Anno 2005

Cerca in PdD


I risultati delle elezioni in Iraq

Fernando Termentini, 14 febbraio 2005

Le elezioni in Iraq sono state vinte dagli sciiti, dal partito del grande ayatollah Ali al Sistani, una delle massime autorità sciite. E' la prima volta nella storia dell'Iraq che gli sciiti vanno al potere e a far parte dei 275 membri dell'Assemblea Nazionale. Molti gli intellettuali iracheni del partito moderato di Al Sistani. Storici, professori universitari, ricercatori. Molti di loro apertamente non favorevoli all'occupazione militare americana.

Non solo i moderati di Al Sistani fanno parte dell'etnia sciita irachena. Ci sono anche estremisti come Moqtada Al Sadr che, abbandonata la lotta armata proprio per la mediazione del grande ayatollah, dopo questa vittoria elettorale difficilmente sarà disposto a rimanere in ombra. La situazione quindi in questo momento non è assolutamente delineata e consolidata. E' necessario aspettare per verificare come si proporranno gli estremisti sciiti. Un'ipotesi potrebbe essere che, se non soddisfatti da quanto offrirà loro Al Sistani, potrebbero aprire alleanze con l'opposizione sunnita, in particolare del vecchio partito Bath.

Il risultato elettorale rispecchia la suddivisione etnica dell'Iraq, dove gli sciiti sono circa il 60%, i curdi intorno al 15% e i sunniti il 20 %. I sunniti hanno disertato il voto mentre curdi hanno votato raggiungendo un risultato unanime e pari alla loro percentuale di presenza nel paese. Nell'immediato potrebbe rappresentare la condizione del raggiungimento dell'autonomia a loro sempre negata da Saddam, anche ricorrendo a feroce repressioni.

Le minoranze - come quella cattolica che vanta circa 800.000 persone - sperano di non essere escluse dalla vita del paese e guardano con fiducia all'incontro avvenuto prima delle elezioni fra Al Sistani e il patriarca cattolico caldeo Emamnuel Delly. Un atto significativo che ha visto parlarsi le due massime autorità di due religioni monoteiste che generalmente mal si coniugano in queste aree del mondo. Paesi come l'Iran, l'Afghanistan e il Pakistan, dove l'essere cattolici molto spesso significa non avere diritti. Un segnale che dovrebbe indicare un futuro iracheno più laico rispetto a quanto ci si potesse aspettare.

Un altro aspetto importantissimo del risultato elettorale iracheno è rappresentato dal fatto che gli sciiti non hanno raggiunto la maggioranza assoluta. Si è venuta a determinare quindi una situazione che se ben gestita - e Al Sistani è in grado di farlo egregiamente - porta al colloquio e alle alleanze politiche che dovranno coinvolgere sicuramente anche i sunniti. Ciò abbasserà il pericolo dell'isolamento e dell'emarginazione della componente sunnita dopo decenni di incontrastato predominio politico, a totale vantaggio della sicurezza nel paese.

Sarebbe straordinario se in un prossimo futuro anche i cattolici potessero esprimere un cristiano al governo. Una eventualità non remota per gli iracheni, se si pensa che la pur assurda dittatura di Saddam lasciava spazio a un cristiano caldeo come numero due del regime.

I partiti che si sono presentati alle elezioni sono centoundici. Si stima che gli aventi diritto al voto siano stati circa quattordici milioni, di cui un milione di residenti all'estero. Essendo venuto a mancare un corretto e completo censimento degli elettori prima dell'espressione di voto, si è stati costretti ad applicare un rigido sistema proporzionale. Il risultato, in presenza dell'assoluta astensione dei sunniti, potrebbe innescare una forte tensione se i sunniti stessi non riconoscessero l'autorità del governo che sarà nominato.

Peraltro, non si può dire che la sicurezza nel paese sia ormai garantita. Quelli che forse troppo semplicisticamente sono chiamati "attori della resistenza afgana" esistono infatti ancora e sono solo dormienti. Terroristi di fatto mercenari del terrore, come sono tutti coloro che operano al di fuori del conflitto in una nazione che non è la loro: giordani, afgani, arabi in generale che scorazzano nel paese e che con le loro azioni uccidono il popolo iracheno e provocano solo qualche occasionale vittima fra i combattenti veri e propri. Le motivazioni ideologiche di costoro sono state peraltro sconfessate dalle elezioni, in quanto il popolo ha dimostrato di non condividere la violenza e la minaccia terroristica.

Non si può, dunque, non temere che costoro non stiano preparando un gesto eclatante di risonanza mondiale, tale da compromettere il risultato elettorale e forse anche costringere il moderato Al Sistani a misure estreme. Una eventualità che rappresenterebbe un'offesa per i morti iracheni che hanno voluto queste elezioni e per quanti stanno tentando di uscire dal buio dell'era di Saddam e dagli attenti e rapimenti attuali.

E' stato compiuto un passo verso una democrazia, ma è necessario tenere ben presente che gli episodi violenti che si sono finora verificati hanno coinvolto le zone di Bagdad, Samara, Mosul e Ramadi dove vive circa il 38% della popolazione irachena e ora si stanno estendendo anche a sud, a Basra (Bassora) capitale degli sciiti.

Bassora, conosciuta come la Venezia d'Oriente, la città da cui Simba il Marinaio avrebbe iniziato i suoi viaggi, è la capitale spirituale degli sciiti, degli iracheni del sud, coloro che nel 1991, ribellatisi a Saddam, furono poi abbandonati dagli Usa che avevano invece assicurato ogni possibile appoggio contro il dittatore appena sconfitto in occasione della guerra del Golfo. L'America di allora, uscita vittoriosa dalla guerra, in quel momento temette che l'affermazione politica degli sciiti potesse agevolare la nascita di un governo filo iraniano.

L'America di oggi sembra invece accettare questa sfida. Forse perché ha come riferimento Al Sistani, un moderato. Non si deve però dimenticare che non altrettanto moderati sono altri sciiti che potrebbero essere destinati a governare l'Iraq. Un esempio per tutti: Abdul Aziz al Kakim, capo di una delle principali formazioni politico religiose sciite. Gode dell'appoggio di Al Sistani, pur essendo al vertice del Consiglio per la rivoluzione islamica (Sciri) e giudicato molto vicino all'Iran. Abdul Aziz ha più volte lanciato da Teheran l'esortazione alle popolazioni del sud perché si mobilitino per raggiungere la democrazia e nello stesso tempo resistere alla dominazione straniera.

La posizione americana, quindi, rispetto al 1991 è sostanzialmente differente. Gli Usa hanno lasciato quello spazio che fu negato agli sciiti nel 1991, concedendo alla etnia maggioritaria della regione, forse per esaltare nello stesso tempo il potenziale di controllo nei confronti di Teheran nei cui confronti hanno formalizzato un monito a non percorrere strade di escalation nel campo del nucleare. I notabili sciiti che hanno vinto le elezioni in Iraq sono amici di Teheran, molti di essi hanno trovato rifugio a Teheran durante le epurazioni di Saddam. Concedere spazio nel loro paese potrebbe garantire un'apertura verso l'Iran.

E' difficile quindi fare previsioni, almeno in questo momento. Sicuramente ci troviamo di fronte a un'emergente condizione democratica, per la quale il voto ha palesato la volontà irachena di raggiungere una unità nazionale che cancelli definitivamente il terrore della dittatura e la minaccia degli attentati. La vittoria sciita, seppure sostanziale, non apre le porte a un sistema di governo teocratico, obbligando invece gli sciiti a trovare convergenze con le altre etnie. Il moderato Al Sistani potrebbe anche rappresentare la chiave di volta per un'apertura verso l'Iran.

Sicuramente, però, non bisogna abbassare la guardia nei confronti di chi invece vorrebbe vedere il riaffermarsi di gestioni politiche non democratiche e che rinnega l'approccio laico della politica a favore dell'oscurantismo dei paradossi e degli estremismi religiosi. Non bisogna infatti sottovalutare che in Afghanistan e in Iraq per la prima volta nella storia hanno votato anche le donne e questo potrebbe dare "fastidio" ed essere letto come un pericolo per quei paesi dove questo diritto non è ancora possibile, suscitando reazioni sconsiderate delle componenti estremiste e fanatiche che vedono vanificata dalla volontà di un popolo quello che hanno cercato di affermare nei secoli, proprio con lo scopo di sottomettere il popolo.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM