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| Anno 2006 | |
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Signor Generale, era un bel pò di tempo che non visitavo il sito, ma tra il lavoro e la famiglia... In questi giorni sento tutte le polemiche scatenate prima dalla mancata celebrazione dei martiri di Nassiriya e poi dalle gesta di un fracco di imbecilli che, a dirla con Guareschi, hanno buttato il cervello all'ammasso dei movimenti sociali. 10,100, 1000 Nassiriya: togliamogliela questa arma dalle mani, facciamo diventare una bandiera quello che oggi è un oltraggio, un vilipendio. 10, 100, 1000 Nassiriya, questo lo slogan urlato - l'altro ieri come tre anni fa - da alcuni cretini durante una manifestazione a Roma, pensando di urlare chissà che cosa di originale. Ma quello che loro non sanno è che ce ne sono a migliaia che, come me, partirebbero per Nassiriya. E se ce ne sarà veramente bisogno, non avremo paura di avere altre 10, 100, 1000 Nassiriya. Ho anch’io qualche esperienza di missioni di pace all’estero (due volte in Centro America, due volte in Bosnia Erzegovina, una volta presso il Comando Centrale degli Usa per le operazioni in Afghanistan), ma non ci sono mai andato né come invasore né come conquistatore. Non mi sono mai sentito un conquistatore. La nostra Patria è una nazione che è sempre stata terra di conquista, di invasioni, e i segni di quei dolori ce li portiamo sulla pelle, nella nostra cultura, nell’arte, nella lingua, anche nel nostro modo di mangiare. Ogni volta che sono partito per una missione di pace sono partito per fare la pace, non la guerra. L’Arma dei Carabinieri non ha le capacità tattiche, logistiche e operative per fare una guerra: siamo soprattutto forza di Polizia. Quando sono partito per missioni di pace in terre straniere volevo soltanto dare a quelle popolazioni la stesa possibilità che è stata data 60 anni fa agli italiani: scegliersi – in pace e in libertà – il loro futuro. E’ uno dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite: il diritto alla autodeterminazione dei popoli. E con lo stesso spirito hanno partecipato a quelle missioni tutti i Carabinieri che erano con me. E le posso garantire, signor generale, che come in Italia siamo disposti a rischiare la vita per salvare un nostro concittadino, così nel mondo per garantire a ogni popolo il suo diritto alla autodeterminazione siamo disposti a pagare, se necessario, altre 10, 100, 1000 Nassiriya. Ecco allora che "10, 100, 1000 Nassiriya" non è un oltraggio, non è un vilipendio alla bandiera ma diventa la bandiera dei miei ideali, della mia scelta di vita. Una bandiera che allora si ha il diritto, il dovere di difendere, come lo abbiamo fatto sul Podgora, all'Ogaden, a Culquaber, sui monti come partigiani, come lo abbiamo fatto a Nassiriya, come facciamo a Kabul e in Libano. Come facciamo ogni giorno per le strade d'Italia.
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