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| Anno 2005 | |
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La vittoria dell'Augusta Westland nella competizione della US Navy per i 23 elicotteri dell'Air Squadron Marine One, che serve i vertici americani nei loro spostamenti, è molto più di una affermazione industriale di un'azienda italiana per la difesa. Altre in passato hanno colto simili allori, anche se non così altisonanti: ad esempio l'Oto Melara, quando negli anni '80 fece diventare il suo cannone da 76/62 compatto l'arma standard della stessa US Navy. Oppure Elettronica Spa, con le sue contromisure radar fornite alla Marina israeliana nella guerra del Kippur del 1973, alla Luftwaffe nella guerra fredda e al consorzio Eurofighter oggi. O ancora la Macchi, che ha inondato i cieli dei suoi addestratori 326 e 339. La vera novità oggi è il significato simbolico della scelta, la sua valenza politica nel contesto dei rapporti euroamericani, e la magnitudine potenziale delle sue conseguenze sul mercato mondiale dell'aerospazio.
La decisione rappresenta innanzitutto una ricompensa per gli alleati più fedeli degli Stati Uniti nella difficile contingenza seguita dopo le recenti guerre mediorientali. Nel contempo sembra delineare un segnale di apertura verso l'Europa da parte della amministrazione Bush. Blair e Berlusconi ne saranno certamente beneficiati. Il leader italiano forse più del suo collega britannico, per una serie di ragioni:, la leadership italiana del gruppo elicotteristico autore del successo, la straordinarietà di un avvenimento che si inserisce come piacevole sorpresa in un molto reclamizzato declino del sistema produttivo nazionale e l'imminenza di una difficile consultazione elettorale nella quale tutto ciò potrà essere speso. Quest'ultima ragione è forse la meno incisiva, dato che l'Agusta e la sua finanziaria Finmeccanica costituiscono un segmento non così politicamente influente del panorama industriale italico, almeno fino a ieri l'altro. L'impatto della vittoria del US (o EH) 101 nell'imminente competizione regionale potrebbe essere relativamente marginale, soprattutto nelle regioni non beneficiate dal contratto col Pentagono (quelle favorite sono soprattutto Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana e Campania). Una sconfitta sarebbe stata molto più rilevante, viceversa. Avrebbe offerto all'opposizione di centro-sinistra un facile argomento per minimizzare e deridere l'influenza che Berlusconi ha sempre sostenuto di aver acquisito nell'ambito dell'amministrazione statunitense. Lo scorso venerdì ha dimostrato che una tale influenza esiste ed è stata determinante nel conseguimento del risultato. Pare infatti che il precedente mercoledì i tecnici del Pentagono avessero concluso la valutazione delle offerte di Agusta Westland e Sikorsky con un verdetto di parità, lasciando al vertice politico - Rumsfeld, e quindi Bush - l'onere di una decisione tanto delicata. Il vertice ha deciso nel modo coraggioso che sappiamo e che francamente nessuno si aspettava. Si può essere certi che se il Regno Unito e anche l'Italia non avessero assunto sull'Afghanistan e l'Iraq la posizione che hanno assunto, la gara si sarebbe conclusa con un esito ben diverso. Con un po' di ottimismo si potrebbe ritenere anche che il segnale che l'amministrazione ha dato vada al di là dei paesi beneficiati. Alla vigilia del viaggio di Bush in Europa - alla volta in particolare di quel quartier generale brussellese dell'Unione Europea che nessun presidente americano ha mai visitato - uno strappo così clamoroso delle consuete autarchie pentagonali potrebbe infatti significare una nuova disposizione della dirigenza americana verso l'Europa. Tutta l'Europa - vecchia, nuova, carolingia, veteroatlantica, continentale, insulare e peninsulare. Come tale, questa disposizione risulterebbe propedeutica ad aperture ancora più significative. Il secondo attivo italiano è relativo alla specifica connotazione Agusta-Finmeccanica della vittoria. Come si è visto dalla stampa internazionale, tutti sembrano aver vinto: il Times ha scritto che il 21% delle commesse collegate al EH 101 andranno nel Regno Unito, negli stabilimenti Westland di Yeovil (così scrive il giornale, in realtà sono Agusta-Westland), il 64% negli USA, in particolare nelle fabbriche Lockheed Martin del Texas e dello Stato di New York, e solo il 15% in Italia. Gli ambienti vicini a Blair esultano. Hillary Clinton, senatrice dello Stato di New York, è euforica. Gli amici texani dello stesso presidente Bush non nascondono la soddisfazione di aver strappato l'ambito risultato al Connecticut - lo Stato della United Technologies, proprietaria della Sikorsky, uno dei senatori del quale è quel Lieberman che ha diretto la campagna di Kerry - a favore della loro Stella Solitaria. La stampa italiana e le stesse istituzioni sono quelle che danno prova di maggiore misura. La prima forse perché non ha capito del tutto, le seconde perché sono prese da altre ambasce e si rendono conto che lo US 101 conta meno di una nevicata sulla A3, delle primarie in casa GAD, o delle deroghe alle liste liguri e laziali in casa loro. Fatto sta che la vittoria è veramente formidabile, sia da un punto di vista simbolico che sostanziale. Sul primo aspetto non c'è bisogno di soffermarsi. Dal 2009, anno di entrata in servizio del primo US 101, almeno centodieci volte all'anno, quanti sono all'incirca i venerdì e le domeniche sere (o i lunedì mattina) combinati, le più importanti stazioni televisive del mondo faranno vedere il maggior reggitore temporale del pianeta che, per andare e venire dal week end, sale e scende da un elicottero progettato e industrializzato da un gruppo a guida italiana. Dato che anche il Papa avrà a breve un EH 101 Vip a disposizione per i suoi spostamenti, si può dire che voleranno su elicotteri Agusta Westland le più importanti e carismatiche personalità del mondo. Era forse da Guglielmo Marconi ed Enrico Fermi che un'entità italiana non si rendeva artefice di un simile risultato, e persino allora non ne erano consapevoli ogni settimana centinaia di milioni di persone. Quali saranno le istituzioni planetarie che ardiranno di esimersi dall'imitarli? Chi potrà certificare che l'EH/US 101 non è il migliore elicottero pesante del mondo? Si può solo ipotizzare il gradiente - e il ritorno - promozionale che avranno le future riprese televisive dalla South Lawn della Casa Bianca. Questo per quanto riguarda i simboli. Per la sostanza, più o meno la stessa cosa, nonostante i ben informati giurino che la gara del Marine non avrà epigoni. Sarà difficile giustificare perché i piloti della US Air Force abbattuti su un territorio nemico non debbano aver diritto, per il loro recupero, a un mezzo altrettanto affidabile e sicuro di quello con il quale loro Comandante in Capo va a giocare a golf. Il quesito interessa una gara che sarà bandita a breve, per 194 elicotteri Combat SAR (Search and Rescue) della US Air Force, dal valore di sei miliardi di dollari, con tutto quello che potrebbe seguire. La flotta elicotteristica americana è immensa ma largamente obsoleta e i risultati si vedono. In Iraq e Afghanistan sono caduti più di un centinaio di "choppers", con centinaia di caduti, non tutti per azione nemica. Quello del Sea Stallion nel deserto iracheno con trentuno perdite proprio nei giorni della scelta potrebbe forse aver influito sul suo esito. E' anche da considerare che, oltre all'obsolescenza, la vera ragione per la gara per il Marine One è che la flotta di Sikorsky Sea Kings e Sea Hawks che costituiscono la sua attuale linea (undici e otto, rispettivamente) sono stati riempiti di tanti e tali apparati di contromisure elettroniche e di Tlc da risultare sovrappeso, e perciò poco sicuri. Il 101 risolve tutti i problemi con la sua capienza, il carico utile, la velocità e l'affidabilità della sua motorizzazione - potente e trina - progettata per le impegnative esigenze degli elicotteri che lavorano d'inverno attorno alle piattaforme petrolifere del Mare del Nord. Il nuovo Sikorsky sconfitto è un bimotore messo a punto molto in fretta per le esigenze della gara presidenziale, dal futuro incerto. Non è detto che potrebbe spuntare una rivincita per la gara Usaf, dato che le inevitabili fortissime pressioni per una revanche tutta yankee saranno controbilanciate dalla persistente disparità di prestazioni con il suo rivale italo - inglese. Analoghe considerazioni valgono per le gare che farà la US Navy per le sue esigenze, antisom, utility, Sar, eccetera. Soprattutto se l'avvenieristico convertiplano Osprey della Boeing, che avrebbe dovuto mandare in pensione gli elicotteri pesanti delle Forze armate americane, continuerà a essere un "problema e non una soluzione". Questa, per inciso, potrebbe essere la vera ragione per la quale l'industria americana si è fatta trovare tanto impreparata all'appuntamento dei rinnovi delle vecchie flotte di elicotteri. Qualche anno fa pensava di poterlo fare con i convertiplani. Ora corre ai ripari, ma gli europei nel frattempo non sono stati con le mani in mano. Se si dovesse arrivare ad altre competizioni anche per gli elicotteri medi, è europeo anche il miglior campione della categoria, l'NH 90, del quale l'Agusta Westland è produttore in compartecipazione paritetica con francesi e tedeschi dell'Eurocopter. Ma questa è un'altra storia, buona - speriamo - per un'altra volta.
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