![]() |
| Anno 2005 | |
|
|
Proviamo ad aggiungere qualche altra breve considerazione sull'infinita gestazione delle nuove fregate della Marina, dopo l'ennesimo colpo di scena che ha rimescolato in extremis le carte. Una quindicina di giorni fa il clamoroso dietrofront del governo davanti ai partner francesi e gli inappellabili annunci del ministro delle Finanze avevano fatto suonare a lutto le campane della Marina, costretta a differire di un anno l'avvio effettivo del programma. Poi in settimana, a Roma, i conti sono stati fatti e rifatti fino a far saltare fuori i fondi con cui finanziare la costruzione delle Fremm (Fregata europea multi missione).
Un emendamento alla legge Finanziaria, attualmente in discussione in Parlamento, infatti, prevede stanziamenti quindicennali di 30 milioni di euro per il 2006 e il 2007, portati a 105 a partire dal 2008. Non è difficile individuare la vera motivazione del salvataggio delle Fremm, tanto più se si osserva che l'annuncio è stato dato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per annullare un incontro già fissato con le rappresentanze sindacali delle aziende coinvolte nel programma. Il reperimento di fondi deve essere visto dunque come il frutto della intercessione di Palazzo Chigi e non già di una effettiva disponibilità finanziaria stabilita autonomamente dal ministro delle Finanze. Anche il fatto che sia intervenuto l'onorevole Letta, uomo di mediazioni, denota che l'affaire Rinascimento - dal nome assegnato dalla Marina militare al programma Fremm - era considerato ai massimi livelli una bomba da disinnescare prima che accadesse il peggio. Per descrivere con testimonianze dirette il potenziale di questa bomba, possiamo riferire del panico che ha colto nelle settimane scorse anche i progettisti di Orizzonte Sistemi Navali, la joint venture di Fincantieri e Finmeccanica che dovrà realizzare le dieci fregate italiane. Quando invece ha cominciato a circolare la voce di un possibile finanziamento in Zona Cesarini, giovani ingegneri della galassia Finmeccanica, che ancora vivono il precariato dei contratti interinali, hanno osservato che grazie a quei fondi arriveranno tranquillamente alla pensione. Ecco, il programma Rinascimento con le sue dieci modernissime fregate, i suoi investimenti e i suoi contenuti tecnologici si riduce a essere questo e niente più di questo. Per carità, massima felicità per le maestranze che continueranno a lavorare serenamente, per quei progettisti che non conosceranno l'onta della cassa integrazione e per i giovani ingegneri che otterranno finalmente il tanto sospirato contratto a tempo indeterminato. Ma è triste osservare che sono solo questi gli aspetti che determinano il proseguimento o meno dei programmi di investimento. Altrettanto triste è pensare agli altri ministeri e alle altre silenziose amministrazioni dello Stato che, non avendo alle spalle un apparato industriale incapace per sua natura di stare sul mercato, sono costrette a subire passivamente gli spietati tagli del governo. Le Forze armate in Italia sono costrette a sopravvivere sfruttando fortunose circostanze e fondi altrui. Se nel 2005 le Fremm sono state salvate dai carpentieri di Riva Trigoso e del Muggiano, alla Marina è già capitato nel passato di farsi pagare le navi dal ministero della Marina mercantile o dalla Protezione Civile. Forse per mettere le mani avanti, quest'ultima è già stata tirata in ballo nel dibattito per la costruzione di una nuova nave d'assalto anfibio. Il giorno in cui l'Amerigo Vespucci dovrà essere ritirata dal servizio, chissà che la sua sostituta non venga finanziata dal ministero dei Beni culturali. È una battuta amara che non vuole accusare nessuno, ma solo sottolineare come nel paese delle emergenze si sia costretti a tirare a campare arrampicandosi sugli specchi. Nella vicenda Fremm la Marina militare è stata senza dubbio la protagonista invisibile. Come le maestranze liguri, prima ha rischiato grosso e poi ha messo in sicurezza il proprio futuro. Nel dibattito che si è sviluppato attorno ai fondi mancanti non è quasi mai comparsa, e questo certo non è stato gratificante. Ma se non altro ha evitato la pesante umiliazione di essere trattata alla stregua di altri carrozzoni nazionali (Ferrovie e Anas), luoghi prediletti in cui esercitare tagli di bilancio.
|