Anno 2006

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La Nato a Riga e l’invenzione della patata lessa

Franco Apicella, 1 dicembre 2006

Per un’Alleanza sopravvissuta agli schiaffi di De Gaulle, alle piazze in rivolta contro gli euromissili e al dissolversi della minaccia sovietica i compromessi politici del vertice Nato di Riga sono un risultato accettabile. Ha ragione però il neo-presidente dell’Assemblea parlamentare Nato, l’olandese Bert Koenders, quando dice ai capi di Stato e di Governo riuniti nella capitale lettone il 29 novembre: “Elogiamo innanzitutto il lavoro delle nostre forze armate. Di fatto, se siamo onesti, dobbiamo ammettere che noi leader politici non abbiamo superato il nostro test”.

I ‘compiti scritti’ dei partecipanti al vertice erano la Dichiarazione finale - di prammatica in queste occasioni - e la Comprehensive political guidance (Cpg), in gestazione da mesi e prodotta come documento precursore del nuovo Concetto strategico dell’Alleanza, atteso per il prossimo vertice del 2008. La Dichiarazione è un documento di circa 35mila battute focalizzato sul presente e sul futuro vicino. La Cpg è rivolta a orizzonti temporali più ampi ma si esaurisce in meno di 16mila battute.

Le dimensioni dei due documenti indicano che le preoccupazioni per l’immediato sono pressanti e rendono aleatorie proiezioni di lungo respiro. Il tema centrale del vertice è stato l’Afghanistan, su cui secondo il segretario generale Sheffer si gioca il futuro dell’Alleanza. Le dichiarazioni dei maggiori responsabili - incluso il generale Jones che sta per lasciare la guida dell’Allied command for operations di Mons – sottolineano la necessità che all’azione militare si sovrappongano interventi politici per la ricostruzione e il sostegno del Paese.

Ma il problema di garantire la sicurezza sul terreno – compito primario di Isaf, la forza a guida Nato – si è fatto più complesso con la recente espansione dell’area di responsabilità a tutto il territorio afgano. Prima del vertice si era auspicato un ripensamento dei Paesi – come l’Italia – che hanno posto restrizioni all’impiego dei propri contingenti fuori delle zone assegnate e per missioni diverse da quelle concordate.

C’erano anche state richieste di maggiore impegno in termini di truppe, cui la Polonia aveva aderito con la promessa di un battaglione da inviare nei prossimi mesi. Sheffer ha sottolineato il fatto che questa unità è stata assegnata senza alcuna restrizione e dunque il suo contributo “vale il doppio”. Potrebbero venire contributi anche dalla Francia; il presidente Chirac in chiusura del vertice avrebbe promesso altri aerei ed elicotteri oltre alla autorizzazione alle unità francesi di operare in aree al di fuori di Kabul.

Nella sua dichiarazione finale Sheffer ha parlato di una intesa raggiunta per il superamento, nei casi di emergenza, delle restrizioni all’impiego dei contingenti. In conferenza stampa ha detto che “una emergenza è definita e sarà definita da una persona e solo da una persona e questa è il comandante di Isaf”. Il proposito è buono, i risultati sul campo saranno condizionati dalle comunicazioni in tempo reale che tutti i contingenti hanno con le rispettive capitali.

Anche gli altri risultati che il vertice di Riga ha conseguito in ambito puramente militare lasciano spazio a qualche perplessità. E’ stata dichiarata la Final operational capability per la Nato response force (Nrf), come previsto, ma il problema del finanziamento delle missioni che potranno essere assegnate a questa forza è stato risolto solo in parte.

La Nrf è un complesso di strutture di comando e di unità terrestri navali e aeree reso disponibile a rotazione tra i vari comandi e i Paesi dell’Alleanza. La policy di finanziamento finora adottata faceva ricadere i costi sui Paesi che nel momento dell’esigenza fornivano le varie componenti. Esigenze o difficoltà di bilancio nazionali possono in tale modo disincentivare la partecipazione e quindi si è pensato di ricorrere ai fondi comuni Nato.

Nella Dichiarazione finale si fa cenno solo della raggiunta operatività della Nrf, ma non si parla di modalità di finanziamento. Allo stesso modo nella Cpg la Nrf è definita “fondamentale strumento militare dell’Alleanza” e “catalizzatore per ulteriori trasformazioni”, senza altri riferimenti. Solo in un comunicato ufficiale sulla raggiunta operatività si legge che i capi di Stato e di governo hanno concordato di contribuire ai costi per il trasporto aereo in caso di schieramento della forza con scarso preavviso.

Sulle capacità di trasporto aereo strategico – argomento che stava a cuore già al precedente segretario generale lord Robertson – è stato fatto un altro passo in avanti. Un gruppo di 15 Paesi Nato e la Svezia acquisterà velivoli da trasporto strategico C17 (inizialmente 3) che saranno gestiti da una struttura e da equipaggi multinazionali. Entro la seconda metà del 2007 dovrebbe essere raggiunta la capacità operativa iniziale. Per quanto positiva, l’iniziativa non coinvolge tutti i Paesi e potrebbe essere un altro sintomo della difficoltà a raggiungere l’unanimità nell’ambito dell’Alleanza.

Ai problemi dell’immediato si somma l’incertezza del futuro che la Comprehensive political guidance non riesce a dissipare. Curiosamente al paragrafo 5 di questo documento si richiama l’articolo 5 dello statuto della Nato per cui l’aggressione a un Paese membro va intesa come aggressione a tutta l’Alleanza. La Cpm ribadisce che “la difesa collettiva rimarrà lo scopo fondamentale dell’Alleanza. La tipologia delle potenziali minacce ‘articolo 5’ sta continuando a evolvere”. Proprio quell’articolo 5 che, invocato dopo l’11 settembre 2001, è stato di fatto disatteso da tutti … a cominciare dagli aggrediti.

Il documento parla di “minacce, rischi e sfide” e tra le minacce sottolinea il terrorismo e le armi di distruzione di massa. L’Alleanza deve poter rispondere con “forze in grado di condurre l’intera gamma di operazioni e missioni militari”. Si sottolinea la probabilità che la Nato debba essere impegnata in un numero notevole di operazioni di portata ridotta ma impegnative. Nel contempo, però, deve mantenere la capacità di condurre operazioni a elevata intensità su ampia scala.

Fare pianificazione militare su queste basi è arduo, ma a questo gli addetti ai lavori sono abituati. In loro aiuto poi (la Cpg) offre una novità: il Management Mechanism, costituito già dal febbraio 2006 nell’ambito della sessione permanente del Consiglio Atlantico. Questo organismo assicurerà l’elaborazione della pianificazione in sintonia con quanto previsto dalla Cpg al cui paragrafo 20 si legge: “Il Management Mechanism comprenderà un sistema di accordi efficaci, inclusa laddove necessario direzione formale con lo scopo di ottenere processi di pianificazione allineati, indirizzo coerente e requisiti armonizzati e strutture di supporto”. Sembra l’invenzione della patata lessa.

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