Anno 2006

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L’accordo Eni-Gazprom per la fornitura di gas all’Italia fino al 2035

Giuseppe Croce, 5 dicembre 2006

L’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, e il presidente di Gazprom, Alexey Miller, hanno firmato a Mosca il 14 novembre scorso un “ampio accordo strategico”. Secondo tale accordo verrà creata una grande alleanza internazionale tra Russia e Italia al fine di “realizzare progetti comuni nel midstream e downstream del gas, nell’upstream e nella cooperazione tecnologica”. In pratica in tutte le fasi di ricerca, estrazione e trasporto al consumatore del gas naturale. Per quanto riguarda la fornitura vera e propria, Gazprom, a partire dal 2007, venderà direttamente sul mercato italiano quantitativi man mano crescenti di gas, fino a circa tre miliardi di metri cubi dal 2010 in poi.

Come è noto, Eni e Gazprom collaborano da decenni: i primi affari tra le due società risalgono addirittura al secondo dopoguerra, quando ancora l’Urss era in perfetta forma e Gazprom era (come è stata fino alla caduta dell’Urss) semplicemente il ministero dell’Energia sovietico. I contratti nel settore energetico hanno sempre scadenze assai lunghe (decenni), a causa degli ingenti investimenti necessari a metterli in pratica, investimenti che non vengono certo ripagati in pochi anni. I contratti in vigore tra i due colossi dell’energia, però, non erano in immediata scadenza: il contratto di fornitura più vecchio, infatti, sarebbe scaduto nel 2017, il più giovane nel 2022. A occhio, quindi, non si vede dove sia la notizia e non si vede il motivo per cui la stampa abbia definito l’accordo di metà novembre come un accordo storico.

Come è ormai automatico nelle questioni energetiche, però, spulciando tra le pieghe degli accordi salta fuori sempre qualcosa di interessante. In questo caso già i tempi abbondantemente in anticipo del rinnovo dei contratti inducono a pensare che non si tratti di un semplice accordo di fornitura di gas. Seconda cosa da notare: Gazprom, dal 2007, venderà direttamente gas sul mercato italiano. In pratica parte della quota del gas russo che prima era venduta da Eni adesso verrà venduta direttamente dal ‘produttore’. Questo particolare, a prima vista, potrebbe sembrare una sconfitta per l’Eni e una vittoria per il mercato italiano del gas, che ora si trova con due giganti al posto di uno. Manco a dirlo, non c’è proprio nulla da gioire: se l’Eni ha ceduto parte della sua quota di mercato a Gazprom è solo per interesse e prevedere una concorrenza sui prezzi tra le due aziende energetiche è assolutamente sbagliato.

L’interesse derivante dall’accordo è reciproco: da una parte Gazprom (che in ogni caso continua a vendere gas all’Eni, che a sua volta poi lo rivende sul mercato italiano) si trova con una fetta di mercato tutta sua e senza intermediari, cosa che permette di aumentare i ricavi; dall’altra c’è la parte dell’accordo che riguarda la collaborazione tra Eni e Gazprom nei settori ricerca, estrazione e distribuzione. Per comprendere bene questa piega dell’accordo è necessario analizzare almeno superficialmente la composizione societaria di Eni e, in particolare, il ruolo delle sue controllate Saipem e Snam Rete Gas.

Saipem è l’azienda del gruppo Eni che si occupa di costruzioni e perforazioni (off-shore e on-shore), ma anche della distribuzione degli idrocarburi su grandi distanze tramite pipeline, stazioni di ricompressione e quant’altro necessario per trasportare gas e petrolio da uno Stato all’altro. È una società solidissima e apprezzata all’estero (basti ricordare il ruolo di leader di Saipem nella costruzione del gasdotto Blue Stream inaugurato poco più di un anno fa), che nel solo ultimo anno finanziario ha visto crescere il valore delle proprie azioni da 14 a 19 euro. Decisamente una bella performance.

Se andiamo a vedere dove Saipem fa i migliori affari scopriamo che il 26% del fatturato lo ottiene in Africa, il 18% nel Mare del Nord, il 16% nel Far East, il 15% in Medio oriente, il 12% in America, il 10% in Italia ed il 2% nel resto del mondo. Da questi ultimi dati balza subito all’occhio come Saipem ottenga relativamente pochi contratti nell’ex Unione Sovietica, proprio dove Gazprom è il fornitore incontrastato di gas, con una presenza spesso monopolistica nel mercato della produzione e della distribuzione. Dall’accordo del 14 novembre, quindi, ciò che Eni perde nel mercato italiano del gas, in prospettiva lo guadagna con gli interessi all’estero.

Snam Rete Gas è la società incaricata di gestire la rete di distribuzione italiana del gas (rete di cui è proprietaria). Ha anch’essa notevoli performance finanziarie ma ha qualche problema con l’antitrust. In particolare le regole dell’antitrust e dell’Autorità italiana per l’energia dettano un tetto massimo del 20% nelle azioni che ogni soggetto societario può detenere in Snam, per evitare abusi di posizione dominante a scapito degli utenti. Attualmente Eni ha ben più del 20% di Snam ma, guarda caso, in questi giorni girano alcune indiscrezioni che descrivono Gazprom molto interessata a acquistare una quota di Snam. Indiscrezioni smentite dal direttore generale della Divisione Gas&Power di Eni, Domenico Dispenza, il quale conferma invece un forte interesse di Gazprom nei confronti di Enipower e Italgas. Indiscrezioni, quindi, ma è giusto ricordare che tra i tanti indiscreti c’è anche Il Sole 24 Ore.

In ogni caso, le voci parlano di un interessamento pari al 30% di Snam, il che è vietato dalle già citate disposizioni dell’antitrust. L’affare, quindi, va ben discusso e ci vorrà ancora un po’ di tempo. Nel frattempo, giusto per evitare che Eni si trovi qualche guasta feste nel consiglio d’amministrazione di Snam Rete Gas nel prossimo futuro, è in corso un’operazione di buy back: in pratica Snam sta ricomprando parte delle proprie azioni cedute precedentemente al mercato (circa il 10%). Tali azioni, precisa l’Eni, non contano in consiglio di amministrazione. Ma è pur vero che con tale operazione finanziaria i prossimi cda di Snam saranno un po’ più stretti.

Questi i fatti, reali e presunti, che stanno interessando nelle ultime settimane il colosso energetico italiano. Fatti che, ovviamente, lasciano pensare a una possibile futura strategia dell’Eni. Da una parte abbiamo l’antitrust che preme affinché l’Eni distribuisca più gas in Italia per calmierare i prezzi; dall’altra la stessa autorità chiede all’Eni di cedere parte della propria quota di Snam, la società tramite cui tale gas in più dovrebbe essere distribuito. Tutto questo in Italia, perché all’estero Eni non ha molti problemi, specialmente la sua controllata Saipem. Logico, quindi, che non potendo crescere nella distribuzione italiana di gas via gasdotto, l’Eni cerchi soluzioni alternative. Di due tipi, una per il Belpaese, una per il resto del mondo.

Per l’estero, all’Eni basta che Saipem continui a stipulare contratti milionari: da luglio 2006 ne ha sottoscritti 24 (in mezzo mondo), per un valore complessivo di 4.310 milioni di dollari, il che dovrebbe confermare per il secondo semestre di quest’anno l’ottimo risultato finanziario del primo (162 milioni di euro di utili, con una crescita rispetto al 2005 del 50%). La soluzione per aumentare i propri profitti in Italia, senza farsi spennare da una futura Snam non più controllata direttamente, è portare gas ma non distribuirlo via rete. La parola magica, ancora una volta, è rigassificatori. Se il gas destinato agli utenti domestici non può non passare attraverso una qualunque pipeline, quello destinato a produrre energia può benissimo sbarcare in porto sotto forma di Lng (Liquified natural gas), dove verrà poi riportato allo stato gassoso e trasportato tramite brevi tratti di tubo (non per forza di proprietà Snam) alla centrale più vicina.

Stranamente Eni non ha ancora proposto alle autorità competenti nessun progetto di rigassificatore. Il solo rigassificatore presente sul suolo italiano, quello di Porto Venere in Liguria, è di proprietà di Gnl Italia (altra controllata Eni) solo dal 2001 e i progetti effettivamente sul tavolo sono attualmente due: uno in provincia di Rovigo e uno a Porto Empedocle (Ag). Il primo sarà realizzato e gestito dalla società Terminale Gnl Adriatico Srl, i cui azionisti sono Qatar Petroleum (45%), Exxon Mobil (45%) ed Edison (10%); il secondo sarà gestito dalla Ionio Gas, joint venture paritaria tra Shell e Erg. Ma Scaroni ha promesso (28 novembre): tra due mesi al massimo Eni presenterà i suoi progetti, saranno piani da circa cinque miliardi di euro.

Nel frattempo i concorrenti non stanno ad aspettare: durante la sua recente visita ad Algeri, Romano Prodi ha firmato gli accordi per la fornitura da parte di Sonatrach del gas necessario all’approvvigionamento del gasdotto di Galsi (infrastruttura che sarà completata tra cinque anni e collegherà la Sardegna, che riceverà il gas algerino, e la Toscana, da cui poi il gas andrà nel resto d’Italia). Inizialmente la fornitura sarà di 8 miliardi di mc annui, di cui due verranno smistati dall’Enel, due da Edison, due li gestirà direttamente Sonatrach (e sarà il secondo operatore estero in Italia dopo Gazprom) e i restanti due andranno a società minori. A differenza di Eni, però, nessuna di queste società ha problemi con l’antitrust. Infine una buona notizia, si fa per dire: è arrivato l’inverno. Il 3 novembre Snam Rete Gas è andata in deficit di rifornimenti, dovendo attingere alle scorte strategiche.

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