Anno 2006

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L’Unione Europea potrebbe ritardare il suo allargamento a est

Roberto Bendini *, 28 marzo 2006

Sono ancora molti gli Stati europei che bussano all porta dell’Unione. La crisi dell’Europa non sembra infatti aver ridotto il fascino che la Comunità Europea esercita sui Paesi dell’est europeo. E’ il caso dell’Ucraina che si è recentemente mostrata molto interessata a una adesione in tempi brevi. E’ il caso di molti altri paesi dei balcani occidentali nati dalla dissoluzione della Jugoslavia che sognano un ingresso nella grande famiglia europea. Ma è soprattutto il caso di Romania e Bulgaria.

Con grande delusione dei loro governi e nonostante un’attiva opera di convincimento, i due Stati balcanici non sono stati accolti nella Comunità assieme ai dieci che l’hanno raggiunta nel 2004. In cambio venne loro offerto di entrare nel 2007, qualora avessero soddisfatto le condizioni base dell’adesione e previo applicazione di clausole di “salvaguardia” simili a quelle imposte ad altri Paesi dell’est europeo. Ad esempio la limitazione al diritto di libera circolazione dei lavoratori all’interno del territorio comunitario.

Se l’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’Unione Europea è certo, sembra invece possibile che la loro accessione sia ritardata di almeno un anno. Le ragioni di questo possibile ritardo sono più strutturali che politiche. La situazione economica della Bulgaria, ma soprattutto della Romania, rimane difficile. Il periodo di adattamento post-comunista è stato più lungo che in altri Paesi e per certi versi continua ancora oggi. L’economia dei due Paesi è ancora debole, relativamente poco diversificata e poco adatta alle condizioni di competizione che troverebbe nel mercato unico europeo dopo l’accessione.

La pubblica amministrazione non é sempre efficiente e rimangono settori dove la corruzione é molto diffusa. Il recepimento del ‘acquis communautaire’ nell’ordinamento dei due Paesi è stato inoltre più lungo e difficile del previsto. Nonostante le trattative in vista dell’accesso siano state ufficialmente chiuse lo scorso anno, restano ancora diversi settori chiave che non si sono dati un’organizzazione compatibile a quelle comunitaria.

Particolarmente grave è il ritardo accumulato nel settore delle dogane e nel settore agricolo. Nel primo caso, sono stati sollevati seri dubbi sull’affidabilità delle dogane rumene e sulla loro capacità di applicare le disposizioni comunitarie in materia (diritti all’importazione, dazi antidumping, lotta al contrabbando e alla falsificazione proveniente soprattutto dall’estremo oriente). Nel secondo caso, il ritardo potrebbe impedire l’applicazione delle regole della Politica agricola comune, creando scompensi all’intero sistema agricolo comunitario.

Il quadro generale non è tuttavia troppo negativo. Romania e Bulgaria hanno fatto molto in parecchi settori per poter entrare in Europa e i risultati, visto lo stato di particolare arretratezza generale dei due Paesi all’indomani del crollo dei regimi comunisti, sono senz’altro apprezzabili. I due Paesi si sono dati regole democratiche che hanno generale applicazione. Hanno modernizzato il loro sistema produttivo e introdotto un sistema di economia di mercato che funziona abbastanza bene.

I due Stati avrebbero probabilmente bisogno di ancora un po’ di tempo prima si essere veramente pronti, ma per varie ragioni non possono permettersi di mancare all’appuntamento dell’anno prossimo. Un ulteriore rinvio avrebbe certamente conseguenze politiche serie nei due Paesi, offrendo alle opposizioni un buon argomento per criticare i risultati economici conseguiti dai governi in carica. Il ritardo metterebbe inoltre in discussione quegli aiuti economici comunitari su cui entrambi i Paesi contano per continuare l’opera di risanamento economico intrapresa. Il mancato ingresso potrebbe infine offuscare l’immagine positiva e moderna che i due Paesi stanno cercando di darsi in ambito internazionale.

La posizione dei due Stati balcanici sembra oggi meno forte e il loro ingresso nel 2007 è meno certo di quello che sembrava soltanto qualche mese fa. La Commissione Europea sembra fiduciosa che la data prevista sia rispettata, ma fa trasparire una certa preoccupazione. Non è escluso che il Consiglio Europeo decida di rinviare l’ingresso dei due Paesi di almeno un anno o che ulteriori ritardi siano accumulati dai Parlamenti nazionali degli attuali Stati membri che devono ratificare il tratto di adesione alla Comunità. La decisione finale sarà presa nel corso del prossimo mese di maggio.

Le ragioni del possibile rinvio sono molteplici. I tempi del cosiddetto eurottimismo sono finiti. L’opinione pubblica europea ha paura del futuro ed è meno pronta a fare sacrifici a beneficio della ‘nuova Europa’. Il progetto costituzionale europeo sembra essere stato accantonato dopo il voto negativo dei francesi e degli olandesi e non è certo se e quando il processo di integrazione europea riprenderà.

In queste condizioni, alcuni governi potrebbero preferire non mostrarsi troppo interessati ad accelerare nuove adesioni, specie se si tratta di Paesi di dimensioni medie (20 milioni di abitanti la Romania e circa 10 milioni la Bulgaria), relativamente poveri (il Pil pro capite è circa il 30 per cento di quello dell’Unione a 25) e suscettibili di creare problemi sociali agli altri membri del Club (dopo l’idraulico polacco, potrebbe essere la volta del muratore rumeno).

A favore dell’adesione sono invece gli Stati Uniti che vedono nei due Stati balcanici un’utile avamposto per tenere sotto controllo la regione strategica e turbolenta del Mar Nero e, indirettamente, la Russia. L’ingresso di Romania e Bulgaria completerebbe inoltre il loro processo di occidentalizzazione che li ha visti entrare nella Nato due anni fa.

Anche la Gran Bretagna e altri Stati membri del nord europa sembrano più favorevoli a un eventuale ingresso nel 2007. La ragione di questa scelta è duplice. Si rende ancora più difficoltosa una eventuale ripresa del processo costituzionale europeo e si dà ancora più enfasi a un modello di Europa minimalista che vuole trasformare la Comunità in una mera zona di libero scambio.

Il governo austriaco ha annunciato che i Balcani occidentali saranno una delle priorità della presidenza austriaca dell’Unione Europea. Nel corso del recente vertice di Salisburgo, il ministro degli Esteri austriaco, signora Plassnik, ha affermato che pur non potendo firmare assegni in bianco ai paesi dei Balcani occidentali, non vede come questi paesi possano restare fuori dall’Unione Euopea. L’ingresso di Romania e Bulgaria favorisce questo processo e serve da modello per l’ingresso degli Stati della ex-Jugoslavia.

L’Italia ha già manifestato il proprio sostegno all’ingresso nel 2007 dei due nuovi Stati. Un eventuale cambio di governo non pare possa mettere in discussione questa scelta di campo. La posizione italiana è per una volta univoca. Siamo tra i primi partner commerciali dei due Paesi (in particolare della Romania) e abbiamo investito moltissimo nell’industria di questi Paesi, specie nel settore tessile e calzaturiero. Un rafforzamento dell’economia dei questi Stati e un loro allineamento agli standard occidentali, corollario ovvio del’accessione, è sicuramente nel nostro interesse.

* Funzionario del Parlamento europeo. Le opinioni espresse impegnano solo l'autore e non l'Istituzione di appartenenza.

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