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| Anno 2006 | |
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Il 22 aprile 2007 sono previste le prossime elezioni presidenziali francesi che decreteranno la fine del mandato di Jacques Chirac da presidente della Repubblica. Nel 2002 Chirac era stato eletto con una maggioranza molto ampia (più del 82% dei voti), dopo che nessun candidato della sinistra era riuscito a superare il primo turno e in seguito all'ampia mobilitazione popolare che gli aveva permesso di ottenere i voti di molti elettori di sinistra coalizzati per sconfiggere Jean-Marie Le Pen, esponente dell'estrema destra xenofoba francese.
Nell’aprile del 2007 l’establishment politico francese metterà in lotta nuove figure. Le elezioni avranno un sapore differente, almeno per la presenza di nuovi candidati. Gli uomini politici di spiccato corso politico e di maggiore notorietà segnano il passo. Nuove figure vengono alla ribalta. Due i nomi su tutti: Segolene Royal e Rachid Nekkaz. La prima è stata ufficialmente designata il 16 novembre quale candidato del Partito socialista alla presidenza della Repubblica a seguito dei risultati inaspettati alle primarie (60,62% dei voti degli iscritti) a scapito di Dominique Strauss-Kahn (20,83%) e di Laurent Fabius (18,54%). Il secondo, Rachid Nekkaz, cittadino francese di origine algerina di soli 34 anni, ha annunciato il 14 marzo di candidarsi per le elezioni presidenziali del 2007. Due nomi, due figure e due programmi distinti. In comune: il coraggio di candidarsi per la carica politica francese più ambita e prestigiosa. Compagna di vita di François Hollande, attuale primo segretario del Partito socialista, la Royal dalla fine degli anni 80 è deputata delle Deux-Sèvres e dall'aprile 2004, dopo la sconfitta del presidente in carica Elizabeth Morin, ha ottenuto la presidenza della regione di Poitou-Charentes. All’interno del Psf viene chiamata ‘la Zapatera’ (Zapatero diventò primo ministro quando la Royal venne eletta presidente della Regione). Determinata e fotogenica, la Royal ha provocato forti polemiche nel Psf. Ha affrontato temi tabù per la sinistra. E’ promotrice di un programma centrista e innovatore rispetto alla tradizione del partito. In seguito agli avvenimenti che hanno scosso la Francia lo scorso anno (la rivolta delle banlieues) è fautrice dell’approccio stile ‘mano di ferro’ e del concetto di ‘ordine giusto’ da utilizzare nelle turbolenti periferie francesi. Non ha esitato a indicare la ricetta dell’inquadramento militare per i giovani delinquenti al fine di "prosciugare la fonte della delinquenza". Ha sorpreso molti, anche nel suo partito, a causa di una sorprendente durezza, con la proposta di mettere "in un servizio, a inquadramento militare, a fini sociali o di apprendistato per un lavoro i minori con più di 16 anni fin dal primo atto di delinquenza". Da poco ha ribadito che tutte le alternative alla prigione devono essere favorite e che “strutture a fini umanitari ma inquadrate da militari potrebbero permettere ai giovani delinquenti di riconquistare la stima in loro stessi". Contraria alla legge sulle 35 ore, troppo lassista a suo modo di vedere, si è detta favorevole a un sindacalismo di massa per migliorare le condizioni di lavoro dei francesi. Ha dichiarato che la “Francia deve uscire dalla inadeguatezza delle sue relazioni sociali e puntare a un “sindacalismo di massa” stile svedese. Ha chiesto l’istituzione di ''giurie composte da cittadini'' per valutare il lavoro dei politici. Non ha risparmiato polemiche sugli insegnanti che a suo dire “dovrebbero lavorare di più a scuola”. Favorevole a un aumento dello Smic (il salario minimo), insiste sul fatto che nessuno dovrebbe essere pagato per non far nulla. La Royal è critica verso la politica estera francese, a suo dire isolazionista. La Francia, per la sua storia e quale membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, “necessita di un ruolo di spicco nello scenario internazionale”. La Royal ritiene, inoltre, che è importante “guardare a Paesi come l'Africa, l'Asia e il Medio Oriente quali fonti inesauribili di relazioni diplomatiche e di stretti rapporti economici, non solo come fattori di rischio per la sicurezza nazionale”. La Costituzione europea - secondo la Royal - necessita di essere rielaborata in un nuovo testo che cerchi di organizzare in senso democratico le istituzioni europee per evitare altre bocciature degli elettori francesi, come quella del referendum del 2005. Sulla guerra al terrorismo dichiara che “le guerre preventive aggravano i problemi che si propongono di risolvere”. Il conflitto scoppiato in Libano avrebbe - secondo lei - confermato l'impotenza della sola forza e l’inefficacia delle strategie preventive. Quanto all’ingresso della Turchia nella Unione Europea, Ségolène Royal ha dichiarato che seguirebbe i desiderata dei francesi comunque si esprimessero. L’altra figura politica - non meno interessante - è quella di Rachid Nekkaz. Dopo avere vissuto per circa 30 anni nelle banlieues, si è laureato alla Sorbona in Storia e Filosofia. Nekkaz ha fondato nel 1998 una società di consulenza specializzata nella realizzazione di siti Internet. In seguito al consenso elettorale ottenuto della destra estremista di Le Pen nel 2002, ha deciso di fondare il ‘Club des Elus Allez France’ con la finalità di promuovere il progetto di legge per la registrazione immediata dei cittadini francesi nelle liste elettorali. Molti francesi, stimati in circa cinque milioni, non risultano iscritti in queste liste. Il progetto di legge, atto a colmare “una mancanza di democrazia”, a detta di Nezzak, gode dell'appoggio del 72% dei deputati dell'Assemblea Nazionale francese ma viene ostacolato dal ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, potenziale candidato del centrodestra per l'Eliseo nel 2007. Sarkozy teme di essere svantaggiato dal voto di quanti ne sono esclusi. Nekkaz considera la sua candidatura "una sorpresa per la comunità arabo-islamica, i cui membri sono piu' abituati a lamentarsi di essere marginalizzati, al posto di prendere iniziative". Tra le motivazioni della sua candidatura è il dimostrare che anche cittadini di origine araba (la sua famiglia emigrò dall'Algeria negli anni Cinquanta, insediandosi nel quartiere popolare di Choisy Le Roi, nei pressi di Parigi) possono essere fautori di attività politiche valide e portavoce di valori comuni. Nekkaz ha promosso l'iniziativa 'Banlieues-Rispetto' in seguito alle violenze del 2005. Il primo ministro De Villepin gli si è messo contro. Il progetto mirava alla visibilità dei problemi delle banlieues parigine e suggeriva delle linee politiche di sviluppo in comune accordo con le autorità statali. Nel suo programma politico, considerato radicale ed eclettico (Nekkaz si candida a ricoprire una carica che lui stesso vuole sopprimere) ci sono progetti di politica interna e estera e idee di dettaglio particolari, come considerare la Repubblica senza riferimenti numerici: “Il n’y a la 5ème République, il y a la République tout simplement”. Il 34enne si impegna per la distruzione delle periferie emarginate e promuove l'integrazione per evitare la ghettizzazione. Per la religione islamica, Nekkaz propone di "permettere ai contribuenti francesi di disporre del 5% delle tasse versate, dando modo ai musulmani di destinare parte di queste alle istituzioni, ai luoghi di culto e alle scuole islamiche". Il giovane candidato mette però in evidenza "la necessità di mantenere una separazione tra religione e Stato attraverso l'applicazione della legge sulla laicità anche alla fede islamica". Gli ‘open issues’ di politica estera necessitano una soluzione. Nekkaz sostiene che il conflitto israelo-palestinese, da circa 60 anni senza vie d’uscita, necessita l’intervento degli Usa e della Ue in modo congiunto. Durante la seconda intifada aveva proposto a Bill Clinton di spostare da New York a Gerusalemme, città centro spirituale dell’umanità, la sede delle Nazioni Unite per farne un baluardo internazionale per la pace in Medio Oriente. L’Europa, nata da una visione economica e non politica (come avrebbe voluto Altiero Spinelli), deve essere riformulata in termini di struttura composta da cerchi concentrici con differenti velocità. Il “noyau dur” (nocciolo duro) deve realizzarsi in Francia, Spagna e Germania unite in un solo Stato. I legami e le responsabilità politiche europee che tali Paesi hanno sostenuto a partire dal 16° secolo (i richiami vanno a Carlo V, Luigi XIV e Napoleone) non lasciano immaginare altre vie. Gli attuali 25 Paesi europei devono essere rappresentati da un’unica ambasciata in ogni Paese a fronte delle 25 presenti in ogni nazione. Accentrare per rafforzare le capacità decisionali. Contrario a ogni forma di discriminazione legata al sesso, al colore della pelle e alla religione, propone di istituire delle giurisdizioni regionali contro la discriminazione, come pure assicurare ai meno abbienti l’alloggio gratuito per potere studiare. Il 60% di bacheliers non ottiene titolo di studio per impossibilità economica di sostenere l’affitto nelle città universitarie. Favorevole a un rapporto trasparente tra il cittadino e le amministrazioni statali, vuole incrementare in modo sensibile il budget riservato alla giustizia per aumentarne l’efficacia e la razionalità. E’ sostenitore della lotta per un rinnovato potere d’acquisto e per il lavoro, che non è una facciata per forme di sfruttamento. In Francia come in altri Paesi europei (vedasi la Germania di Angela Merkel e la Spagna di Zapatero, per fare qualche esempio) emergono dirigenti politici, magari non nuovi alle ‘res politicae’, ma considerati outsider e accomunati da idee politiche trasversali. Politici indifferenti alle classiche tendenze dei partiti di destra o di sinistra vengono premiati. Contribuisce il desiderio di novità da parte degli elettori e la capacità di interfacciarsi senza formalismi alle necessità pratiche di cittadini spesso disillusi dalla politica. La capacità di proporre soluzioni nuove a sfide politiche interne e internazionali di non facile soluzione e il confronto con strati sociali sempre più coscienti dei loro diritti costituisce il nuovo cocktail cui guardare per vincere. Proposte politiche, spesso bizzarre, volti nuovi e l’attenzione dimostrata a strati di società politicamente spesso dimenticati sono la chiave di lettura per vincere le sfide elettorali che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni.
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