![]() |
| Anno 2006 | |
|
|
Nei giorni 22 e 23 novembre si è tenuta a Tripoli la prima Conferenza ministeriale sulla migrazione e lo sviluppo tra l'Unione Europea e Paesi africani. Tra le personalità che hanno preso parte al meeting: l’onorevole Frattini, commissario europeo alla giustizia, libertà e sicurezza, il commissario Louis Michel, responsabile della politica di sviluppo e degli aiuti umanitari. L’Italia era presente con il ministro degli Affari Esteri, Massimo D’Alema, e dell'Interno, Giulano Amato. Tema centrale della conferenza: le problematiche inerenti l’immigrazione e la necessità di individuare linee d’azione comunitarie per la gestione bipartisan, Europa e continente africano, dei flussi migratori in modo efficace.
Le politiche di sviluppo messe in atto nel continente africano non sono ancora riuscite ad assicurare condizioni di vita e di crescita economica capaci di ridurre il desiderio di milioni di persone di scappare da paesi martoriati da guerre e povertà cercando rifugio e lavoro in Europa. In tale contesto le iniziative nazionali dei Paesi europei che si affacciano sul mediterraneo, anche se apprezzabili, devono essere inquadrate in una strategia comune per arginare un problema serio. L’Unione Europea deve essere posta a monte di un piano di coordinamento di risorse finanziarie e di comuni sforzi politici: normative per il controllo delle coste; leggi d’integrazione; rafforzamento delle forze di polizia. Alla conferenza di Tripoli è emerso che l’Europa deve “adottare delle strategie per lavorare a stretto contatto con i Paesi africani in un clima di cooperazione reciproca con l’incentivo volto a potenziare azioni di partenariato con i Paesi terzi e con organizzazioni internazionali” a detta del Commissario Frattini. In sostanza, la responsabilità per il fenomeno migratorio deve essere condivisa da ambo le parti per ottenerne un vantaggio e non un disagio. La conferenza di Tripoli costituisce il primo passo diplomatico per tentare di conciliare gli interessi e le priorità dei Paesi di origine, di transito e di destinazione, con l’attenzione focalizzata a garantire il rispetto dei diritti umani agli immigrati. Il Mediterraneo vanta una storia di migrazioni come regione di destinazione per migranti di tutto il mondo. Con una popolazione molto vicina ai 250 milioni, la parte più occidentale del Mediterraneo è un’area esposta a complesse dinamiche di migrazione a causa di fattori demografici, economici e geografici. I litorali spagnoli, francesi, italiani e maltesi sono le opzioni preferite per approdare in Europa in modo irregolare e restano permeabili nonostante controlli più severi (previsti in Italia nella legge 30 luglio 2002, n. 189). L’Italia, specialmente la Sicilia e le isole di Lampedusa e Pantelleria hanno vissuto un incremento di sbarchi di migranti irregolari dalla Libia (circa ottomila a fronte dei 20mila immigrati stimati in arrivo annualmente) - a soli 275 km dall’Italia - e dalla Tunisia – a poco più di 100 km da Lampedusa . Lo Stretto di Gibilterra è la rotta più usata dai contrabbandieri che partono dal Marocco. A causa di una sorveglianza congiunta più serrata su questa rotta da parte della Spagna e del Marocco, le navi si dirigono verso la costa tra Malaga e l’Almeria, oppure tra Cadice e Huelva. Tali rotte sono seguite anche dalle ‘zattere’ che arrivano dalla zona sud-ovest del Marocco fino alle Isole Canarie. Al momento, le nazioni del Maghreb sono punti di emigrazione e di destinazione per i migranti che arrivano dall’Africa sub-sahariana e dall’Asia. Molti lasciano l’Africa occidentale con diversi mezzi tra cui barche, autobus, camion oppure a piedi e si avventurano in viaggi che possono durare anche diversi mesi. Questo flusso di migranti è costantemente minacciato dalla spietatezza di contrabbandieri senza scrupoli per la dignità e per il rispetto dei diritti umani fondamentali. Attenzione particolare all’azione della politica migratoria va data all'Africa settentrionale e subsahariana, crocevia privilegiato dei transiti verso l’Europa. Altre conferenze sul tema immigrazione erano state tenute in precedenza (ad esempio nel mese di luglio a Rabat), ma la conferenza di Tripoli ha avuto un impatto e dei risultati più ampi. Nei meeting precedenti alcuni Stati dell’Unione Europea e un certo numero di Paesi dell'Africa settentrionale, occidentale e centrale, si erano riuniti per individuare azioni congiunte in tema di migrazione lungo rotte specifiche. Nella conferenza di Tripoli si è ingrandito, invece, il campo d’azione delle politiche migratorie congiunte e inoltre si è stilata una dichiarazione congiunta Africa-UE che riguarda “l'intera gamma di questioni connesse alla migrazione, in particolare la migrazione legale, quella illegale, il rapporto tra migrazione e sviluppo, la protezione dei rifugiati, la pace, la sicurezza e i diritti umani” ha detto il Commissario Louis Michel. Nella dichiarazione si sottolinea come i Paesi devono interrogarsi non tanto se esiste il fenomeno della migrazione ma piuttosto sul come trattarlo per aumentarne l’impatto positivo e lenirne quello negativo. Sforzi di cooperazione per bloccare l’immigrazione irregolare devono essere implementati, come gli sforzi comuni atti a facilitare la migrazione utile all’economia (per l’impiego in lavori che gli europei non vogliono più ricoprire) e al benessere europeo con processi di integrazione. L’integrazione presenta almeno due direzioni: adattamento da parte dei migranti e ricezione da parte dei paesi ospiti con attività economiche, iniziative politiche e culturali. Il successo dell’integrazione, intesa quale passo successivo all’immigrazione, dipende dalla volontà e dall’impegno dei migranti nell’adattarsi al loro nuovo ambiente e dall’abilità delle comunità ospiti nell’accettare i nuovi arrivati (come le loro famiglie). Le soluzioni più efficaci per combattere la migrazione irregolare e le correlate emergenze umanitarie e favorire processi integrativi devono tenere in considerazione fattori come lo sviluppo socio-economico delle nazioni d’origine, il ruolo del crimine organizzato, la necessità di preparare vie per la migrazione legale e l’individuazione di politiche di accoglimento serie. E’ importante una comunicazione con i Paesi d'origine, in grado di fornire un primo filtro delle attese (spesso amplificate dalla televisione) e dei bisogni. Le “normative devono prevedere sanzioni severe per tutte le aziende che in Europa offrono lavoro nero ai clandestini” ha ribadito il ministro D’Alema parlando di lavoro, inoltre, la firma di accordi di rimpatrio (quello già concluso con l'Albania fa da esempio) per gli immigrati illegali. Accanto a questi provvedimenti sono necessarie campagne di comunicazione nei Paesi in via di sviluppo che sensibilizzino le persone ai rischi legati ai viaggi della speranza e sulle effettive possibilità di lavoro regolare nei diversi paesi dell'Unione. Importante è una parallela apertura del mercato del lavoro agli immigrati, secondo le esigenze specifiche dei mercati del lavoro nazionali. L'Europa si mostrerà matura quando sarà in grado di accogliere e offrire un lavoro a coloro che giungono attraverso i canali regolari, reprimendo con forza e determinazione il traffico di esseri umani.
|