Anno 2006

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Recensione. ‘Storia del Medio Oriente’, di Massimo Campanini

Rudy Caparrini, 21 dicembre 2006

Fino a pochissimo tempo fa lo studio del Medio Oriente, a causa del continuo fermento che caratterizzava questa area geografica, riscuoteva soprattutto le attenzioni dei giornalisti, interessati a raccontare ciò che fa notizia, senza curarsi di approfondire la natura dei fatti. Negli ultimi anni, ora che certi fatti appaiono per così dire ‘storicizzati’, anche il mondo accademico (storici e politologi in particolare) sta cercando di fornire il suo contributo con testi che si pongono l’obiettivo di produrre analisi ad ampio respiro. In tale contesto si colloca il libro di Massimo Campanini, islamista e arabista fra i più apprezzati in Italia, docente di Storia contemporanea dei Paesi arabi all’Istituto universitario orientale di Napoli e di Civiltà islamica nella facoltà di Filosofia dell’università San Raffaele di Milano.

Il volume, che ripercorre la storia politica di questa area a partire dallo sbarco di Napoleone in Egitto (1798), si presenta come un testo senza dubbio interessante e dall’indiscusso valore scientifico, dal quale si possono imparare molte cose. Un volume apprezzabile e degno di valutazione anche per le scelte che l’autore compie a monte, magari non del tutto condivisibili ma comunque utili per comprendere bene l’oggetto e il fine di questo lavoro. La prima nota da sottolineare concerne la scelta dell’Islam come elemento predominante di tutto il Medio Oriente. Fulcro del volume di Campanini è l’analisi di un tema sempre più attuale: il rapporto tra Islam e democrazia, intesa secondo i parametri tipici del mondo occidentale. L’Autore evidenzia che la religione musulmana ha una natura plurale, giacché ha prodotto movimenti democratici miranti alla modernizzazione delle istituzioni e della società civile.

Il libro analizza l’evoluzione dei rapporti, talvolta ma non sempre conflittuali, fra Islam e mondo occidentale, analizzando i contributi forniti dai movimenti di rinnovamento emersi in Medio Oriente. Ampio risalto viene concesso ai primi tentativi di riforma in seno all’Impero Ottomano, agli ideologi del radicalismo religioso, alla nascita del movimento dei Fratelli Musulmani (che secondo Campanini presenta connotati non del tutto negativi), al rapporto conflittuale che si creò fra i gruppi religiosi integralisti e i regimi fondati sul nazionalismo e socialismo in stile arabo (di cui l’Egitto di Nasser fu l’esempio più evidente), per finire con la rivoluzione islamica in Iran, vista come un autentico spartiacque della storia contemporanea della regione.

La predominanza dell’Islam rispetto agli altri fattori determina la scelta di un concetto di Medio Oriente alquanto originale sotto il profilo geografico. A differenza di quanto appare in altri testi di recente pubblicazione, Campanini utilizza tale termine per indicare l’insieme di territori che vanno dal Marocco all’Iran. La scelta di un Medio Oriente così ampio conduce anche a una sintesi ancora più stringata dei fatti. Per ovvie ragioni, a ogni nazione vengono dedicate pochissime pagine e certi aspetti, soprattutto per ciò che concerne le interazioni fra Stati mediorientali e le relazioni col resto del mondo, appaiono un tantino sfumate.

A nostro giudizio, più che di una Storia del Medio Oriente di potrebbe parlare di una Storia dell’Islam politico contemporaneo, peraltro molto buona poiché, oltre a descrivere gli eventi, ne offre dettagliate spiegazioni delle cause e degli effetti delle principali vicende storiche. Nel complesso, siamo di fronte a un testo di notevole qualità, capace di fornire un contributo rilevante per lo studio dei problemi del Medio Oriente contemporaneo. Un libro addirittura basilare per capire la reale natura dell’Islam, troppo spesso trattato in modo superficiale e pregiudizievole.

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