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| Anno 2006 | |
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L’Esercito Italiano opera in Libano, a favore della pace e della sicurezza della regione, già dal 1979. Allora fu inviato nella regione mediorientale uno squadrone elicotteri dell'Aviazione dell’Esercito (Aves) nell'ambito di Unifil (United Nations Interim Forces in Lebanon). Nel 1982, seguì l’invio del primo contingente di truppe di terra.
La missione ebbe inizio il 23 agosto del 1982 su richiesta del vice primo ministro e ministro degli Affari Esteri del governo libanese. Fu disposto dal governo italiano l'invio di un battaglione con lo scopo di assicurare l'incolumità fisica del personale palestinese in partenza da Beirut e degli abitanti della regione di Beirut stessa e favorire il ristabilimento della sovranità e delle autorità del governo libanese. La prima missione, denominata “Libano 1”, comandata dall'allora tenente colonnello Bruno Tosetti, fu condotta nel periodo dal 23 agosto al 11 settembre 1982 e affidata al 2° battaglione bersaglieri Govèrnolo, composto da una compagnia comando, due compagnie meccanizzate e un plotone genio per un totale di 519 uomini (40 ufficiali, 81 sottufficiali e 389 militari di truppa) con al seguito circa 200 mezzi tra ruotati e cingolati. La missione terminò senza alcun incidente. A seguito dei tragici avvenimenti accaduti nei campi palestinesi di Sabra e Chatila, alla periferia ovest di Beirut e alle consultazioni tra il governo libanese e il segretario generale delle Nazioni Unite, in applicazione della Risoluzione 521 del Consiglio di Sicurezza, il governo libanese chiese ad alcuni Paesi, tra cui l'Italia, una Forza multinazionale da interporre in località concordate. Ciò al fine di assicurare il ristabilimento della sovranità e dell'autorità del governo libanese nell'area di Beirut e nel contempo garantire l'incolumità della popolazione. La missione italiana, detta ‘Libano 2’ comandata dall'allora generale di brigata Franco Angioni e denominata Italcon, si sviluppò nel periodo dal 24 settembre 1982 al 6 marzo 1984. La forza media del contingente fu di circa 2.300 uomini di cui 1.550 destinati alle attività operative e 750 a quelle logistiche. L'impegno complessivo fu di 8.345 persone, di cui 595 ufficiali, 1.150 sottufficiali, 6.470 militari di leva e 130 infermiere volontarie. Essi disponevano di 319 mezzi ruotati, 52 mezzi speciali, 20 cucine rotabili, 97 veicoli di trasporto cingolati e sei autoblindo. Durante la missione si ebbero 75 feriti e un caduto (gli Stati Uniti ebbero 275 caduti e i francesi 87). Una curiosità: dal 1982 al 1984 operò in Libano come paracadutista incursore anche Paolo Nespoli, oggi astronauta italiano e ufficiale della riserva selezionata dell’Esercito, che nei prossimi mesi verrà inviato in missione nello spazio. Oggi operano in Libano 53 uomini e quattro elicotteri AB-205 del 1° reggimento Aviazione dell’Esercito Antares. Il contingente, con sede a Naqoura, è comandato dal tenente colonnello Antonino Giunta. I compiti dell'unità sono quelli di ricognizione, ricerca e soccorso, trasporto sanitario e collegamento. L'attività viene svolta sia di giorno che di notte. La zona dove è dislocata la forza di interposizione Onu è delimitata a nord dal fiume Litani, a est dall'altopiano del Golan (congiungendosi con il contingente Undof che presidia il confine siro-israeliano), a sud dalla zona profonda 10 chilometri dal confine israeliano, a ovest dal Mar Mediterraneo. * Capitano dell'Esercito in servizio
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