Anno 2006

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Il caso Castagnetti, intrighi di Palazzo?

Carlo Bellinzona, 21 settembre 2006

Mi dedico da anni allo studio delle relazioni politico-strategiche internazionali, evitando per motivi di opportunità e scelta culturale di interessarmi di questioni interne alle Forze Armate e soprattutto alle persone che vi operano. Il ‘caso’ Castagnetti mi ha toccato profondamente e mi costringe a uscire dal riserbo. Condivido sostanzialmente l’analisi lucida e impietosa di Fabio Mini, cui mi associo nei sentimenti di solidarietà e di stima per Castagnetti, ufficiale professionalmente e umanamente straordinario.

Nel contempo, per metodo di studio vorrei provare a lumeggiare meglio i contorni di una vicenda certamente di elevato impatto nella complessa gestione politico-diplomatica di una delicata missione promossa dall’Italia. Proprio nei giorni dei contatti e delle trattative Castagnetti rilascia una intervista al Corriere della Sera, ove con molta chiarezza, sulla base della storia spesso dolorosa delle missioni internazionali a diretta guida Onu, delinea i limiti e le difficoltà di una realtà mai strutturata per condurre operazioni sul campo. Egli per la grande esperienza operativa conosce bene il problema e lo snocciola, con onestà, al grande pubblico.

Ricopre un incarico di altissima responsabilità e visibilità: il comando operativo di vertice interforze che agisce su delega del capo di stato maggiore della Difesa, il suo diretto superiore. E’ informato dell’intervista? Concorda nei contenuti? Soprattutto sul punto ‘cruciale’ espresso da Castagnetti di spiegare al ministro l’esigenza di attuare una efficace catena di comando e controllo? Purtroppo, la vicenda si impernia tutta su questa intervista, sugli interrogativi e sulle ‘logiche’ congetture che ne conseguono.

Primo scenario. Il Capo di Smd si priva di Castagnetti - il meglio disponibile nel panorama italiano - in un momento cruciale perché convinto di dover avere a New York un valido sostegno e un riferimento per una missione in cui l’Italia si appresta a diventare ‘lead nation’. Perché lo espone a una procedura di terna, inammissibile come dice Mini, per questa situazione? Aggiungo con ufficiali ‘ictu oculo’ di minor caratura ed esperienza operativa internazionale. Perché l’Italia non lo sostiene?

Secondo scenario. L’uscita sul Corriere di Castagnetti non è gradita perché disturba i ‘manovratori’, anzi forse è meglio allontanare questo generale dotato di troppa autonomia di pensiero e troppo preparato e collocarlo in un area dove tutto è da inventare. Forse costui non è neppure del tutto d’accordo sulla condotta mediatica eccessivamente pro-Marina di questa prima fase di Unifil.

Terzo scenario, peggiorativo del secondo. Castagnetti, proclamato dai comunicati della Difesa come designato dall’Italia per la cellula strategica, viene di fatto costretto ad accettare un colloquio in video-conferenza con Kofi Annan, che in pochi minuti sceglie un candidato molto meno abituato alla lingua inglese di lui.

Doppio siluro? Silurato dalla Difesa e dall’Onu? Spero che Castagnetti resti serenamente al suo posto e continui a operare con rigore professionale e capacità di ideazione in un momento cosi delicato per le Forze Armate italiane. Tuttavia è d’obbligo rilevare un fastidioso cono d’ombra nella vicenda. Disallineamento tra vertice militare e autorità politica, piegata dalla ‘ragion di stato’ per mantenere i buoni rapporti con l’Onu oppure corto circuito interno alla Difesa? In ogni caso ha ragione Mini: è stata silurata l’immagine dell’Italia.

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