Anno 2005

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Il fosforo bianco e le chimere della guerra moderna

Vittorio Vasari, 30 novembre 2005

Le presunte rivelazioni sull'impiego del fosforo bianco da parte dell'esercito Usa nella battaglia di Fallujah forniscono lo spunto per affrontare quelle che potremmo definire le “chimere della guerra moderna”. Tutto nasce da un articolo piuttosto tecnico, pubblicato nel numero di marzo-aprile 2005 sulla rivista ‘Field Artillery’ (artiglieria da campagna) dell'esercito Usa, dal titolo The Fight for Fallujah. Il capitano James T. Cobb (coautore insieme con il tenente Christopher A. LaCour e il sergente William H. Hight), ignaro di ciò che avrebbe scatenato, scrive un resoconto delle lezioni apprese nella battaglia di Fallujah del novembre 2004. E lo fa con la competenza e anche con il giusto distacco del professionista. Come un chirurgo che redige un articolo per una rivista di settore, senza indugiare in sentimentalismi e con un certo apparente cinismo.

A leggere bene l'articolo, una volta digeriti i molti acronimi tipici della letteratura militare angloamericana, non si scorge nessuna esaltazione sull'impiego del White Phoshorous. A parte lo sciagurato termine "shake and bake" (coerente con la passione tutta nordamericana di affibbiare nomignoli, lo stesso WP è "Willie Pete"), l'esaltazione dell'uso di questo tipo di munizionamento è minimo rapportato ai contenuti del pezzo. E si scopre che, assieme al WP, i due semoventi d'artiglieria e i mortai della task force del capitano hanno sparato le usuali granate ad alto esplosivo (HE) con vari tipi di spolette. L'ufficiale poi non parla solo del fuoco terrestre ma illustra anche il supporto di fuoco aereo.

In nove giorni di fuoco due semoventi da 155 mm hanno sparato 925 granate. I quattro mortai da 120 e i due da 81mm altre 942 bombe. Circa 2.000 colpi in totale. Facendo due conti, gli obici "Paladin" hanno sparato una media di 46 colpi al giorno. Neanche due colpi l'ora sui quattro Km quadrati del settore di competenza della task force. Poco, considerato che hanno combattuto anche di notte. Non sembra una tempesta di fuoco: si dovrebbe però verificare quali sono gli indici di consumo munizioni per ogni giorno di combattimento nelle aree urbane, che riducono di molto l'efficacia delle artiglierie. Il fosforo è stato anche impiegato nelle missioni dottrinali: cortine nebbiogene, illuminazione e segnalazione dei bersagli. Non è noto quante granate WP siano state sparate né quanto fuoco abbia erogato l'artiglieria divisionale sul settore della task force. Però, considerato anche il consumo dovuto all'aggiustamento e alle missioni di screening o illuminanti, risulta difficile immaginare una Fallujah "fosforizzata".

Gli aerei hanno sganciato bombe a guida terminale laser Gbu, altre Jdam a guida satellitare che centrano il bersaglio con un errore di pochi metri. Quasi 1,3 tonnellate di esplosivo. Ordigni capaci di superare le spesse pareti di un bunker dove una ventina di "Anti Iraqi Forces" (così gli Usa definiscono gli insorti) pensavano di aver trovato rifugio. Ci sono anche due ore di missione della cannoniera volante AC-130 con camere termiche che, nonostante l'oscurità, consentono di dirigere dall'alto il fuoco sui "ribelli”. Eppure di fronte a queste armi, non vietate dalle convenzioni internazionali, ci si scandalizza se il WP, anch'esso legale, viene utilizzato per le sue proprietà incendiarie. Neanche si fosse trattato di una nuova Dresda. Tanto che un importante quotidiano titolava: "Quella bomba non dà scampo". Come se esistessero bombe umanitarie. Come se la bomba non fosse un oggetto pensato per distruggere e uccidere. Come se, infine, essere fatti a pezzi in un rifugio da quattro bombe Jdam fosse meglio di essere stanati dalle trincee con il fosforo (to flush them out) e fatti a pezzi quasi all’istante dalle schegge di una granata "convenzionale" (to take them out).

Ecco materializzarsi una prima chimera della guerra moderna: il conflitto a perdite zero; la guerra come wargame senza il fastidio dei morti e del sangue; un conflitto pulito; la possibilità per le nazioni evolute di condurre e vincere guerre telecomandate. Questa chimera nasce la notte del 17 gennaio 1991, con l'avvio della seconda guerra del Golfo. I missili cruise impattano e i morti che provocano nello scoppio delle loro testate convenzionali sono cancellati dallo spettacolo dei bagliori verdastri sullo schermo televisivo.

Invece ben 13 anni dopo, nonostante ulteriori progressi tecnologici, gli americani si trovano ad affrontare uno dei combattimenti più difficili: quello urbano con l'impiego "sportivo" del fosforo bianco. Arma non certo innovativa visto che dal secolo scorso fa parte dell'arsenale di tutti i principali eserciti. Anche del nostro: lo sanno tutti quei soldati di leva che pur distrattamente hanno sfogliato i manuali d'istruzione dei loro cannoni. Ma siccome pochi tra quelli che poi prendono le decisioni o che informano hanno fatto il militare, allora ecco l'ulteriore scoop dei 3.400 ordigni al fosforo, tra granate da 40 mm e bombe da 60 mm, acquistati dalla Difesa italiana. Una quantità ridicola che nell'esercito inglese non basterebbe ad equipaggiare una task force di 1.000 uomini. Nessuno si chiede invece come mai, a parte le forze speciali, i nostri fanti in Patria non abbiano in dotazione - e quindi non si addestrino - né i lanciagranate né i mortai da 60 millimetri. Armi a bassa tecnologia che equipaggiano le forze armate di Paesi anche poco evoluti.

Anche qualche tecnico s'indigna per l'alto numero di colpi sparati, per la quantità delle truppe impiegate e bolla il capitano americano come tecno-burocrate. Nell'affermare ciò forse si dimentica che l'artiglieria per distruggere un obiettivo deve sparare un numero elevatissimo di colpi e 2.000 in nove giorni non sembrano troppi. Che spara da posizioni arretrate e infatti gli obici erano a 22 km dalla città. Che il combattimento urbano richiede una quantità immensa di forze per circondare una città di 25 kmq ed eliminare sistematicamente le resistenze nemiche e quindi 15.000 uomini, logistica inclusa, non sono troppi. Forse costoro avrebbero preferito che i marines avessero affrontato il combattimento in maniera romantica, "leale", rinunciando al supporto di fuoco terrestre e aereo per sfidare in singolar tenzone gli avversari sul terreno. Ma questo avrebbe significato elevare il tasso già altissimo delle perdite Usa (circa 70 uomini).

E' lecito allora chiedersi quale comandante avrebbe rinunciato al vantaggio tecnologico per adottare una tattica suicida di combattimento casa per casa senza supporto di fuoco. Cosa avrebbe detto alle famiglie dei suoi caduti? C'è il sospetto che certi giudizi siano indotti dalla non condivisione dell'intervento americano in Iraq. Ma una volta che si prende la decisione politica di intervenire non si possono imporre ai militari limiti se non quelli già di per sé pesanti, imposti dalla leggi di guerra. E il fosforo bianco non è vietato da nessuna convenzione. Gli americani in Iraq sono certi di combattere una vera guerra. Potevamo chiedere loro di riprendersi una città, sgomberata dalla maggior parte dei suoi 250 mila abitanti, con metodi da peace-keeper?

Una seconda chimera è quella del controllo della violenza. Del voler rendere "umana" un'attività che, pur appartenendo alla storia dell'uomo, è mirata alla sua distruzione. Ecco allora che oltre al diritto dei conflitti armati s'introducono le Roe, le regole d'ingaggio. Una lunga teoria di comportamenti per imbrigliare la violenza, di situazioni prefigurate nelle quali è legittimo utilizzare le armi senza rischiare il processo in Patria. Peccato che si tratti di una lista vergata - questa sì da burocrati - a tavolino. Difficile da memorizzare e soprattutto da interpretare sul terreno nei tempi di reazione alle minacce che spesso significano la differenza tra la vita e la morte.

In Somalia, teatro operativo per certi versi più impegnativo dell'Iraq per le nostre forze armate, questo tipo di approccio ha portato a far sì che da Roma si volesse controllare l'uso delle armi pesanti schierate a migliaia di chilometri di distanza. Altre considerazioni, meno condivisibili perché non tecniche, hanno imposto di mantenere "no-combat" il profilo della missione e limitano anche lo schieramento in Teatro di tutti gli assetti necessari. Un'asimmetria legale che vede il soldato e i comandi militari impastoiati da una serie di regole proprie - e benvenute sia chiaro - delle democrazie occidentali. Mentre le forze avversarie si sottraggono e calpestano qualsiasi norma del diritto internazionale. A partire da quella che identifica il combattente legittimo.

Infine una terza chimera: quella della tecnologia, della sublimazione del mezzo tecnico che sostituisce l'uomo; basata sull'assioma della breve durata dei conflitti moderni; appoggiata al corollario “più qualità e meno quantità”. Chimera benvenuta, perché anemizza progressivamente le forze armate della componente più irrazionale - l'uomo - e sintesi di tutte le chimere della guerra moderna. L'intero conflitto in Iraq - e non solo la battaglia di Fallujah - ha invece drammaticamente riproposto l'uomo al centro dei conflitti e ridimensionato il ruolo della tecnologia. Non solo per le operazioni che eufemisticamente chiamiamo "ad alta intensità" ma anche per quelle ormai cristallizzate nelle operazioni di mantenimento della pace. Tra poche settimane ricorrerà il decimo anniversario dell'ingresso delle truppe Nato in Bosnia. Da oltre sei anni la presenza militare garantisce la pace in Kosovo. Da quattro anni l'Afghanistan è teatro di un'operazione militare che, a detta degli esperti e dei politici, dovrebbe durare ancora altri dieci anni. Ci avviciniamo infine al terzo anniversario dell'intervento in Iraq, il più pesante anche in termini di perdite umane.

L'era dei guerrieri cibernetici e dei robot è forse agli albori. Se ne sono viste proprio in Afghanistan e Iraq le prime applicazioni. Ma dev'essere un'alba lunga, visto che veniva delineata agli inizi degli anni 90 dai futurologi Alvin e Heidi Toffler, non troppo letti da noi, che citavano studi di dieci anni prima. L'artigliere a stelle e strisce candidamente c'informa che non ha potuto disporre delle granate a guida terminale né delle spolette capaci di penetrare il calcestruzzo e che il 40% delle bombe a guida laser Gbu sganciate dagli aerei ha fatto cilecca. C'è di più: i due mortai da 81 erano privi degli apparati di puntamento e per impiegarli ha dovuto togliere quelli dei mortai pesanti. Circa un lustro fa un anonimo colonnello americano, al termine di un ciclo addestrativo mirato a testare le capacità delle unità digitalizzate, diceva: “Non chiedetevi se la tecnologia vi lascerà a terra. Chiedetevi quando questo accadrà”.

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