. Le infrastrutture dell'Esercito sono in gran parte costituite da immobili risalenti agli anni Trenta, che nel passato sono stati oggetto di limitati interventi di ammodernamento a causa delle scarse risorse disponibili e per i quali oggi risultano necessari degli adeguamenti di carattere strutturale per renderli conformi sia alle necessità operative delle unità sia alle giuste aspettative del personale.

Nonostante le limitate risorse finanziarie disponibili, si è puntato al miglioramento della qualità della vita del personale accasermato, prevedendo - tra l'altro - l'ammodernamento degli alloggi e l'approvvigionamento di arredi funzionali e confortevoli.

Nel 2004 è stato avviato il progetto Alloggiamento volontari, con l'obiettivo iniziale di appaltare tutti i lavori necessari entro il 2008 per un onere stimato di circa 600 milioni di euro. Il completamento del progetto, se fossero garantiti i volumi finanziari previsti, dovrebbe consentire di soddisfare l'esigenza alloggiativa complessiva per i volontari dell'Esercito pari a circa 80.000 posti letto.

In particolare è stata prevista la realizzazione di due standard abitativi. Il primo è quello ottimale ed è relativo al 60% circa del fabbisogno alloggiativo complessivo (48.000 posti). Prevede camere da due posti letto, ambiente separato per lo studio e il tempo libero, angolo cottura e servizi annessi. Questa tipologia di alloggio consentirà, in prospettiva, e dopo l'esecuzione di modesti lavori di adattamento, di ottenere abitazioni per piccoli nuclei familiari.

Il secondo standard, che caratterizzerà il rimanente 40%, è destinato a un utilizzo più generale e si basa su alloggi collettivi con camere indipendenti per un massimo sei posti letto ciascuna.

Nell'esercizio finanziario 2004, con risorse finanziarie assegnate, pari a circa 34,6 milioni di euro, sono stati appaltati lavori per la realizzazione di 3.026 posti letto a standard ottimale, a fronte dei 3.600 posti previsti, con una percentuale di raggiungimento dell'obiettivo prefissato pari all'84 per cento.

Per l'anno 2005, caratterizzato da disponibilità finanziarie ridotte a circa un terzo di quelle richieste, è stato possibile assicurare la copertura a un numero d'interventi pari a circa il 30% di quelli previsti (8.600 posti letto a standard più elevato e 4.000 del tipo collettivo).

Il questione degli alloggi non riguarda solamente il volontari di truppa ma tutto il personale militare con famiglia. Il problema della casa è infatti particolarmente sentito anche in considerazione delle esigenze di mobilità del personale. Per rispondere a questa esigenza, anche a fronte delle mancate assegnazioni di bilancio per la costruzione di nuovi alloggi di servizio, si sono studiate soluzioni che includono il ricorso alla finanza creativa.

L'Esercito ha in corso di definizione un progetto di realizzazione di alloggi di servizio per il personale, da finanziare con capitali privati, mediante il ricorso al project financing. Con questo strumento si prevede, ad esempio, la costruzione di un complesso residenziale da affidare in concessione trentennale a una società di gestione. Il complesso dovrebbe comprendere circa 600 alloggi con superficie media di 80 metri quadri e un'altra struttura destinata a ospitare in via temporanea il personale frequentatore di corso.

Alla società di gestione andrebbe il canone demaniale attualmente fissato dal regolamento vigente per gli alloggi di servizio della Forza armata. In aggiunta al canone, quale parziale contropartita per il perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario, si potrebbe cedere una infrastruttura non più necessaria alla Forza armata e già inserita nel programma delle dismissioni (1° Dpcm, Legge 662/96). Al termine del periodo di 30 anni, tutte le opere realizzate torneranno nella piena disponibilità dell'Esercito.

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