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| Anno 2005 | |
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Nelle ultimissime ore in seno alla Marina militar sembra essersi scatenato un piccolo giallo a proposito delle nuove fregate italo-francesi di imminente costruzione. Il timore è che l'avvio del programma tanto imminente non sia, visto l'allarme tutt'altro che mascherato lanciato dal capo di stato maggiore, ammiraglio Sergio Biraghi. Nonostante le assicurazioni fatte pervenire a stretto giro di tempo dal sottosegretario Bosi, è opportuno tornare ancora una volta sul programma Fremm per capire il perché di tanta preoccupazione.
Il braccio lungo della flotta italiana era composto fino ad un paio di anni or sono da 18 unità navali: 1 portaerei, 1 incrociatore, 4 caccia e 12 fregate. La preponderanza numerica delle fregate tradisce ovviamente la ripartizione dell'attività complessiva della squadra navale, assolta in larghissima misura proprio dalle quattro fregate della classe Lupo e dalle otto della classe Maestrale. Tralasciando i normali cicli addestrativi, si pensi solamente a tutte le missioni più o meno di pace che hanno visto coinvolte navi della Marina militare: dalla missione in Libano di più di venti anni fa agli attuali pattugliamenti nell'Oceano Indiano, l'intera linea delle fregate è sempre stata impiegata generosamente quasi senza soluzione di continuità. La fregata è infatti una nave in grado di fronteggiare ogni tipo di minaccia aerea, navale e subacquea. Rispetto alle navi che devono essere sede di comandi complessi o che devono comunque esprimere le loro capacità anche a grandi distanze, le fregate hanno il vantaggio di essere un po' più economiche, più spendibili e più versatili. Talmente versatili che le nostre Lupo e Maestrale, pur essendo state progettate per affondare navi e per dare la caccia ai sottomarini sovietici, hanno saputo convertirsi ai nuovi compiti imposti dalle missioni del post guerra fredda. Consumate da decenni di embarghi da far rispettare e da decine di migliaia di ore di moto spese in pattugliamenti sui sette mari, quelle stesse Lupo e Maestrale sono già arrivate o stanno per arrivare alla fine della loro vita. Negli ultimi due anni si può dire si sia raggiunta una condizione di vera e propria emergenza: ritirate dal servizio (e già rivendute al Perù) le Lupo, spetta alle otto logore Maestrale reggere gran parte del peso dell'attività. Gli acciacchi dell'età acuiscono i problemi, appesantiscono le spese di manutenzione e incidono sul tasso di efficienza complessivo della flotta. Se l'invecchiamento è un rischio da evitare per qualunque nave in genere, ancor più lo è per la spina dorsale della squadra navale: le fregate. Gli impegni che il nostro paese si assume per contribuire alla sicurezza nel mondo esigono la disponibilità di vere e proprie utilitarie dei mari, di navi cioè che siano in grado di andare dappertutto, di fare un po' di tutto, di costare poco all'acquisto e ancor meno per la gestione. Il programma Fremm, noto in Italia con il nome Rinascimento e che darà origine dal 2010 alle fregate classe Medaglie d'Oro, rappresenta una risposta a tutti questi requisiti: si tratta di navi grandi e con elevata autonomia, dotate di sistemi di combattimento moderni, progettate in collaborazione con la Francia e pensate per minimizzare i costi di gestione. Com'è noto, la versatilità intrinseca delle Fremm sarà accentuata dalla suddivisione delle 10 fregate previste per l'Italia in due lotti distinti per capacità, che saranno principalmente antisommergibili per 6 di esse e multiruolo per le restanti 4. Una linea di fregate standardizzata sia su scala italiana (le sole Rinascimento di domani contro le Lupo e le Maestrale di ieri) che su scala europea (contando anche quelle francesi, i mari europei saranno solcate da 27 Fremm) consentirà al programma di realizzare significative economie nel corso di tutto il suo sviluppo. Per la Marina militare, la lieve riduzione della linea delle fregate a 10 unità (che si asseterà al 62% della componente di prima linea) comporterà d'altra parte esigenze ancora più spinte in termini di tassi di efficienza, ma certamente non ne intaccherà il ruolo di spina di dorsale della flotta.
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