Anno 2006

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Hezbollah, il Partito di Dio nel tessuto sociale libanese

Simone Baschiera, 24 agosto 2006

Il Libano è un Paese che si affaccia sul Mediterraneo, geograficamente collocato nell’Asia Occidentale, i cui confini sono: a nord-nordest con la Siria, a sud con Israele, mentre ad ovest si affaccia sul Mediterraneo orientale. Ha una superficie di 10.400 kmq, con una popolazione di 3.700.000 abitanti, suddivisi tra Beirut, la capitale (due milioni), e altre città importanti, tutte dislocate sulla costa mediterranea come Tripoli e Jubeil a nord di Beirut, Sidone e Tiro a sud. Un centro di qualche importanza all’interno è Baalbek, situato nella valle della Bekaa. Il territorio è prevalentemente montuoso ed è percorso in direzione nord-sud dalle catene del Libano e dell’Antilibano, con cime che raggiungono i 3.000 metri.

Una stretta fascia costiera si estende dal confine siriano al confine israeliano. La valle della Bekaa si colloca tra i monti del Libano e dell’Antilibano. Il fiume di una certa importanza è il Litani che, con percorso di circa 120 km, dalla Valle della Bekaa sfocia nel Mediterraneo, a nord di Tiro. Il clima è temperato sulla fascia costiera; diviene continentale e secco verso l’interno. La posizione geografica e l’orografia garantisce al Libano precipitazioni piovose sulla fascia costiera e nevicate sui Monti del Libano. La popolazione, benché originata da unica etnia, è il prodotto di varie contaminazione subite durante il corso dei secoli. I gruppi si distinguono soprattutto per il loro credo religioso e si dividono in: cattolici maroniti, sunniti, sciiti, drusi e alawiti. La popolazione cristiana si è sviluppata nel nord del Paese; quella musulmana dalla periferia di Beirut sud, al confine israeliano.

Queste poche note di geografia umana servono a spiegare come mai il Libano sia sempre stato diviso politicamente e socialmente: le istituzioni di governo e parlamentari rispettano il mosaico religioso ma ciclicamente vengono messe in crisi da ribellioni, reazioni e sommovimenti interni, sponsorizzati la maggior parte delle volte dai vicini come la Siria, la Giordania e talvolta da Israele. Negli ultimi anni l’equilibrio politico interno è stato alterato dalle variazioni demografiche, specie dall’incremento dei gruppi islamici, più prolifici e pertanto più desiderosi di partecipare in misura determinante alla guida del Paese. A questo quadro così articolato e complesso si sono aggiunte alcune variabili esterne come la diaspora dei palestinesi dalla loro terra verso la Giordania e quindi in Libano, dal 1970 al 1980.

Dal 1980 in poi cresce l’importanza del gruppo sciita, con gli incrementi della popolazione derivanti dall’afflusso di profughi dall’Iraq dall’Iran e di un numero crescente di lavoratori dalla Siria. Tutte queste immissioni hanno compattato il gruppo sciita che da minoranza è diventato nel Paese reale maggioranza. La parte islamica della popolazione libanese per lo scarso approfondimento culturale, la limitata capacità socio-economica e uno status generale di indigenza e povertà, rappresenta la parte negletta. Su questo grande terreno di coltura, pronto a essere seminato da rivendicazioni sociali, politiche e religiose, hanno operato gli uomini di Hezbollah.

La popolazione sciita nel 1982 aveva visto quasi con favore l’invasione israeliana del Libano poiché toglieva ai palestinesi (sunniti) il potere e le posizioni di dominio che si erano arrogati nel territorio dal 1978 in poi , sviluppando posizioni di potere da stato nello stato e impiantando grandi campi di profughi vere ‘homeland’, diventati centri religiosi, sociali economici e politici e anche di espansione e dominio militare, dal fiume Litani alla periferia sud di Beirut. Nel giro di pochi mesi però, Israele per il suo atteggiamento nettamente a favore della Falange e dei gruppi cristiano maroniti, compromise la benevola neutralità dei gruppi sciiti che si allearono con i drusi per contrastare e rimandare gli invasori nei territori di provenienza, chiedendo l’aiuto della Siria.

Questa, dal 1985 al 2005, ha imposto e mantenuto la predominanza politica e militare in tutto il Paese. Nel 2005, con l’omicidio del primo ministro Rafiq al-Hariri, la Siria, riconosciuta coinvolta nell’attentato terroristico, perde le posizioni di dominio. Nel frattempo cresce di importanza il gruppo sciita di Hezbollah, patrocinato politicamente e militarmente dall’Iran collatelarmente dalla Siria e finanziato dall’Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Questo è il quadro generale.

L’Islam nell’ultimo ventennio è in continua espansione per l’inarrestabile proselitismo islamico in Europa, nei Balcani, nell’Africa, dall’Oceano Indiano alla Malesia. La crescente diffusione si manifesta in diversi modi: nei Paesi occidentali con un alternanza di forme non violente ma anche con assurdi e drammatici attentati terroristici (New York, Madrid e Londra). Nei Balcani, con attività assistenziali e umanitarie, e di riconversione all’Islam dei paesi ex comunisti come la Bosnia e l’Albania. Nell’Africa, con l’esautoramento dei Signori della Guerra nel Corno d’Africa; in Palestina e Libano con l’affermazione politica di Hamas e di Hezbollah, assunto il primo a posizioni di potere governativo, e il secondo a posizioni di condizionamento del governo di Beirut.

Ovunque, dalla Siria all’Iran, all’Iraq ed all’Afghanistan sino all’Indonesia, il movimento islamico è in netta contrapposizione all’Occidente e ai suoi modelli di vita, predicando con la violenza e il terrorismo la preminenza del credo islamico, che deve imporsi come costumi e modelli di vita in tutti i Paesi in cui viene a contatto. In Libano, Hezbollah si presenta come una rete che copre con maglie sempre più fitte il territorio. Dalla banlieue di Beirut fino al confine israeliano, chi conosce quell’area afferma che Hezbolah è dappertutto e in nessuna parte. Infatti il movimento del Partito di Dio è presente nel Libano centrale ma copre come un’ombra le montagne e l’area da Tiro al confine israeliano. Il governo del Libano non ha mai operato socialmente e culturalmente a favore delle popolazioni sciite. In questo vuoto culturale, sociale e di assistenza sanitaria e previdenziale, si sono inseriti gli uomini di Hezbollah che, in modo non appariscente ma onnipresente, provvedono ai servizi amministrativi e sociali della popolazione sciita.

Questo impegno assicura a Hezbollah una forte lealtà da parte degli sciiti locali, fedeltà e supporto a chi li aiuta e li fa sentire di appartenere con orgoglio a un movimento in grado di opporsi agli israeliani e ovviamente agli odiati americani. Hezbollah, essendo riuscito a inserirsi nella vita di routine delle città e villaggi, è così ampiamente diffuso e capillarmente distribuito, in particolare nel sud del Libano, che nessuna offensiva militare israeliana sarà in grado di tagliare i legami di gruppo che si esprimono nel credo sciita. Il popolo dice: “Gli alberi e le pietre appartengono a Hezbollah. Noi non possiamo parlare. Ma gli alberi e le pietre parlano per noi”.

Il centro dove maggiormente si concentrano gli uomini di Hezbollah è Tiro, anche se è difficile individuarli. Ma nella città esistono per esempio diversi ospedali sovvenzionati e/o gestiti da Hezbollah. Uno di questi è riservato esclusivamente ai loro guerriglieri. Gli uomini di Hezbollah si mescolano e si confondono in tutte le classi sociali e professionali: dottori, ingegneri, studenti, operai e contadini. Hezbollah è il popolo e il popolo è Hezbollah e ciò dimostra la fusione tra movimento islamico fondamentalista in armi e gli abitanti dell’area, in particolare modo da Tiro al confine israeliano. La forma di Stato nello Stato, che Hezbollah riveste nel sud del Libano si manifesta nella sua capacità di provvedere in maniera non codificata e regolamentata, ma comunque efficace, all’assistenza sanitaria e previdenziale della popolazione locale.

Una famiglia sciita che ha bisogno chiede assistenza e una visita a domicilio. Elementi di Hezbollah certificano e attestano la necessità di cure sanitarie e quindi fornisce alla famiglia stessa una carta di assistenza medica utilizzabile in tutti gli ospedali del Libano. Così è stata assistita una puerpera con un contributo di 1.500 dollari per un parto cesareo. Oltre all’assistenza sanitaria, Hezbollah copre, con una sorta di assicurazione previdenziale, un rudimentale sistema pensionistico che richiede un versamento massimo di 10 dollari mensili da parte dei beneficiari.

In tutto il Libano, nella vita di tutti i giorni, non sempre è possibile identificare un elemento come appartenente alla organizzazione del Partito di Dio. Specie la parte armata non è distinguibile, poiché si tiene discosta dalla parte politica di Hezbollah, quella che ha portato al governo del Libano ben quattro ministri e diversi deputati al Parlamento. Non esistono ovviamente documenti di identificazione o tessere iscrizione. Ciò nonostante, la rete è capilarmente intessuta e intrecciata e copre, con dovizia di mezzi civili, equipaggiamenti militari ed armi, il Libano, da Beirut al confine israeliano. Un sistema che si infittisce e si accentua nella fascia militare che Hezbollah ha organizzato come fascia di frenaggio per le armate israeliane, dal fiume Litani al confine. Questa è la situazione che Israele sta affrontando in queste settimane e che le forze armate libanesi dovranno affrontare nelle prossime e che l’Onu, con il mandato 1701, sta cercando di sfidare con la Forza multinazionale

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